Gli appelli rivolti dalla Regione, dai parlamentari e dalle istituzioni in generale sono serviti a far accettare alla proprietà della Bundy di Borghetto Borbera il dialogo e di valutare positivamente, seppure con diversi dubbi, la proposta lanciata la scorsa settimana, a Torino, in Regione, cioè il riutilizzo della parte inutilizzata dello stabilimento da parte di nuove aziende in grado di assorbire il personale in esubero. Alla Bundy, dal 31 luglio, sarebbero scattate le procedure per la mobilità di 60-70 operai su 170, a causa della crisi della fabbrica e della fine degli ammortizzatori sociali a partire dal 15 ottobre prossimo. L’azienda nei giorni scorsi, dopo un nuovo incontro con la Regione, ha diffuso un comunicato con il quale fa sapere che non procederà con l’avvio della procedura di riduzione degli organici essendo in corso una valutazione della proposta di riutilizzo dei capannoni inutilizzati. La presentazione di un piano industriale permetterà inoltre di prolungare ancora gli ammortizzatori sociali. “L’approfondimento di tali opzioni – ha scritto la Bundy – dovrà essere completato entro breve tempo, due al massimo tre settimane, pur nella consapevolezza che, sebbene ci siano state recenti aperture da parte dei ministeri competenti, risultano comunque complesse da realizzare a causa della limitata disponibilità di fondi statali e dei severi requisiti richiesti”.

Borghetto, il recente incontro sulla Bundy in municipio

L’azienda ha ottenuto dai sindacati, in cambio di questa sua apertura, lo stop a qualsiasi forma di sciopero, annunciata nei giorni scorsi nel caso in cui la proprietà, il fondo di investimento americano Sun capital Partner, non avesse risposto all’appello delle istituzioni. Intanto, la giunta comunale di Arquata Scrivia ha approvato un ordine del giorno contro gli esuberi nelle industrie della zona, dalla Italcementi (ex Cementir), alla Kme fino alla Bundy e all’Ilva. Nel documento, che sarà portato in Consiglio comunale, si chiede “alla Provincia, alla Regione, al Governo e al Parlamento di attivarsi per individuare soluzioni immediate in grado di garantire i livelli occupazionali, reddituali e produttivi, al Governo di portare avanti politiche europee che garantiscano pari opportunità fra gli stati membri e non la concorrenza fra di loro o benefici di alcuni a scapito di altri, nonché di impegnarsi a monitorare la situazione occupazione sollecitando un tavolo di controllo esteso a tutte le problematiche presenti in Provincia”.

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