Il ministero dell’Ambiente chiede lumi sull’ex Ics. Il Comune: “Non c’è un rischio amianto”.

Dal municipio: “Chiesti i fondi per la discarica, per l'Asl ci sono rifiuti pericolosi da smaltire in tempi brevi”.

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Nessun rischio per l’amianto, impresa denunciata per i rifiuti non smaltiti e richiesta alla Regione per i fondi necessari per la discarica. È questa, in estrema sintesi, la risposta che il Comune di Arquata Scrivia ha fornito al Ministero dell’Ambiente circa la situazione della ex Ics, lo stabilimento chimico chiuso dal 2009 e che necessita di interventi per eliminare del tutto rifiuti e materiali di vario genere. Il ministero era stato sollecitato da un esposto presentato da Giannino Freggiaro, che abita a ridosso della fabbrica, il quale ha segnalato “il serio pericolo di inquinamento del terreno, dell’aria e dell’acqua” per la presenza dei rifiuti chimici sparsi all’interno del sito e per le coperture in eternit dei capannoni. “L’esposto – ha scritto il ministero – appare particolarmente dettagliato nel denunciare una mala gestio dei rifiuti. Si richiede di verificare quanto sopra comunicato al fine di adottare eventuali iniziative volte alla tutela della salute e dell’ambiente, e di trasmettere eventuali elementi esplicativi e di conoscenza sul caso, nonché ogni altra utile informazione su possibili profili di danno ambientale”.

Il Comune ha risposto con una relazione firmata dall’architetto Monica Ubaldeschi, nella quale si sottolinea come “la situazione situazione ambientale sia nota al Comune, che, in questi anni, in collaborazione con gli enti territoriali competenti, ha operato al fine di garantire la tutela della salute pubblica”. La relazione cita le ordinanza emesse dall’amministrazione comunale dal 2014 in poi relative alle coperture in amianto, alla messa in sicurezza del sito e alla presentazione del piano di monitoraggio e alle loro proroghe. Si ricorda come “non tutte le coperture dei capannoni sono in amianto, in quanto le stesse sono state oggetto di campionamenti da parte dell’Arpa già a partire dal 2013, quando, proprio a seguito di segnalazione del signor Giannino Freggiaro, Arpa evidenziò la presenza di amianto soltanto in due delle tre analizzate e indicò un indice di degrado “discreto”, un indice di esposizione “medio” e la non necessità di interventi di bonifica. Lo stato di degrado di una delle coperture fu riscontrato a seguito di comunicazione pervenuta al Comune dal Centro Regionale Amianto dell’Asl il 3 febbraio 2014, che diede luogo all’ordinanza del 19 giugno successivo per la messa in sicurezza delle coperture e la presentazione del programma di manutenzione e controllo, ottemperata dall’azienda”. È stata inoltre svolta una campagna di monitoraggio dell’amianto aerodisperso, avvenuta nel febbraio-marzo 2017, i cui esiti sono stati, ricorda il Comune, “confortanti e tranquillizzanti: l’Arpa evidenzia che non sono state riscontrate fibre di amianto aerodisperso in concentrazione superiore ai limiti”.

Rispetto al materiali chimici dispersi dentro i capannoni, dal municipio ricordano l’esistenza delle ordinanze che imponevano la caratterizzazione, cioè le analisi per comprendere quali sostanze fossero, e il loro smaltimento. La prima parte è stata eseguita dalla proprietà, facendo emergere la presenza di rifiuti chimici che senz’altro vanno eliminati per la loro pericolosità, sulla seconda la società, in concordato preventivo, ha dichiarato di non avere le risorse necessarie, pari a 300 mila euro. Per questo è stata denunciata dall’Arpa per non aver rispettato l’ordinanza. L’Asl, a ottobre, aveva evidenziato come “le sostanze classificate come “rifiuti speciali pericolosi” debbano essere smaltite senza ritardo, mentre per quelle classificate come “rifiuti speciali non pericolosi”, considerate le difficoltà economiche, possa essere valutato uno smaltimento più graduale, fatta salva la necessità di mettere in sicurezza tutta l’area rispetto ai rischi di possibili intrusioni dalla parte del fiume e dalla parte retrostante la pubblica via”. Per quanto riguarda, infine, la discarica di rifiuti a ridosso dello Scrivia, l’architetto Ubaldeschi ricorda che “resta da effettuare il consolidamento della struttura posta al piede della scarpata che costituisce protezione del volume confinato verso il torrente Scrivia, danneggiata dall’alluvione del 2011, il cui stato di conservazione al marzo 2017 risulta critico. Il Comune si è attivato presso la Regione per conoscere le modalità per escutere la fidejussione a suo tempo prestata a garanzia del completamento della bonifica, non disponendo delle risorse necessarie per l’esecuzione”.