La Cementir per ora è salva: sarà ritirato lo stato di agitazione.

Italcementi-Heidelberg, proprietaria del cementificio, assicura che a oggi non è in programma nessuna “rivisitazione industriale”, nonostante i costi del sito e la vicinanza con lo stabilimento di Novi Ligure.

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Per l’attività della Cementir di Arquata Scrivia, per ora, “non è in programma nessuna ipotesi di rivisitazione industriale, pur nella difficile congiuntura economico-produttiva nazionale e anche in riferimento al costi di produzione dello stabilimento”. È quanto recita il verbale sottoscritto ieri, nel tardo pomeriggio, a palazzo Ghilini, ad Alessandria, sede delle prefettura, tra il gruppo Italcementi-Heidelberg, proprietario del cementificio, i sindacati Fillea-Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl, il Comune di Arquata, la Provincia e il Cociv. Sono in sostanza gli stessi soggetti che un anno fa avevano firmato l’accordo che prevedeva l’assunzione degli esuberi della Cementir nei cantieri del Terzo valico, quindi alle dipendenze del Cociv, e lo stop al taglio di altri posti di lavoro. Soltanto che all’epoca il proprietario del cementificio era il gruppo Caltagirone, che nel frattempo ha ceduto i suoi impianti italiani, fra cui Arquata, alla Italcementi-Heidelberg.

Il cementificio Cementir di Arquata Scrivia
Il cementificio Cementir di Arquata Scrivia

Quest’ultima, a giugno, aveva avviato la mobilità per quattro dipendenti, tutti del settore commerciale, scatenando la reazione dei sindacati poiché il patto del 2017, in questo modo, veniva disatteso. Le richieste di incontro presentate dai rappresentanti dei lavoratori all’azienda non avevano avuto riscontri, così i sindacati si erano rivolti al prefetto Romilda Tafuri, che ieri ha per l’appunto convocato il tavolo. Alla fine, Italcementi-Heidelberg ha assicurato che lo stabilimento (dove lavorano 27 persone) al momento non è a rischio, nonostante la vicinanza con il cementificio di Novi Ligure, appartenente allo stesso gruppo. Il tavolo ha deciso che, se in futuro il problema dovesse ripresentarsi, la proprietà chiederà un confronto in prefettura fra tutti i soggetti coinvolti. Nel frattempo, spiegano i sindacati, per tre dei quattro dipendenti è stato trovato un accordo individuale per il trasferimento in altre sedi, per il terzo si prevede un’intesa per settembre. Massimo Cogliandro (Fillea-Cgil) dice: “Lunedì in assemblea verrà proposto ai lavoratori il ritiro dello stato di agitazione proclamato a giugno”.