La Regione Liguria è ancora particolarmente ben disposta verso la Energa e il suo progetto di biodigestore previsto a Isola del Cantone (Genova), in località Camposaragna, al confine con il Piemonte. Dopo l’ok dal punto di vista ambientale rilasciato alla fine del 2016, nonostante gli annunciati no dei leghisti e tante lacune nell’iter, l’amministrazione regionale di centrodestra si caratterizza per un altro sì all’impianto, piuttosto preoccupante per i Comuni piemontesi che alimentano i loro acquedotti dallo Scrivia, come segnala l’Associazione isolese ambientalista (Aia): l’eliminazione della barriera fisica verso il torrente imposta a suo tempo dalla giunta Toti. Energa ha chiesto che venga cancellata e il dirigente regionale ha subito dato l’ok, in cambio di indefinito “un maggior sistema di monitoraggio”. “Quindi – commentano dall’Aia – l’unica seria e costosa prescrizione che il comitato tecnico di Valutazione di impatto ambientale aveva imposto a Energa come condizione per ottenere una valutazione positiva, la costruzione di una barriera fisica verso il fiume, viene cancellata da una semplice lettera di un dirigente che si permette di annullare un pronunciamento di una commissione. Questo in barba a 140 mila piemontesi che bevono l’acqua dello Scrivia”.

Un momento della manifestazione del 2017 contro il biodigestore

Non solo: la Città metropolitana di Genova, cioè l’ex Provincia, ente a cui spetta l’autorizzazione finale al progetto che prevede il trattamento di 33 mila tonnellate annue di rifiuti, ha convocato la conferenza dei servizi per il 20 marzo. “Le tempistiche – dicono ancora dall’Aia – sono alquanto singolari: convocazione datata 28 febbraio e fatta pervenire in comune a Isola il 3 marzo, sabato, vigilia elettorale, con preavviso di soli 17 giorni. Questo nonostante gli ufficiali pronunciamenti di contrarietà all’impianto di tutte le forze politiche e delle amministrazioni locali e del consiglio Regionale Ligure e la forte opposizione dei comuni piemontesi regione Piemonte e provincia di Alessandria e l’evidente e più volte palesata non necessità dell’impianto come impianto di trattamento di rifiuti”. Proseguono dall’associazione: “Ricordiamo che Energa può vantare quale titolo di proprietà un compromesso che riguarda solo il 4% dei terreni e c’è un’altra iniziativa imprenditoriale in corso di autorizzazione sul restante 96% dell’area”. La delibera regionale del dicembre 2016 e l’autorizzazione paesaggistica sono state impugnate al Tar dai Comuni di Isola e Arquata Scrivia e l’udienza di terrà l’11 aprile e sull’assenza della titolarità del terreni da parte di Energa c’è un esposto alla Procura della Repubblica firmato dai due sindaci. Secondo la Città metropolitana, anch’essa guidata dal centrodestra nella figura del sindaco di Genova Marco Bucci, Energa può però espropriare i terreni che non ha acquistato poiché il suo sarebbe un impianto per la produzione di energia rinnovabile tramite l’utilizzo dei rifiuti. L’Aia, con le due amministrazioni comunali, sta organizzano un presidio per il 20 marzo davanti ala sede della ex Provincia di Genova. Prima, il 16 marzo, in programma un’assemblea pubblica a Isola.

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