La “tratta delle ballerine” in America al tempo di Romualdo Marenco

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Dalla scoperta di spartiti inediti di Romualdo Marenco alla poco conosciuta amicizia con Amilcare Ponchielli, sino alla “tratta delle danzatrici” che coinvolgeva le ballerine di fila che venivano inviate in tutta Europa e negli Stati Uniti per prendere parte agli spettacoli con il miraggio di successi artistici che però terminavano in vessazioni, mancati salari o peggio. Una scoperta tira l’altra, per Gennaro Fusco, editore e ricercatore storico di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, un vero e proprio “investigatore” e biografo del compositore che musicò il famosissimo ballo Excelsior.

Già in passato, Fusco, grazie ad un fiuto innato e ad una grande capacità di scoprire fatti tra le pieghe dei misteri custoditi nelle biblioteche e nei mercatini di tutto il mondo, ha rintracciato spartiti di Marenco in Canada, in Francia e in Lituania, oltre che in Italia, del tutto sconosciuti anche ai più attenti musicologi. La figura di Romualdo Marenco ruota sostanzialmente attorno alla sua opera principale ed entro fine anno Fusco riuscirà a portare a compimento il suo libro “Excelsior. Il ballo che unì il mondo”.

“Non sarà facile – spiega – poiché per terminare di consultare le migliaia di fonti rintracciate, circa diecimila scritti, in prevalenza su giornali e riviste d’epoca, occorre moltissimo tempo ma confido di farcela. Al momento sto ricostruendo la tournée americana del ballo che si svolse tra il 1883 e il 1885. Tra i protagonisti c’erano ballerini divenuti poi grandissimi, come Carlotta Brianza, che fu poi la prima interprete de La bella addormentata al Teatro Imperiale di Pietroburgo”.

“Nella consultazione di questi articoli e libri – prosegue Fusco – è emersa una realtà molto particolare, vale a dire la condizione lavorativa dei ballerini secondari (quindi non le stelle che avevano il nome sui cartelloni) che dall’Italia venivano reclutati per le compagnie teatrali e operistiche che effettuavano le tournée all’estero. Ci sono molte storie di espressione sociale riguardanti il trattamento che ricevevano soprattutto le ragazze (avevano spesso sedici anni o meno) dove si documentano vessazioni di qualsiasi genere che subivano dagli impresari e da coloro che organizzavano questi viaggi, mancati pagamenti e talvolta l’abbandono in una terra per loro completamente sconosciuta”.

“Queste ragazze – prosegue Fusco – venivano trattate quindi con salari da fame e ospitate in situazioni logistiche da miseria. Molto spesso, a metà di una stagione, le imprese che gestivano i teatri fallivano lasciando cantanti, ballerini e operai senza stipendi. I grandi cantanti e le etoiles della danza perdevano denaro ma avevano comunque risorse per tornare a casa e cercare altri ingaggi; i comprimari invece non possedevano niente e restavano bloccati in Paesi di cui nemmeno conoscevano la lingua”.

Fu quanto successe, per esempio, a Londra nel 1905, quando fallì l’impresa che metteva in scena l’Excelsior al Lyceum Theatre: oltre a perdere gli stipendi arretrati, i lavoratori si videro pignorare i pochi effetti personali dai proprietari delle case affittate cui non erano state pagate le pigioni. Per garantire loro vitto e alloggio dovette intervenire il Consolato italiano e fu organizzato uno spettacolo di beneficenza per acquistare i biglietti di viaggio verso l’Italia”.

Un’altra “chicca” di Gennaro Fusco riferita alla biografia di Marenco, riguarda le prove conclamate dell’amicizia del compositore novese con Amilcare Ponchielli. Sinora questo legame era solo stato ipotizzato da un libro di Luca Garavaglia, senza riferimenti storici, ma Fusco è riuscito nell’intento di dimostrarlo. “C’era un trait d’union tra Marenco e Ponchielli – spiega Fusco – riguardante la vicinanza al movimento della Scapigliatura che vivevano entrambi negli ambienti milanesi. Ciò è stato comprovato su alcune riviste d’epoca. Marenco oltre che compositore era critico musicale e poeta. In un sonetto, Marenco sottolinea come non volendo asservirsi ai potenti editori dell’epoca, come Ricordi, la sua carriera fosse osteggiata. Ponchielli gli rispose con un altro sonetto e dandogli del tu, cioè in tono fortemente amichevole, con riferimenti che ci portano a identificarlo come l’autore dello scritto e, cosa più importante, come amico del compositore novese. Non bisogna dimenticare che Marenco era il primo violino della Scala quando vi si rappresentarono i primi successi popolari di Ponchielli: la seconda versione de I Promessi sposi, I lituani e l’opera-ballo La Gioconda. Inoltre, non è un caso che tra i documenti originali di Marenco conservati nella Biblioteca di Novi compaia lo spartito di un ballo di Ponchielli, Le due gemelle, pure presentato alla Scala e che Marenco diresse personalmente”.

Il legame tra i due musicisti certifica quindi il ruolo e la statura del compositore novese nel panorama della musica italiana di ogni epoca.