La nona tappa della rassegna “La Terra dei Carlone – Arte Barocca tra Genova e l’Oltregiogo” è Arquata Scrivia, dove domani, sabato 7 settembre, alle 21, in piazza Bertelli, andrà in scena lo spettacolo “Fuochi sulla collina”, con Andrea Scanzi e Filippo Graziani. Pochi musicisti italiani sono stati autenticamente rivoluzionari come Ivan Graziani, il primo a far davvero dialogare rock e cantautorato. Amato ancora tanto ma mai ricordato abbastanza, “Fuochi sulla collina” è l’incontro-spettacolo concepito dal figlio Filippo, che lo interpreta come nessuno, e da Andrea Scanzi, giornalista, scrittore, autore e interprete teatrale, firma del Fatto Quotidiano, che a teatro ha già portato con successo Giorgio Gaber e Fabrizio De André. Il titolo fa riferimento a una delle canzoni più ispirate della musica italiana, “Fuoco sulla collina”, ma allude anche alla maniera del tutto personale che aveva Ivan Graziani nel declinare le sue tematiche.

Ivan Graziani

Negli anni affollati – i Settanta – in cui la musica d’autore si impegnava dichiaratamente, e a volte didascalicamente, Ivan cercava sempre una via tutta sua: poca politica, ma tanto sociale. Testi immediati, ma per niente semplici. E una capacità rara di inventare trame sonore mai scontate, nonché felicemente azzardate. Lo spettacolo alterna la narrazione di Scanzi alle interpretazioni di Filippo. Entrambi ne ripercorrono la carriera e i mille snodi, cercando di stanare non solo i brani più noti (“Lugano addio”, “Taglia la testa al gallo”, “Monna Lisa”, “Pigro”), ma anche gli episodi meno famosi: i ritratti stralunati (“Io che c’entro”), gli squarci di provincia (“Scappo di casa”), gli scherzi ispirati (“Motocross”), la smisurata ritrattistica femminile (“Paolina”) e le incursioni noir (“Fango”). Chitarrista personalissimo, presente in dischi preziosi di Lucio Battisti e Francesco De Gregori, Ivan Graziani era capace di azzardi spericolati (“Il topo nel formaggio”) e trame oltremodo evocative (“Olanda”).

Andrea Scanzi e Filippo Graziani

E’ stato un pioniere mai banale e goliardicamente rivoluzionario, ironico e dannunziano, eclettico e spiazzante. Nient’affatto etichettabile e per nulla disimpegnato, casomai impegnato a modo suo. Ricordarlo, oltre che è un dovere, è un piacere che Filippo Graziani e Andrea Scanzi concedono a se stessi – sul palco hanno davvero l’aria di chi si diverte – e condividono con il pubblico. Un ricordo senza cascami agiografici, ma con tanto affetto. E non meno riconoscenza. Ingresso, 10 euro. Tutte le iniziative della rassegna beneficiano del contributo della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Fondazione Cral.

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