Arcelor Mittal: proclamato per domani lo sciopero dei lavoratori

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Lo stabilimento di Novi Ligure

E’ stato indetto per domani, 12 Novembre, lo sciopero dei lavoratori Arcelor Mittal di Novi Ligure. La decisione è stata presa nel corso delle assemblee che si sono tenute oggi, in merito alla situazione generale del gruppo che per il sito di Novi Ligure riguarda 700 dipendenti diretti più l’indotto.

Lo sciopero proclamato da Fiom, Cgil, Cisl e Uil con le RSU di fabbrica deciso con i lavoratori sarà di 24 ore (8 ore per turno) con presidio davanti alla fabbrica e davanti alla Prefettura di Alessandria, per sottolineare l’allarme sociale ed il fatto che qualunque tipo di confronto con l’azienda deve avvenire con il coinvolgimento del sindacato e dei lavoratori.

L’accordo sottoscritto l’anno scorso presso il Mise è stato frutto di una lunga trattativa e aveva già lasciato migliaia di lavoratori fuori, in Cigs. “Pensare di rimettere in discussione quell’equilibrio basato su un piano industriale ed ambientale  – spiegano i sindacati in un comunicato – in cui Arcelor Mittal si era impegnato a mantenere l’occupazione e la produzione dell’acciaio da Taranto a Genova, Novi , Racconigi, Marghera, non è accettabile e soprattutto non può avvenire senza che i lavoratori siano informati di ciò che si sta discutendo.

Per questo le Segreterie Fiom Fim e Uilm , le Rsu con i lavoratori chiederanno di essere ricevuti dal Prefetto e manifesteranno la propria preoccupazione, ma anche la rabbia di chi da anni non vede un futuro per il proprio posto di lavoro in un settore ed un territorio già pesantemente colpiti dalla crisi industriale. Chiediamo alla cittadinanza, alle istituzioni e tutte le forze politiche e sociali di scendere in campo a fianco dei lavoratori”.

Il trasporto sarà organizzato coi pullman in partenza alle 8 davanti ai cancelli ex Ilva e il ritorno.

E il capogruppo di Leu a Montecitorio Federico Fornaro afferma:

“Arcelor Mittal sfugge alle proprie responsabilita’ e agli obblighi assunti. Deve decidere cosa
intende fare: se rispettare gli accordi o andarsene. L’interesse dell’Italia e’ continuare a produrre acciaio a Taranto, e negli altri stabilimenti, anche per garantire l’autonomia e
l’approvvigionamento del nostro sistema industriale. La crisi dell’acciaio e’ una crisi europea e non solo italiana. Se Mittal decidesse di lasciare e non rispettare gli accordi presi e’ necessario tenere comunque aperta l’Ilva per salvaguardare l’occupazione e continuare con
l’ambientalizzazione del sito produttivo tarantino. L’acciaio e’ un asset strategico, il governo ha l’obbligo di esplorare la possibilita’ di una nuova e rinnovata presenza
pubblica nell’azienda”.