A Casalnoceto una piazza dedicata ad Ambrogio Spinola

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Casalnoceto ha voluto dedicare ad Ambrogio Spinola la piazzetta che si trova nei pressi della Parrocchia.

Il governatore Ambrogio Spinola, è stato un Generale genovese al servizio della Spagna, fra i più celebri del suo tempo e amico di tutti i regnanti del tempo di Europa.

Ambrogio Spinola, descritto anche da Manzoni nei Promessi Sposi (capitoli XXVII, XXXI e XXXII),  nel 1629 sostituisce don Gonzalo Fernandez de Cordoba nella carica di governatore di Milano. Personaggio storico, insignito delle massime onorificenze, lo Spinola (1569-1630) fu condottiero al servizio dell’arciduca Alberto, governatore dei Paesi Bassi dominati dalla Spagna, e prese parte alla guerra di Fiandra ottenendo la resa di Ostende (1604), al comando di trentamila soldati da lui pagati. Divenuto governatore di Milano, gli fu ordinato di prendere Casale ai Francesi ma fallì nell’impresa.

Non arrivò a Casale e neppure al suo feudo di Casalnoceto, ereditato dal padre Federico,  perché giunse la morte per malattia e Ambrogio Spinola morì a Castelnuovo presso la casa dei Marchesi Marini. I funerali di Ambrogio Spinola si svolsero nel duomo di Bruxelles con ben cinque orazioni funebri. Ambrogio Spinola è sepolto a Rosano.

 

La descrizione completa del cartello informativo:

 

“Di nobile e ricca famiglia genovese, figlio di Filippo, Feudatario di Casalnoceto, eredita dal padre il titolo di Duca di Sesto e Venafro. Dopo una deludente esperienza politica, decide  di  arruolarsi nell’esercito spagnolo seguendo il fratello Federico.

Ingaggiato, a proprie spese, nel 1602, un contingente di 9.000 fanti, raggiunge a piedi, a Gand nei Paesi Bassi, l’Arciduca Alberto impegnato nella lotta delle forze spagnole contro le province olandesi ribelli capitanate da Maurizio di Nassau.  

Distintosi in diverse imprese, ottiene il comando dell’esercito ed espugna Ostenda (1604). Insignito del Toson d’oro e divenuto Comandante Generale dell’Esercito Spagnolo nelle Fiandre, riconquista diverse postazioni  in condizioni di gravi difficoltà dovute anche ad un ambiente devastato da cinquat’anni di guerra. Riesce  a concordare  una tregua di dodici anni (1609) e intraprende una brillante carriera diplomatica presso le principali corti d’Europa.

Allo scoppio della Guerra dei Trent’Anni (1618—1648), di fatto riprendono le ostilità contro gli Olandesi. Dopo la morte nel 1621 dell’Arciduca Alberto e del re Filippo II, scaduta la tregua, si torna al  confronto armato  tra Ambrogio e Maurizio. Il nuovo Re di Spagna, Filippo IV, lascia lo Spinola a reggere le sorti dei Paesi Bassi con l’Infanta Isabella  e gli conferisce  il titolo di Marchese di Los Balbases, Grande di Spagna. Come tale, Ambrogio ha il privilegio di poter parlare direttamente al Re, sedere a suo fianco e a capo coperto.

In una nuova memorabile impresa affrontata con  innovative tecniche militari  capitola anche  la città di Breda da oltre vent’anni in mano ai nemici (1625). L’impresa suscita entusiasmo a Madrid e Ambrogio  riceve anche il grado di  Grande Ammiraglio del Mare in quanto la Corte spagnola si illude di poter poi sconfiggere le flotte inglese ed olandese che dominano i commerci sul mare.  Ma il progetto ristagna per le condizioni economiche e le perplessità sia di Ambrogio che di Isabella. Chiamato a Madrid  (1628) per un consulto in quanto Consigliere di Stato,  in un drammatico scontro con il potente conte-duca Olivares, Ambrogio motiva la sua contrarietà. Rifiuta poi di ripartire per il Belgio.

Dopo un anno di imbarazzante permanenza a corte, poiché  Ambrogio, già malfermo di salute, non recede, si sblocca la situazione nominandolo  Governatore di Milano e Capitano Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia (1629). Qui  già si stanno confrontando Francia e Spagna impegnate nella guerra di successione al Ducato di Mantova. Giunto a Milano, Ambrogio trova la città affamata da una drammatica carestia mentre sta scoppiando la peste. Più che dei problemi amministrativi, decide però di dedicarsi all’assedio di Casale. A Milano succede una grande catastrofe che in parte si sarebbe potuta evitare se il Governatore “avesse pensato ad altro che a prendere Casale che non prese” (Manzoni, Promessi Sposi). Infatti, quando sembra che la città stia per capitolare, la diplomazia europea impone una tregua, esautorando di fatto il Governatore già molto malato e quasi non più in grado di tenere il comando. 

Preso da grande sconforto, nonostante l’amorevole assistenza del Mazzarino, presente a Casale, Ambrogio decide di ritirarsi nella sua Casalnoceto. Non riesce perché, a Castelnuovo Scrivia, in casa del Marchese Marini, lo coglie la morte  (1630).  Viene  sepolto nella chiesa di Santa Maria a Rosano. L’Infanta Isabella, informata, fa celebrare per lui un solenne funerale nella cattedrale di Bruxelles”.

 da Guido Guagnini