Caso Farmacia, l’Anpi: “Giornale7 calunnia un partigiano”.

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In data 15 luglio la rivista online Giornale7 ha pubblicato un articolo a firma di Gino Fortunato, relativo alla inchiesta sulla farmacia novese detta dell’Ospedale, che ha coinvolto vari medici operanti nella zona del novese. Il caso della farmacia fu oggetto di un servizio televisivo delle ‘Iene’ e suscitò una vasto clamore qualche tempo fa; oggi è giustificata l’attenzione sul caso da parte della stampa locale visto la recente sentenza giudiziaria. Ciò che però stupisce nello scritto del Gino Fortunato è il livore che esso esprime nei confronti di un testimone della vicenda, mai nominato nell’articolo e nascosto dietro la dicitura ‘omissis’, che è stato anche partigiano nella sua gioventù ed è recentemente scomparso. L’ANPI di Novi Ligure non vuole entrare nel merito della inchiesta e del resto non ha i titoli per farlo, ma ritiene indispensabile stigmatizzare l’inaccettabile attacco, pretestuoso e privo di riscontri oggettivi, rivolto non solo alla memoria di un partigiano scomparso, identificabile dai molti riferimenti rilevati nella pubblicazione del Fortunato e che, essendo deceduto, peraltro non può difendersi, ma alla intera esperienza partigiana.

Nell’articolo si può infatti leggere, “La storia del signor ‘Omissis’ inizia e si fa notare in uno dei momenti storici dell’Italia che ci hanno più coinvolti, quello della guerra civile italiana e della Resistenza; la sua storia tuttavia, a dire di molti che lo conoscevano bene, potrebbe ben rientrare in quel revisionismo storico descritto da Giampaolo Pansa nel romanzo – saggio “Il sangue dei vinti”,.. e più avanti si può leggere ancora, “l’immagine di partigiano del nostro uomo, raccolta con la testimonianza degli ultimi sopravvissuti e dei loro parenti, sembrerebbe piena di ombre e dubbi,… “perché avrebbero anche esercitato azioni di ‘fuoco amico’ e non per sbaglio”… E’ chiara l’intenzione calunniosa e priva di riscontri necessari, rivolta al partigiano scomparso che ha militato nelle fila della Resistenza con sacrificio e rischio della propria vita e che poi ha militato con inesauribile generosità nelle fila della organizzazione ANPI. L’esperienza partigiana, è doveroso ribadirlo, è stato un momento fondamentale del riscatto civile del paese e base valoriale dell’attuale assetto democratico.

Non si tratta di negare che la guerra di Liberazione fu feroce e certamente ben lontana dall’essere un evento perfetto e privo di contraddizioni, peraltro inevitabili in ogni vicenda umana, ma semmai di porre in rilievo il senso generale e positivo della Resistenza, senza la quale la nostra vicenda nazionale e la ricostruzione italiana del dopoguerra, sarebbe risultata enormemente più povera e meschina. Per questo sarebbe più utile confrontarsi con questa pagina storica, anche da parte di chi vuole con il significato di essa contrapporsi, con l’assoluto e doveroso riferirsi ai fatti storici e documentali e non con velate accuse o con ricostruzioni basate solo sul ‘sentito dire’, oppure cedendo al fascino del ‘racconto romanzato’ e, in quanto tale, capace di esercitare più fascino e suscitare maggiore attenzione. Infine, ci chiediamo, come sezione ANPI di Novi Ligure, che cosa c’entri la lotta partigiana con la inchiesta sulla farmacia novese di cui sopra. Una maggiore sobrietà e dei toni e una dovuta coerenza logica non guasterebbe alla qualità del giornalismo locale.

Il Presidente Gianni Malfettani. Per la sezione ‘Ezio Tulipano’ ANPI Novi Ligure

Rispondo volentieri alla lettera di contestazione del presidente Anpi Gianni Malfettani circa l’articolo citato, intanto per fugare ogni dubbio sulla mia considerazione (molto alta e autentica) della Resistenza e della lotta Partigiana. Ma questo, Gianni, che mi conosci da decenni, dovresti ben saperlo. Forse nell’articolo non è stato specificato a dovere per mia mancanza che, quanto scritto è fedelmente (compresi tutti i particolari) riportato su atti giudiziari forniti dalla mia “fonte” che per varie ragioni è collegata indirettamente con la vicenda giudiziaria delle “Iene” relativa ai 4 medici novesi, 3 dei quali sono stati assolti. In via riservata potrei produrti tutti i documenti del caso. I condannati (due farmaciste e un medico), probabilmente saranno prosciolti per prescrizione. Questa è l’Italia, senza voler entrare nel merito dei metodi di giudizio. Per cui, devo far presente che l’aver sostituito il nome in questione con “Omissis” è stato per tutelare proprio lo stesso protagonista della vicenda a mio avviso negativo (più volte condannato per calunnia e altro).

Ripeto: ci sono atti ufficiali che lo testimoniano. Per verifiche, contattare i medici già citati per nome e cognome che sono state le “prime vittime” del signore, elencati uno per uno nel precedente pezzo (mai smentito dagli interessati). Ovviamente tutti i professionisti denunciati da “Omissis” sono stati assolti. Assicuro che moltissime parti di questa storia, volutamente non riportate, sono invece dettagliatissime sugli atti. Sarebbe stato inoltre noioso per il lettore trovarsi di fronte a tanti dettagli e quindi ho cercato di semplificare. Stiamo parlando di decine e decine di ore di registrazioni video e acustiche che ho seguito, dedicandoci almeno due settimane, roba che lascerebbero molti a bocca aperta, anche perché “Le Iene” hanno fatto vedere ciò che hanno voluto, a mio avviso violando anche la deontologia professionale, sostituendosi agli organi di giustizia e manipolando ad arte le registrazioni. L’unico dubbio che ancora mi rimane è l’identità della persona (probabilmente una “iena” pentita, un regista o un’ex della troupe di Nadia Toffa) che ha fornito alla “fonte” simile materiale che avrebbe dovuto essere riservato, oltre alle deposizioni dei medici indagati e giudicati che però trovano risposta, ad esempio, dai rispettivi avvocati.

Mi scuso pertanto se quanto scritto possa aver generato dubbi sulla mia stretta appartenenza ideale anche con la lotta partigiana. Proprio questa mia ammirazione soprattutto verso coloro che ci hanno rimesso la vita percorrendo la strada della liberazione dal nazifascismo non deve far dimenticare certi soggetti che, per fini propri ed opportunistici, sono saliti sul treno dei vincitori all’ultima stazione utile. Non tutti i partigiani sono stati santi ed eroi. Un pensiero personale va però al solito personaggio che dall’interno di un partito colluso (anche qui atti giudiziari recentissimi e vecchi lo attestano), spesso anche tentando di “infiltrarsi” in movimenti quali i No Tav (in passato) e molti atti di varia scorrettezza si diverte a seminare scompiglio inseminando accuse alla faccia della presunta colleganza. La carriera nei partiti ex egemoni si fa soprattutto con questi atteggiamenti, penosi e meschini, visibili alla luce del sole anche se il tizio in questione cerca ancora di mimetizzarsi. Chiamiamolo “Omissis2”, tanto tu, caro Gianni, hai già capito a chi sto alludendo.

Gino Fortunato