Fare trekking sul Monviso. Un’attività non alla portata di tutti, ma accessibile a molte persone. Pochi, però penserebbero che persone affette da diabete possano effettivamente affrontare una “gita” di questo tipo. Per questo, ma non solo 16 ragazzi sia della provincia di Alessandria che di altre zone del Piemonte, hanno affrontato i sentieri che si inerpicano lungo le pareti del monte che dà i natali al più importante fiume italiano, il Po. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Diabetici Junior Onlus (Jada) di Alessandria.

Tre giorni e ben 30 km percorsi da questi ragazzi che insieme ai loro accompagnatori (medici, esperti alpinisti e professionisti del settore) si sono immersi in paesaggi mozzafiato, sia per la loro bellezza, che per il dislivello vertiginoso: mille metri solo nel primo giorno di cammino. Perché farlo? Per sé stessi e per gli altri, ovvero per imparare a gestirsi e conoscersi, comprendendo che il diabete, per quanto sia un disagio che influisce sulla vita delle persone, non per questo deve pregiudicare le esperienze dell’individuo.

Quindi zaini in spalla e via, verso quota 2882 m per tre giorni che rimangono indelebili nella memoria dei giovani: “Camminando accanto agli amici, ci siamo osservati, abbiamo riso, abbiamo riflettuto, qualcuno ha anche pianto, dalla gioia, dalla stanchezza – dicono i partecipanti – La fatica ci aiutava ad ascoltare il nostro corpo ed a comprendere come stavamo e man mano che si proseguiva, capivamo quanto fosse importante essere lì a misurarci con i nostri limiti, a provare ad accettarli, a volerli superare”.

L’itinerario dei giovani escursionisti è iniziato da Meire Dacant, vicino ad Oncino per la prima tappa, probabilmente la più impegnativa con una salita da quota 1641 m a 2641 m (con un dislivello quindi di mille metri) per circa 8 km fino al rifugio Quintino Sella, situato nei pressi del bellissimo lago Grande Viso.

Nel secondo giorno il gruppo è ripartito salendo ancora fino ai laghi Bertin e Lungo (quota 2741 m) per poi scendere fino a 1912 m e risalire al rifugio Vallanta, situato a 2450 m. L’ultimo giorno i giovani hanno toccato il punto più alto del loro percorso, salendo fino al traforo Buco del Viso a 2882 metri, suggestiva galleria che unisce Italia e Francia lunga 75 metri e che ad oggi è una delle più antiche opere di ingegneria civile realizzate in alta montagna  e i cui lavori iniziarono già nel 1479.