Da 3 milioni a poco meno di 500 mila euro ma nessuno ha voluto neppure stavolta il palazzo della Cheirasca e i suoi terreni, a Gavi. La sesta asta si è tenuta ad Alessandria a settembre, promossa come sempre dalla banca Unicredit, che aveva concesso un mutuo da ben 4,5 milioni di euro alle società Old Farm e della Asti Resort di Milano. Queste ultime nel 2006 avevano ottenuto dal Comune l’autorizzazione a costruire un centro benessere abbattendo parte dello storico edificio, risalente al ‘700, e a realizzare decine di villette nei terreni un tempo coltivati a vite, con tanto di laghetti artificiali e parco con mimose del tutto fuori luogo. Solo due anni dopo però il maxi cantiere ha chiuso. Parte dell’edificio era stato nel frattempo abbattuto per realizzare la copertura della futura piscina, cancellando secoli di storia nel più totale silenzio, tranne Legambiente, che aveva chiesto lumi alla Soprintendenza sugli inesistenti vincoli architettonici. Uno scempio non solo architettonico e storico visto che alla Cheirasca Umberto Eco trovò ispirazione per “Il nome della Rosa”, ma anche economico, poiché lavoratori e aziende sono rimasti con un pugno di mosche. Una di queste, la Tenso One Design di Ancona è infatti finita a gambe all’aria proprio per i soldi mai ricevuti dalle due società milanesi e dal 2014 il fallimento della ditta, come Unicredit, nel 2011 si è rivolta al giudice ottenendo il pignoramento del palazzo e dei terreni.

Il palazzo della Cheirasca

Curiosamente, nell’avviso dell’asta del settembre scorso, l’edificio viene definito “in corso di ristrutturazione” ma in realtà buon parte sta crollando. Addirittura, per i due lotti in vendita, cioè il palazzo con alcune aree intorno e i terreni edificabili del resto dell’area, era ammesse offerte al ribasso fino al 75%: da 353 mila fino a 265 mila euro per il primo lotto, da 129 mila a 96 mila euro per il secondo. Nessuno però si è fatto avanti neppure stavolta. Ora è in programma la settima asta. Francesco Panella, famoso produttore di miele, già alla guida dell’associazione nazionale Aspromiele, alla Cheirasca ha iniziato la sua attività all’inizio degli anni ‘80: “Per me l’avventura della Cheirasca è stata l’occasione per conoscere il mondo rurale e la dimensione del lavoro agricolo. Il destino di questo palazzo, purtroppo, è simile a quello di altri edifici storici per i quali i costi di manutenzione sono proibitivi e per i quali servirebbe l’intervento pubblico. Se poi alle spalle ci sono progetti fuori luogo e affaristi come in questo caso, il risultato non può essere diverso”. Oltre alle aziende e ai lavoratori rimasti senza stipendio, vittime sono anche i correntisti di Unicredit, che per finanziare questo progetto ha perso milioni di euro.

CONDIVIDI
Articolo precedenteSistema misto per i rifiuti con tessera magnetica e sacchetto
Articolo successivoSerravalle Scrivia: la polizia municipale sequestra slot in due locali