La collezione delle “grette” per riscoprire i nostri birrifici

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Roberto Ravaschio e la sua collezione di tappi di birra

La riscoperta dei birrifici antichi e moderni della provincia alessandrina e non solo, passa anche dalla singolarissima collezione di tappi a corona delle caratteristiche bottigliette.

Ai più sembrerà strano ma, raccogliere dai quattro angoli del mondo i tappi di bottiglie di birra industriale e a artigianale, accresce soprattutto le relazioni sociali. Si scopre anche dal novese Roberto Ravaschio che questo genere di collezionismo, pur di nicchia, annovera migliaia di appassionati (oltre un centinaio solo in provincia) che hanno come punto di riferimento il sito internet “crown caps”. Qui si danno appuntamento i collezionisti di tappi per proporre scambi.

“Questo collezionismo, di norma – spiega Ravaschio – non prevede o non dovrebbe prevedere, vendite, ma soltanto baratti a titolo gratuito. Dico “dovrebbe” perché si sa, ogni collezionista diventa anche un po’ fanatico di ciò che riesce a reperire, approfondendo anche la storia della birra corrispondente al tappo. Spesso si è anche disposti a pagare parecchie decine di euro per aver il pezzo mancante. Ho cominciato quasi per caso e in tempi recenti a collezionare le “grette”, i tappi a corona, rimanendo affascinato, per caso in un supermercato, dai tappi di alcune bottigliette di birra Castello. Da allora, circa 7 – 8 anni fa, non mi sono più fermato e oggi posseggo migliaia di tappi”-.

Ravaschio ha poi personalizzato la collezione costruendo telai – espositori in legno nella propria cantina – laboratorio. Tutti i tappi sono rigorosamente catalogati per azienda produttrice e quindi anche per nazione. Sono presenti tappi di birra d’Europa (tutte le nazioni comprese San Marino, Montenegro, Armenia), l’Africa (introvabili tappi di Costa d’Avorio, Uganda, Malawi, Togo) e quindi Oceania, America e Asia.

“Essendo un sentimentale e di origine genovese – prosegue Roberto Ravaschio – ricordo che un tempo non esistevano molti marchi di birra, almeno in Italia. I miei gestivano un bar ed esisteva solo “birra chiara e birra scura”. Talvolta spuntava la rossa, perché si beveva prevalentemente vino. Un tempo i tappi erano generici e non personalizzati col nome dell’azienda. Colleziono e cerco quelli della nostra zona, compresi gli attuali marchi “Pasturana”, “Francavilla”, “Civale”, “Canediguerra”, “Kamun” e tanti altri. “Un’Esposizione? – conclude – ci sto pensando.  Una proposta è già stata avanzata dal museo  Passatempo di Rossiglione. Potrebbe concretizzarsi entro quest’anno”-.