Il bandito Sante Pollastro diventa una storia a fumetti

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Federico Cartesegna

La vicenda del bandito – gentiluomo di Novi Ligure, Sante Pollastro, diventa una storia a fumetti.

Per ricostruirne la storia, Federico Cartesegna, 34 anni ex liceo Amaldi di Novi e Scuola del Cinema di Milano, si è recato a Parigi, dove vive e opera stabilmente nel settore dell’illustrazione.

“Ho lavorato per la Televisione, la Pubblicità e il Cinema in qualità di assistente alla regia, ispettore di produzione e, come disegnatore, sono autore di storyboard – si racconta lo stesso Cartesegna -. Ho collaborato con diversi editori nella mia regione, il Piemonte, per illustrare racconti per bambini e manifesti. In cerca di nuove avventure nel 2010 mi sono trasferito a Parigi dove esercito l’attività di illustratore e autore di fumetti per riviste, associazioni e privati. Appassionato di Cinema ho realizzato cortometraggi e videoclip musicali disponibili su youtube”-.

Essendo novese, Federico si appassiona alla storia di Santo Pollastri, anche se per tutti volle farsi chiamare “Sante Pollastro”. Ma anche se nome e cognome venivano e vengono spesso storpiati, si parla sempre del “Bandito Pollastro”, entrato nel mito e nell’immaginario collettivo come una sorta di Robin Hood del ‘900, collegato (impropriamente) sia pur di sfuggita anche a Costante Girardengo.

“L’incontro con il novese Sante Pollastro – racconta Cartesegna – è avvenuto nella mia infanzia grazie ai racconti di famiglia, avvincenti come un romanzo di Salgari e negli anni del liceo ho avuto l’idea di ricavare qualcosa dalla sua vita eccezionale. In Francia ho compiuto ricerche sui giornali d’epoca, nei commissariati e persino nei tribunali, alla ricerca di aneddoti e soprattutto di immagini. (In Italia Pollastro è stato sotto censura del “Minculpop”, ndr). Sto quindi terminando un fumetto, scritto in francese, dove ripercorro le tappe della sua inquieta esistenza. Fuggito dall’Italia, perseguitato dal Regime, si rifugiò in Francia protetto dalla rete anarchica. Nel volume descrivo le sue imprese cercando restare attinente alla realtà, fino all’arresto in Italia, alla condanna all’ergastolo (tra i primi processi mediatici della storia, ndr) e alla liberazione dopo 30 anni come premio per aver sedato una rivolta carceraria”-.

“Sono in trattativa di pubblicazione con una casa editrice francese e una belga – prosegue il giovane disegnatore –. Tutti in Francia conoscono Pollastro, molto più che in Italia. Ci sono però resistenze perché una storia a fumetti su un bandito francese coevo a Pollastro,  Alexandre Marius Jacob, è già stata pubblicata. Così non escludo di poter pubblicare la mia per una casa italiana”-.

 

Santo Decimo Pollastri secondo Federico:

Federico Cartesegna mostra un suo disegno di Pollastro

“Santo Decimo Pollastri (secondo i documenti ufficiali, ma lui, da buon anarchico, ha sempre preferito SantE PollastrO: diceva che gli veniva meglio così quando doveva firmare), nato a Novi Ligure nel 1899, cresce nella miseria e giovanissimo è iniziato alla fede anarchica da un vecchio novese di cui si è perso il nome. Comincia a rubacchiare neanche adolescente e di conseguenza, le prime condanne non tardano ad arrivare. Da banditucolo di provincia, in pochi anni diventa capobanda di un gruppo di “espropriatori” – come i criminali anarchici solevano farsi chiamare – ricercato dalla polizia in tutto il nord Italia. Siamo negli anni venti e quindi, oltre al fatto di essere un criminale, Pollastro disturba il regime per la sua matrice politica tanto che Mussolini stesso mette una taglia di 10000 lire sulla cattura (vivo o morto, come nel far west!) del pericoloso bandito.

Stretto dalle forze dell’ordine, Pollastro si rifugia a Parigi dove può godere della protezione di un nutrita comunità di anarchici, italiani e non. Continua nella capitale francese la sua ascesa nel mondo della criminalità ma non uccide più (lui o i suoi accoliti sono gli autori di una ventina di uccisioni in Italia).

Siamo ora nel 1927: Pollastro viene arrestato proprio a Parigi, all’uscita di una stazione della metropolitana. Comincia lì la sua nuova vita da prigioniero.

Condannato a otto anni di lavori forzati in Francia, l’Italia ottiene l’estradizione dopo una lunga resistenza del suo avvocato francese, Henry Torrès, conosciuto per difendere spesso anarchici perseguitati per la loro fede politica. 

Sante Pollastro alla corte d’assise di Parigi

Nel suo Paese, dopo il lungo processo di Milano molto “mediatizzato”, Pollastro viene condannato all’ergastolo e passerà quasi trent’anni della sua vita nel carcere-isola di Santo Stefano. Sono anni di avventure terribili, solitudine, tentativi di evasione degni di Alcatraz, che si concludono nel 1959 quando, in seguito ad un’ondata di amnistie presidenziali, anche il vecchio bandito viene scarcerato.

La terza fase della vita di Pollastro, gli ultimi suoi vent’anni, lo vede tornare, stanco e leggermente claudicante (in seguito alla frattura di una gamba in carcere nel tentativo di domare una rivolta dei prigionieri) nella sua Novi dove si crea un’attività di mercante ambulante (e venditore di sigarette di contrabbando… ma le autorità chiuderanno un occhio su questa sua “attività secondaria”) per mantenere la sua sensazione di libertà e indipendenza. Il resto dei suoi introiti proviene dai versamenti dei compagni anarchici (anche americani) che aiutano lui come tutti gli altri nella sua posizione ad avere una vita dignitosa. Questo “fondo pensione anarchico” era organizzatissimo e funzionava a meraviglia grazie ai contributi versati dai “membri”: Pollastro contribuì al fondo comune dopo ogni suo furto e pare fece un versamento record di 300000 franchi presso “l’agenzia” di Parigi.

Il vecchio bandito muore nel 1979 a Novi: ottant’anni di avventure picaresche lungo il turbolento XX secolo senza mai tradire la sua fede o i suoi principi. Pollastro, nonostante la sua “attività” è ancora oggi ricordato come un uomo giusto, dotato di uno sguardo e un’empatia verso i più bisognosi che fanno di lui uno dei novesi ancora oggi più ricordati e, a suo modo, amati.

Dopo anni di ricerche in archivi (quello della polizia giudiziaria di Parigi è stato una miniera d’oro), letture di libri, saggi, testimonianze ho potuto ricostruire fedelmente la vita di Pollastro, riuscendo a distinguere il vero dalle numerose leggende che gli ruotano intorno. Tutto ciò mi ha dato la voglia di fare un grande affresco storico a fumetti su questo personaggio d’eccezione. Credo che i lettori interessati non mancheranno, ora serve un editore per portare a compimento quest’avventura”.