La cantina di Lerma salvata dall’Albarossa bio? “Un’idea senza senso”

Paolo Baretta, produttore di vino a Carpeneto, dice la sua sul progetto del Biodistretto Suol d'Aleramo

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La cantina di Lerma

Impensabile salvare la cantina di Lerma pensando all’Albarossa, soprattutto se biologico”. Paolo Baretta è un produttore vitivinicolo di Carpeneto, titolare dell’azienda Rocco di Carpeneto, dove si producono Dolcetto, Barbera, Cortese, Nebbiolo e, per l’appunto, l’Albarossa.

Di recente il direttore del Biodistretto Suol d’Aleramo, Luigi Massa, ha fatto sapere che l’associazione punta a cercare fondi pubblici per valorizzare la filiera dell’Albarossa bio e utilizzare la cantina di Lerma in tal senso, prospettando una possibile soluzione ai problemi della struttura. Da quando è stata creata, nel decennio scorso dall’allora Comunità montana Alta Val Lemme Alto Ovadese, la cantina è infatti in grosse difficoltà finanziarie. Ora passerà all’Unione montana dal Tobbio al Colma, ente che ha chiesto l’adesione al biodistretto acquese.

“L’Albarossa – spiega Baretta -, recuperato negli anni Novanta, viene prodotto da una ventina di aziende ma al biologico si dedicano solo due o tre produttori, tra cui il sottoscritto. Le produzioni in tal senso sono oltretutto marginali”. Questo vino, quindi, ha già una produzione limitata per quanto riguarda il settore tradizionale, per non parlare del biologico. Anche in futuro, dice ancora Baretta, è difficile prevedere un’impennata della produzione, anche con l’aiuto di fondi pubblici. “Non riesco proprio a immaginare come la cantina di Lerma – sostiene il produttore di Carpeneto – possa risolvere i suoi guai finanziari con queste premesse. Il biodistretto è un’idea positiva senz’altro ma non vedo si possano pensare che si arrivi a trovare dei conferitori di uva Albarossa per Lerma, visto che a oggi, quei pochi che lo producono, lo vinificano anche. Pensare oltretutto che in quella cantina di possa vinificare il biologico rende la cosa ancora più difficile da concretizzare”. Piuttosto, conclude Baretta, il biodistretto punti sul Dolcetto di Ovada bio: “Almeno quello esiste già”.