“La morte di Lassami Stare, cavallo Anglo-Arabo di 14 anni”

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Gentili signore e signori, ho appreso dai mezzi di informazione la morte di Lassami Stare, cavallo Anglo-Arabo di 14 anni, stramazzato a terra in una gara al centro ippico “Il Torrione” a Tortona lo scorso 23 Febbraio.

L’Associazione Horse Angels ha presentato un esposto sull’incidente che ha avuto ampio spazio su una rivista di settore. «Si è accasciato in una categoria 115, prima dell’ultimo ostacolo del percorso che fin lì aveva fatto bello pulito, senza un errore

Ecco dunque il cavallo-macchina-perfetta, anzi, quasi perfetta perché la macchina si è fermata sul più bello. Nella tragedia di una vita che non c’è più, pare che la piaga del concorso sia stata la mancata osservanza di qualche minuto di raccoglimento: «Sarà stato il gelo che ha fermato i cuori e la testa di tutti, che ha fermato tutto tranne il concorso. Sarà il gelo che ha impedito di pensare, di ragionare. Di dare il modo alla sua giovane amazzone e agli altri concorrenti di elaborare il lutto, di osservare almeno un minuto di silenzio per quel povero cavallo morto sul lavoro: che può capitare, capita anche agli uomini di morire senza un perché all’improvviso. Ma non deve capitare che l’indifferenza abbia il sopravvento su tutto, che non ci sia rispetto per i nostri compagni di divertimento (…) E’ colpa nostra se la gente è così indifferente, è colpa nostra se una giuria o un comitato organizzatore non sanno prendere una decisione quando è il momento di prenderla, cioè subito, e non lasciare trascinare via nell’indifferenza un cavallo morto davanti a tutti, mentre lavorava per noi. E’ colpa nostra se nessuno dei cavalieri o delle amazzoni che dovevano saltare dopo ha avuto l’idea generosa di fermarsi, di rispettare il dolore di una ragazza come lui, come lei. E’ colpa nostra se non siamo una guida, un esempio, se non sappiamo e vogliamo insegnare come si devono fare le cose, se non sappiamo fare vedere come ci si comporta nei momenti in cui è importante comportarsi bene. (…) Diamo delle regole precise da seguire in casi di questo genere: ad esempio fermare il concorso per un’ora, (…). Serve ad educare, c’è sempre bisogno di educare

Partendo dal fondo, sono d’accordo che ci sia sempre bisogno di educare. L’educazione è influenzata da molteplici fattori e persone ed è difficile mettere in discussione chi educa un figlio o una figlia all’equitazione ma io lo faccio perché ritengo che, prima dell’educazione, si debba dare spazio all’informazione. Non sono i ferri del mestiere a dover essere messi in discussione (fermare o non fermare il concorso per un’ora) ma il mestiere stesso (fermare l’equitazione).

Un cavallo non deve essere un animale “morto sul lavoro”: per gli esseri umani il lavoro è un diritto, per gli animali una schiavitù e io vorrei una società senza schiavi umani e non umani. Un cavallo che corre una gara non muore “senza un perché”: la gara è un “perché”. Un cavallo costretto all’equitazione non è un “compagno di divertimento” : l’equitazione non è un divertimento.

Sport tra i più blasonati, coi suoi lustrini, costumini e cappellini, l’equitazione mostra il suo presunto volto migliore attraverso l’affetto per il cavallo ma bisognerebbe guardarla con gli occhi del cavallo che vuole correre in libertà, vuole un branco con cui spostarsi per brucare, abbeverarsi nei fiumi, rilassarsi. Non vuole applausi per impennate, imprese acrobatiche e ludiche e soprattutto non vuole punizioni per i suoi sbagli. La comune visione del cavallo vede nell’animale uno strumento la cui esistenza è collegata al suo utilizzo. Questo approccio è sostenuto e incentivato dalle pratiche tradizionali di doma e addestramento, anche quelle cosiddette “dolci” o “etologiche”, perché tutte richiedono al cavallo una prestazione. L’azione dell’essere umano sull’animale è coercitiva da un punto di vista fisico e psicologico e da questa azione l’animale non ha alcuna possibilità di sottrarsi: il cavallo deve essere sottomesso in qualche modo affinché l’essere umano lo possa cavalcare e utilizzare. La ferratura, la sellatura, il morso, le redini, gli speroni sono mezzi di costrizione di cui il cavallo farebbe volentieri a meno. L’equitazione, più che uno sport, è un’industria di cui fanno le spese i cavalli. La realtà è sotto i nostri occhi vergognosamente chiusi davanti ai cavalli che comunicano i loro disagi, inascoltati…

Ogni uso di animali nello sport deve essere messo in discussione per la sofferenza, la violenza, i danni fisici e psichici inflitti agli animali.

La stessa normalità dei maneggi e delle stalle, per i cavalli significa prigionia. E’ forse normale essere costretti a trascorrere la maggior parte del proprio tempo rinchiusi in stretti box, per poi uscire ed essere usati “per divertimento”? Non sempre la violenza assume le forme più crude ed evidenti: talvolta si nasconde dietro usi e costumi legalizzati, finanziati, promossi e celebrati come grandi eventi.

Esiste un interessante osservatorio a cura di Animal Aid che riporta i dati sugli incidenti nelle gare di cavalli: i numeri sono inquietanti ma show must go on perché troppi soldi girano attorno a questo mondo.

Non capita tutti i giorni di vedere cavalli morti a Tortona ma vorrei che la morte di Lassami Stare costituisse motivo di riflessione per chi amministra la Città invitando qualsiasi Amministrazione presente e futura a non patrocinare, promuovere e finanziare mai questo genere di spettacoli. Lassami Stare aveva un nome pregnante di significato: avremmo dovuto lasciarlo stare nella vita che avrebbe voluto vivere.

Lettera firmata