Chissà cosa penseranno l’ex sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta, e l’ex parlamentare del Pd Mario Lovelli leggendo quanto riporta il sito dell’Osservatorio ambientale del Terzo valico a proposito della presenza di amianto nell’aria nell’area della cava Clara e Buona, ad Alessandria, dove viene ammassato lo smarino scavato nei cantieri della Grande opera. Come reso noto dal sito notavterzovalico.it, le centraline di controllo dell’aria situate a una certa distanza dal sito alessandrino (“prima cintura esterna al deposito”) hanno rilevato un superamento della soglia di una fibra per litro, oltre la quale, come viene evidenziato dall’Osservatorio ambientale, scatta la fase di “allerta”, anche se non viene specificato, in concreto, a cosa corrisponda.

“Ad Alessandria – scrivono sul sito notavterzovalico – si è sforata la soglia di riferimento indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ripresa dal Protocollo di Gestione Amianto”. Grazie al Terzo valico, sostengono i comitati no Tav, si stanno spargendo fibre in aria con concentrazione superiore al livello di pericolosità universalmente riconosciuto, facendolo respirare a tutti. Rivolgendosi al vicepresidente della Provincia, Rocchino Muliere, i no Terzo valico scrivono: “Faccia lo sforzo di un piccolo ragionamento per capire che se nel deposito di Alessandria lo smarino libera in aria fibre oltre il limite di soglia è perché, come abbiamo sempre detto, lo smarino che esce dal Terzo Valico è pericoloso e a nulla servono le centraline nei cantieri, perché non impediscono la diffusione di amianto sul territorio. Lo vogliamo capire che se quel materiale depositato ad Alessandria libera fibre in aria, le può liberare anche durante il tragitto dei camion, ovvero per le strade della Provincia che al momento presiede?”.

Quantità di amianto già nei mesi scorsi sono state rilevate in numerosi siti di deposito, seppure nei limiti di legge. Numerosi medici, dal 2012, a oggi, hanno lanciato l’allarme sul quanto sta avvenendo a Clara e Buona: i lavori del Terzo valico, al di là dell’utilità o meno dell’opera,rischiano di provocare un ulteriore inquinamento in una provincia dove c’è già troppo amianto in giro. Eppure, cinque anni fa, Lovelli, nelle vesti di parlamentare del centrosinistra rassicurò tutti, riportando la risposta di Improta a sua interrogazione: “Dai sondaggi geognostici effettuati la quantità di amianto è risultata modesta”. Peccato che erano i sondaggi effettuati dal Cociv tra il 1992 e il 2005, considerati da Regione e Provincia insufficienti a stabilire la presenza di amianto, ora più che mai confermata.

CONDIVIDI
Articolo precedenteArquata recupera l’antica fiera di San Bartolomeo
Articolo successivoTre inglesi dispersi nei boschi tra Capanne e la Cirimilla