Le cave della provincia tra rifiuti, smarino, lingotti e (presunte) mazzette.

Giovedì ad Alessandria potrebbe arrivare l'ok definitivo alla discarica di Sezzadio. Comitati e associazioni, pronti alle barricate, evidenziano i presunti intrecci tra cavatori, politici e dirigenti pubblici, già emersi nelle intercettazioni sul Terzo valico.

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Palazo Ghilini, sede della Provincia

Sorge spontaneo chiedersi se il funzionario della Provincia al quale nel settembre del 2016 i carabinieri hanno sequestrato 200 mila euro e lingotti d’oro, rinvenuti nella sua abitazione, sia lo stesso di cui parlavano in un’intercettazione i capi della cricca del Terzo valico e un imprenditore molto interessato all’utilizzo delle sue ex cave per lo smarino del Terzo valico. Nell’ordinanza della procura di Genova che ha portato a processo i vertici del consorzio e di molte imprese sub appaltatrici, insieme all’inchiesta parallela della magistratura romana, l’allora direttore dei lavori del Terzo valico, Giampiero De Michelis, e il suo sodale, Domenica Gallo, sospettato di legami con la ‘ndrangheta, parlavano di una cava da utilizzare nell’ambito del Terzo valico che doveva ancora essere autorizzata dalla Provincia. Dal dialogo emergeva che “il proprietario gli aveva assicurato di avere buoni contatti con i politici locali, sia della maggioranza che dell’opposizione”. Soprattutto, Giuseppe Balbo, titolare della Allara di Casale Monferrato, proprietaria di molti siti inseriti nel Piano cave del Terzo valico e del sito di cascina Borio, a Sezzadio, interessato dalla discarica Riccoboni, era stato anch’egli intercettato mentre dialogava con Andrea Ottolin, funzionario del Cociv, sostenendo di essere in contatto anche con un funzionario della Provincia “che rischia ora ma è un povero cristo”. Balbo sosteneva di avere portato a cena la persona e che si stava accollando diverse spese.

Mezzi della ditta Allara

D recente, Il Piccolo di Alessandria ha pubblicato la notizia secondo la quale l’indagine sul funzionario provinciale sarebbe in dirittura d’arrivo. Tutto era partito dalle segnalazioni di alcuni cavatori, che avevano lamentato, secondo quanto riportato il giornale alessandrino, di essere ostacolati negli iter autorizzativi sui quali decideva il funzionario in questione, che invece avrebbe favorito altri, a quanto pare in cambio di denaro o altro. Come si diceva, il funzionario di cui parlavano Balbo e Ottolin sarà lo stesso oggetto dell’indagine dei carabinieri con contorno di lingotti e presunte mazzette? Che il mondo delle cave sia tutt’altro che pulito lo dimostra anche la famosa intercettazione riferita sempre all’inchiesta sul Valico e che vede sempre protagonista Giuseppe Balbo e Andrea Ottolin. Verso la fine del 2015, l’allora direttore dei lavori del Terzo valico De Michelis puntava a sbattere fuori dal sub appalto la Allara per far guadagnare la Breakout, impresa di Silvano d’Orba riferibile a lui e al sodale, Domenico Gallo. Balbo diceva a Ottolin di aver riferito le persecuzioni “a livello politico a Daniele”. Un esponente politico di rilievo, rimasto anonimo, che non si è capito se abbia o meno riferito alla magistratura quanto gli era stato comunicato dal suo amico imprenditore.

L’assemblea di venerdì scorso a Sezzadio

Venerdì sera, a Sezzadio, nell’assemblea sulla discarica di Cascina Borio (1,7 milioni di mc di rifiuti previsti sulla falda che dà da bere agli acquedotti), organizzata per annunciare i presidi in programma giovedì ad Alessandria, è stato ricordato che il periodo al quale si riferisce l’indagine sul funzionario provinciale è tra il 2012 e il 2016, proprio quello in cui è partito l’iter della cava di Sezzadio e nel quale sono state autorizzate molte delle cave dell’alta capacità ferroviaria. “L’autorizzazione – è stato detto dai rappresentanti dei comitati e delle associazioni – alla discarica della Riccoboni, oltretutto, è stata firmata dall’allora presidente Rita Rossa, quando la firma, secondo un’ordinanza del Tar riferita a un’altra discarica provinciale, doveva essere apposta dal dirigente e non dal politico. Non solo: oltre alla Riccoboni, indagata per reati per reati ambientali in merito alla discarica Molinetto di Cogoleto, anche il progettista, Fulvio de Lucchi, è indagato per traffico illecito di rifiuti così come il marito della Rossa, Ezio Guerci, entrambi nell’ambito dell’indagine su Aral”. Legami tutti da verificare, quelli evidenziati dai comitati della Val Bormida e dai No Terzo valico, pronti a difendere la falda acquifera dal possibile inquinamento da rifiuti e dall’amianto, ma è certo che la Provincia, guidata dal Pd e da Rita Rossa, non ha difeso il suo primo no alla discarica di cascina Borio, impugnato dalla Riccoboni davanti al Tar, con successo, alla quale è poi seguita l’autorizzazione firmata dalla Rossa stessa. “Se giovedì arriverà l’ok alla tangenziale – è stato detto in assemblea – siamo pronti alle barricate in Val Bormida”. Il Comune di Sezzadio, nella conferenza dei servizi, ribadirà il suo alla tangenziale chiesta dalla Riccoboni.