La vittoria dell’Alessandria sulla Reggiana per 2-1 è uno di quei risultati che non ti aspetti. Non tanto per il valore dei giocatori in campo, bensì per come sia evidente che i grigi di Bepi Pillon siano maturati sotto la guida dell’allenatore veneto. Gli alessandrini arrivavano alla gara con gli storici rivali, pensando ad una rivincita, 42 anni dopo lo spareggio che li condannò alla Serie C, ma soprattutto con in testa il Parma, prima finalista dei playoff.

L’Alessandria non gioca un calcio spumeggiante, sa di avere molto da perdere, ma sa anche di avere dei valori che forse neanche i gialloblù di Parma, prossimi avversari, hanno. D’altra parte i tifosi grigi sanno meglio di chiunque altro che i nomi stanno a zero se poi manca la famosa “garra” alla Simeone, quella voglia di vincere, di arrivare primi sulla sfera, ma anche la lucidità di comprendere le varie fasi della partita.

Questo è quanto successo ieri sera in uno stadio Franchi che pareva deserto visto dallo schermo televisivo, ma che ruggiva per il calore di entrambe le tifoserie. Rispetto alla gara con il Lecce, l’Alessandria si dimostra cinica, con un ritrovato Gonzalez, che viaggia sempre a corrente alternata, ma dategli la palla giusta e lui al 90% la trasformerà in qualcosa di utile. Utile come la grande corsa dell’inesauribile Marras, che nonostante abbia doti tecniche ben superiori, macina km come Gattuso.

L’Alessandria ha dimostrato di poterci essere sia con la testa che con il cuore. Peccato per l’ammonizione di Bocalon che costringerà l’ex Venezia a guardare la finalissima dalla tribuna. Al suo posto potrebbe essere la volta di Felice Evacuo, il gigante buono che anche ieri sera, come contro il Lecce, ha iniziato a scaldarsi ad inizio ripresa, ma non è entrato e ha voglia di spaccare il mondo, specie contro la sua ex squadra, quel Parma che lo ha ceduto forse a cuor troppo leggero.

Dopo la rete del 2-1 l’Alessandria ha saputo chiudere ogni spazio, e soffrire molto poco. Paradossalmente ha rischiato più nel primo che nel secondo tempo. La trappola di Pillon è riuscita in pieno, attendere i reggiani e colpirli in contropiede. Questo ha comportato dei rischi, come la traversa di Cesarini e la rete, un po’ fortunosa di Guidone (uomo – playoff per la Reggiana), ma anche diverse occasioni come il clamoroso contropiede con il portiere avversario accorso nell’area grigia, non concluso al meglio da Fischnaller.

Come si gioca la finale di sabato? Difficile dirlo. Il Parma arriva con 30’ in più sulle gambe e l’andrenalina dei rigori, l’Alessandria con un giorno in meno di riposo, ma con i novanta regolamentari. I timori di Pillon sul riposo inferiore dei suoi ragazzi in parte è stato sfatato, ma è parso chiaro che le energie cominciano a scarseggiare: Nicco e Gonzalez non hanno terminato la gara, Branca ha dato segni di poca lucidità e reattività, Sestu è ko per la varicella. D’altra parta la panchina offre un menù più che ricco. Mezavilla ha dimostrato con il Lecce di poter prendere in mano la squadra, Evacuo, Fischnaller e Iocolano scalpitano, Celjak e Manfrin hanno polmoni per 4. La difesa parmense ha dato segni di cedimento con Lucarelli che non è comunque al meglio e Di Cesare che contro il Pordenone non è stato certamente fra i migliori.

Se la domanda era: “l’Alessandria è favorito in finale?”, facciano gli scongiuri gli scaramantici, perché questa Alessandria può davvero farcela.

Alessandria: Vannucchi; Celjak, Gozzi, Sosa, Manfrin; Marras, Cazzola, Branca, Nicco (90° Mezavilla) ; Gonzalez (92° Barlocco) ; Bocalon (63° Fischnaller).

A disposizione: La Gorla, Piana, Rosso, Iocolano, Piccolo, Gjura, Nava, Evacuo.

Allenatore: Bepi Pillon

Reggiana: Narduzzo; Ghiringhelli (85° Pedrelli), Spanò, Trevisan, Panizzi; Bovo (69° Guidone), Genevier, Carlini; Sbaffo; Cesarini, Marchi (76° Maltese).

A disposizione: Perilli, Riverola, Mecca, Lombardo, Contessa, Errera.

Allenatore: Leonardo Menichini

Marcatori: 4° & 66° Gonzalez; 78° Guidone

Ammoniti: Bocalon, Cazzola – Cesarini