La nostra acqua in pericolo tra rifiuti al cromo e smarino con amianto e veleni

Il 27 maggio manifestazione ad Alessandria a tutela delle falde messe a rischio dalla Riccoboni e dal Terzo valico. L'Osservatorio ambientale della Genova-Tortona arriva ad Alessandria

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Una manifestazione contro il Terzo valico

Rifiuti ricavati dalla lavorazione di solventi, vernici, pelli, contenenti cromo, terra da scavo con schiumogeni, amianto, idrocarburi e nichel. Sulle falde acquifere della nostra provincia e vicino ai pozzi che alimentano gli acquedotti ci sta già finendo di tutto e in futuro potrebbe essere anche peggio. I progetti che fanno maggiormente temere in tal senso sono il Terzo valico e la discarica di rifiuti prevista a Sezzadio, in Val Bormida, dalla Riccoboni di Parma. Per questo, il 27 maggio, ad Alessandria, è in programma una grande manifestazione, “Insieme per acque e salute”, promossa dalle associazioni della Val Bormida e dal movimento No Terzo valico contro la discarica di Sezzadio e le numerose cave di deposito dell’alta capacità ferroviaria. Sono già stati stampati 55 mila volantini e sono partite le assemblea pubbliche in vista dell’evento.

Luigi Foglino
Il geologo Luigi Foglino

Il progetto di Sezzadio, previsto sulla falda acquifera, potrebbe mettere a repentaglio l’acquedotto di Acqui Terme e dei comuni della zona con i suoi quasi 2 milioni di metri cubi di materiali, classificati come “non pericolosi”, ricavati dalla lavorazione di solventi, vernici, pelli, contenenti cromo, da ammassare nella ex cava di cascina Borio. A bere quell’acqua sono oggi circa 50 mila persone ma potrebbero essere quattro volte tanto viste le potenzialità dell’acquifero e la sua elevata qualità, come ha ricordato il geologo Luigi Foglino nell’assemblea della scorsa settimana ad Acqui Terme: “La falda di Sezzadio-Predosa – ha spiegato – ha un’acqua particolarmente pregiata, disponibile in notevoli quantità, caratteristiche uniche sul territorio. La Regione l’ha tutelata grazie al Piano di tutela delle acque ma tutto ciò non è bastato a fermare la discarica. Questa falda potrebbe dare acqua migliore dell’attuale a città come Alessandria, Novi Ligure e Tortona, che spesso pescano dai torrenti, quindi più in superficie, per questo trovo privo di senso questo progetto. Va quindi tutelata per il futuro del nostro territorio”. La discarica è già stata autorizzata dalla Provincia ma non è ancora stata avviata poiché la Riccoboni non ha ancora ottenuto l’ok alla tangenziale di Sezzadio, necessaria per i suoi camion e ostacolata dai cittadini nonché dall’ultima alluvione, con la Bormida che ha invaso i terreni dove è previsto il tracciato. Accanto ai rifiuti, oltretutto, a Sezzadio potrebbe arrivare lo smarino del Terzo valico, a rischio amianto e non solo. Per altro, c’è una proposta di interconnessione tra gli acquedotti delle suddette città e la falda in questione, utilizzando i fondi del Terzo valico.

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Un’immagine della ex cava di cascina Clara e Buona ad Alessandria

Proprio il Terzo valico sta mostrando le sue enormi ed ennesime lacune con quanto sta avvenendo nella ex cava di cascina Clara e Buona ad Alessandria, non lontano dai pozzi dell’Amag che alimentano l’acquedotto cittadino e a ridosso della Bormida. L’ultimo stop ai conferimenti di smarino è stato causato da una presenza oltre i limiti di schiumogeni ma l’Osservatorio ambientale del ministero dell’Ambiente ha poi fatto ripartire l’attività per la gioia del Cociv. Ora, dai documenti pubblicati dal sito notavterzovalico.info, l’Arpa ha rilevato presenza di altre sostanze superiori ai quantitativi concessi: si tratta di idrocarburi, situazione per la quale è stata informata l’autorità giudiziaria.

L’OSSERVATORIO AMBIENTALE DA ROMA AD ALESSANDRIA.

A proposito dell’Osservatorio ambientale del Terzo valico, il governo ne ha disposto il trasferimento nel capoluogo provinciale, come richiesto mesi fa dai sindaci e dal commissario del Terzo valico Iolanda Romano. L’organismo ministeriale, sulla carta, ha il compito di “valutare sotto il profilo ambientale la realizzazione dell’opera e sovrintendere all’esecuzione del previsto monitoraggio ambientale” ma, finora, i suoi “effetti”, a detta anche dei politici favorevoli al Terzo valico, non si sono quasi mai visti. Come si legge nella delibera del Cipe (i ministri del governo che si occupano di economia e opere pubbliche) datata primo dicembre 2016 ma pubblicata sulla Gazzetta ufficiale solo il 27 aprile scorso, la proposta di modificare sia la composizione sia la sede dell’Osservatorio muove da “problemi di funzionalità posti da parte di alcuni comuni interessati dalla realizzazione dell’opera, in quanto la sede d’incontro a Roma, e a volte in videoconferenza con Torino e Genova, e la cadenza mensile degli incontri, avrebbero determinato criticità anche dovute all’eccessiva distanza dal territorio, e il conseguente divario nella comunicazione sugli impatti ambientali dell’opera fra le amministrazioni pubbliche e i gruppi contrari all’opera stessa ha favorito la diffusione di informazioni che hanno creato una situazione di tensione e la sfiducia verso l’esecuzione dell’intervento si è acuita, con discredito verso i dati sul monitoraggio ambientale e sui rischi per la salute dei lavoratori e dei cittadini”. Nella nuova composizione dell’Osservatorio le Arpa di Piemonte e Liguria e l‘Istituto superiore di sanità avranno non solo la possibilità di esprimersi con il proprio voto ma anche di porre il veto su determinate questioni. Il fatto è che, finora, l’organismo in questione non ha quasi mai messo nulla ai voti e la sua attività si è ridotta soprattutto a cercare di conciliare le divergenze tra l’Arpa e il Cociv per far andare avanti i lavori. Il ministero dell’Ambiente dovrà inoltre provvedere a breve, di intesa con i presidenti di Piemonte e Liguria, a nominare un nuovo presidente dell’Osservatorio: quello attuale, l’avvocato Vittorio Brindisi, spesso era presente solo in videoconferenza da Salerno, la sua città. Infine, una “perla”: nella delibera del Cipe il trasferimento della sede dell’organismo ad Alessandria, in prefettura, è motivata anche dal fatto che la città è “localizzata a metà strada fra le due porzioni di territorio attraversato dal tracciato del Terzo valico dei Giovi”. Qualcuno può spiegare al governo che il tracciato della Grande opera è Genova-Tortona e non Genova-Milano?