Dopo 7 mesi l’ospedale di Tortona è di nuovo Covid Hospital. Lo ha comunicato la Regione nel tardo pomeriggio di oggi, sabato 31 ottobre: 16 ospedali del Piemonte saranno convertiti in Covid Hospital, fra questi anche il «Santi Antonio e Margherita» di Tortona, che diventa la seconda struttura della provincia, dopo la clinica Salus  di Alessandria, ad essere destinata alla cura esclusiva dei malati Covid.

«Con il crescere esponenziale della curva del contagio in altre aree del Piemonte – dice il sindaco Federico Chiodila necessità di posti letto era già stata palesata negli ultimi giorni. Tuttavia lavorando a stretto contatto con il direttore generale dell’Asl Al Valter Galante e con il direttore sanitario Federico Nardi, eravamo riusciti ad arginare il problema distribuendo i malati nei vari reparti Covid degli ospedali della provincia. Oggi la Regione, con una scelta unilaterale della parte tecnica, ci ha scavalcato. Questa decisione è sicuramente dovuta all’estrema gravità della situazione, in particolar modo a Torino, ma anche nella vicina Alessandria. Addirittura stavano alloggiando i malati nelle chiese e nelle tende predisposte dall’esercito. Il comportamento virtuoso dei tortonesi e la gestione dell’Asl Al fino a oggi del contagio nella nostra zona ci ha permesso di essere una delle aree meno colpite. Ora la Regione ci impone un nuovo sacrificio senza che l’Unità di crisi ci abbia prima consultati. Ci sarà un prezzo da pagare per questa imposizione, è inevitabile. Mi riferisco al dover mettere per iscritto i potenziamenti che dovranno essere effettuati nel nostro ospedale in tempi rapidi, una volta superata l’emergenza sanitaria. Su questo saremo intransigenti. Ancora una volta Tortona, insieme ad altri 15 ospedali, deve venire in soccorso del Piemonte, e se da un lato non ci tiriamo indietro alla prospettiva di aiutare molti cittadini del Piemonte gravemente malati, dall’altro non possiamo che denunciare una gestione molto discutibile di questo drammatico passaggio».

«Sono rammaricato con il sindaco e i cittadini di Tortona, ai quali in ogni modo avrei voluto risparmiare il “sacrificio” dell’ospedale, che già era stato impegnato in prima linea nella prima fase dell’emergenza – dice l’assessore regionale alal Sanità Luigi Icardi -. La soluzione alternativa della clinica di Alessandria non è bastata, di fronte alla repentina recrudescenza della pandemia non ho potuto oppormi alla scelta tecnica del Dipartimento di emergenza delle malattie infettive. Sono stati convertiti 16 ospedali e probabilmente non basterà. In questo momento non abbiamo alternative, dobbiamo in ogni modo creare dei percorsi dedicati per contenere il dilagare esponenziale del contagio. Chiedo comprensione, l’ospedale tornerà alla normalità appena possibile e certamente la riconoscenza a Tortona sarà tangibile».

Alla luce della necessità crescente di posti di ricovero e al fine di destinare ai pazienti Covid strutture ospedaliere dedicate, l’Unità di crisi della Regione ha dato disposizione di convertire 16 presidi ospedalieri del territorio in Covid Hospital.

A Torino l’ospedale Martini (con chiusura del Dea) e parzialmente il Cto (conversione della Medicina del lavoro, parte della Rianimazione e dell’Ortopedia), mentre in provincia di Torino il San Luigi di Orbassano (con una conversione del 50% dei posti letto e Dea aperto) e gli ospedali di Venaria, Giaveno, Cuorgnè, Lanzo e Carmagnola.

Nel Cuneese gli ospedali di Saluzzo e Ceva, in provincia di Alessandria la Clinica Salus e l’ospedale di Tortona, in provincia di Asti l’ospedale di Nizza Monferrato, nel Novarese l’ospedale di Galliate, nel Vercellese quello di Borgosesia (con Punto di primo intervento – Ppi – aperto h24) e nel VCO il presidio COQ di Omegna.