Cheirasca, il palazzo del ‘700 devastato con debiti milionari

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Sono notevoli le cifre che la banca Unicredit aveva prestato ai fautori del progetto di centro benessere previsto a Gavi, nel palazzo della Cheirasca, secondo quanto emerge da una delle perizia di stima fatte redigere dal giudice in vista delle varie aste, andate finora deserte, disposte su richiesta della banca stessa dopo la chiusura del cantiere.

L’edificio, risalente al ‘700, nel quale Umberto Eco si sarebbe ispirato per il “Il nome della rosa”, giace nell’abbandono e nella devastazione dopo i pesanti interventi edilizi del decennio scorso, finiti in un mare di debiti e con l’abbandono del progetto da parte delle società Old Farm e Asti Resort di Milano.
A settembre si era tenuta la quarta asta, richiesta oltre che da Unicredit, anche dal fallimento della Tenso One Design di Ancona. La banca e quel che resta dell’impresa si erano rivolte al giudice per ottenere quanto dovuto, cioè le rate dal maxi mutuo da 4,4 milioni di euro e il pagamento del lavoro svolto nel cantiere gaviese, cioè la costruzione della copertura di quella che doveva essere la piscina coperta del fantomatico centro benessere autorizzato dal Comune nel 2006.

Sull’edificio, ormai in parte crollato nella parte più antica, e sui terreni edificabili circostanti pesa appunto un’ipoteca da 4,4 milioni per la creazione del centro benessere, cioè il mutuo acceso per la costruzione, solo in parte erogato e poi ridotto, nel 2008, a 1,9 milioni di euro. Dalla perizia redatta dal tecnico nominato dal tribunale di Alessandria in vista dell’asta dello scorso anno, emerge che sui beni di Cheirasca grava anche un mutuo da 7 milioni di euro, interamente erogato per l’acquisto dell’edificio, pignorato, e dei terreni, dove erano prevista decine di villette con tanto di laghetti, una colata di cemento con tanto di mimose e rododendri avallata dall’amministrazione comunale nel 2009 con l’ok alla convenzione con le due società, addirittura dopo lo stop al cantiere (“Un polmone verde”, lo definì l’allora sindaco Nicoletta Albano).
Un fardello enorme, a fronte del quale però l’intero bene, cioè il palazzo con i terreni, nella quarta asta di settembre 2015 è stato messo in vendita a “soli” 1,5 milioni di euro, quasi la metà rispetto alla prima asta.

Ci sono poi circa 35 mila euro di Ici e Imu non versate al Comune. Dopo l’esito negativo dell’ultima asta, come riferiscono dallo studio del commercialista Lorenzo Dutto di Alessandria, il giudice, a oggi, non ha ancora fissato nessuna nuova data né deciso cosa fare altrimenti. Nel frattempo l’edificio continua a crollare e il cantiere resta pericolosamente accessibile a chiunque, anche se l’alluvione del 2014 si è portata via buona parte della strada di accesso.