La Iciesse rischia una nuova denuncia per i rifiuti ancora da smaltire.

La società, sull'orlo del fallimento, non ha rispettato l'ordinanza del Comune che imponeva di eliminare alcuni cumuli di materiali.

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Il sito della ex Iciesse di Arquata Scrivia rischia di tornare in tribunale. Dopo i processo e le condanne dei dirigenti arrivate in base alle denunce delle persone che abitano l’ vicino, il Comune sta infatti valutando di denunciare la società proprietaria, finita in concordato preventivo, che ha chiuso lo stabilimento chimico nel 2009. Il motivo è la parziale mancata esecuzione da parte della Iciesse s.r.l. dell’ordinanza firmata dall’allora sindaco Paolo Spineto nel marzo del 2016 e riferita alla messa in sicurezza dello stabilimento e alla presentazione del Piano di monitoraggio e controllo dei materiali presenti nell’area, cumuli di materiale di vario genere, contenti in parte amianto, frutto anche delle demolizioni e dei furti avvenuti nel sito negli anni scorsi. Materiali che devono essere caratterizzati e smaltiti e che sono invece ancora al loro posto.

La prima ordinanza sull’Iciesse risale al giugno del 2014 e riguarda le coperture in amianto, messe in sicurezza dalla società. La seconda è appunto quella del 18 marzo del 2016, più volte prorogata su richiesta della Iciesse e solo in parte ottemperata. A luglio sono stati resi noti al Comune gli esiti delle analisi eseguite sui materiali dalla società, che ha successivamente chiesto un’ulteriore proroga. Il Comune ha quindi chiesto all’Asl di pronunciarsi in quanto lo smaltimento dei rifiuti resta l’unico adempimento ancora pendente. L’Arpa ha eseguito un monitoraggio sull’amianto disperso nell’aria a tutela della salute dei cittadini: gli esiti, spiega l’assessore all’ambiente Stefania Pezzan, “sono stati confortanti e tranquillizzanti, in quanto non sono state riscontrate fibre di amianto aerodisperso in concentrazione superiore ai limiti”. In base al parere dell’Asl, il Comune ha negato la nuova proroga e ora punta a denunciare la proprietà dello stabilimento. “Le ordinanze – dice ancora l’assessore – sono state ottemperate parzialmente man mano che il giudice (che ha decretato il concordato preventivo, anticamera del fallimento, ndr) concedeva all’azienda la possibilità di spesa per eseguire quanto richiesto dall’ordinanza”. C’è poi la bonifica della “discarica storica” della Iciesse, dove si trovano i rifiuti interrati: c’è un progetto approvato dalla conferenza dei servizi provinciale nel 2009.

A breve, intanto, si svolgerà il sopralluogo del Comune, dell’Arpa e dei carabinieri del Noe richiesto nella denuncia presentata da un cittadino residente vicino allo stabilimento a seguito di quanto emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta Alchemia. L’imprenditore pozzolese Orlando Sofio, considerato il referente locale del boss della ‘ndrangheta Carmelo Gullace (entrambi sono a processo) è stato ascoltato al telefono dalle forze dell’ordine mentre sosteneva che nell’area ci sono “bidoni con rifiuti chimici nascosti”. I presunti bidoni verranno cercati scavando in alcuni punti dell’area. “Il sindaco Alberto Basso – conclude Pezzan – ha chiesto di accedere agli atti della Procura riferiti all’indagine, per avere un quadro completo della situazione e per verificare, se possibile, se quella “rumenta” si riferisca alla discarica già in fase di bonifica o ad altri rifiuti”.