L’espressione “fare un colpaccio” esprime solitamente il conseguimento di un risultato inaspettato, al di sopra delle proprie e delle altrui aspettative. Questo è quanto accade ad Arquata, dove l’Usam Karate, storica società e scuola di arti marziali arquatese, attiva dal 1991, che ha iniziato da poco più di un anno una collaborazione proficua con Fulvio Sole. Ai più questo nome non dirà granché, in realtà siamo di fronte ad una sorta di Valentino Rossi del karate italiano. Anzi, con tutto il rispetto per il “Dottore”, Sole è anche qualcosa in più.

Infatti anche per chi non mastica di arti marziali, come chi scrive, una volta aperto il curriculum di Fulvio Sole si rimane letteralmente a bocca aperta: un oro mondiale, un argento e un bronzo europei, 25 titoli italiani. Tesserato per le Fiamme Gialle, Sole ha rappresentato l’Italia per tutto il primo decennio degli anni Duemila (e anche qualcosa in più) facendo, però qualcosa di unico, ossia vincendo sia nel kata, le forme, che nel kumite, il combattimento.  Dall’aprile del 2016 Sole si reca regolarmente nella palestra dove si tengono le attività dell’Usam per offrire le sue conoscenze e capacità in stage specifici.

“Questi stage – dice il pluricampione – sono divisi sostanzialmente in due parti. Nella prima sono insieme agli agonisti con i quali effettuo un lavoro più specifico legato alle tecniche fisiche e di approccio mentale agli impegni che avranno; nella seconda, aperta a tutti si svolgono esercizi più legati al lato di preparazione atletica e posturale”.

Molto soddisfatto Giacomo Ponzano, membro storico ed animatore di molte iniziative della società arquatese: “Per noi è importante tenere le porte aperte, cercare di imparare dai migliori per crescere sia individualmente che come società. Abbiamo un piccolo gruppo di agonisti che partecipa a gare di diversa rilevanza, ma i consigli del Maestro Sole hanno già dato risultati tangibili, soprattutto dal punto di vista della mentalità dei giovani che si dedicano al karate”

Ora, il karate non è un semplice sport, nasce come una vera e propria disciplina che regola le attività di chi lo pratica sia sul tatami che nella vita di tutti i giorni. Lo stesso Sole lo dice: “Il karate ti consente di affrontare le difficoltà di tutti i giorni, perché non è solo gestualità, movimento, ma anche introspezione. Prima di tutto dobbiamo imparare a conoscere noi stessi, il nostro corpo e prendere letteralmente coscienza di esso”.

Un messaggio che in Italia non è ancora passato in modo chiaro ed univoco, e in cui i troppi film d’azione ancora confondono le idee ai più.  Invece entrando nel mondo di questa arte marziale, si comprende come si tratti di un movimento in espansione, che ha nell’Italia un folto gruppo di estimatori: “A mio parere – prosegue Sole – il karate sarebbe da insegnare sin da piccoli ai bambini perché consente di conoscere sé stessi, della spazialità e del proprio corpo, per me è lo sport davvero completo, anche più del nuoto. Non è un caso che chiunque abbia fatto karate da ragazzo, riesca poi ad approcciarsi meglio ad altri sport”.

Come suddetto, Sole ha vinto sia nel “kata” che nel “kumite”, ma cosa sono? Lo spiegano gli stessi Ponzano e Sole: “Il kumite è il combattimento, che si effettua naturalmente con un avversario, mentre il kata sono le cosiddette “forme”. In parole semplici il karateka (ovvero l’atleta) deve seguire una serie di movimenti predefiniti, in modo simile a un ginnasta al corpo libero”. La peculiarità sta proprio qui, perché molto di rado gli atleti si esibiscono in entrambe le specialità: “Il kumite è più veloce – spiega Sole – è fatto di attimi anche, devi saperti adattare all’avversario e ‘piegare il tuo corpo’ a seconda delle esigenze. Nel kata invece avviene l’esatto opposto, perché devi eseguire movimenti fissi secondo il tuo corpo”

Infine il campione fa il punto sulla situazione di questa disciplina nel nostro Paese: “Tra poco più di due anni, in Giappone dovrebbe debuttare anche il karate come sport olimpico. Questa sarà sicuramente una vetrina importante. Certo è che non basta l’attività di società piccole come l’Usam di Arquata, ma serve qualcosa che attiri i media e di conseguenza l’attenzione delle persone. Prendete il rugby ad esempio, l’Italia difficilmente ottiene delle vittorie, ma il lavoro di marketing alle spalle è davvero da elogiare” Lo stesso servirebbe nel karate quindi, dove, per di più qualche medaglia l’abbiamo già vinta.