L’omaggio di Lantero e Marello a Lorenzo Bottero

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L’abbraccio dei sindaci e dei tamburellisti si è stretto intorno alla bara di Lorenzo Ettore Bottero, 87 anni giornalista e sindaco dal 1980 al 1986 per l’ultimo saluto, avvenuto ieri mattina nella chiesa parrocchiale dell’Assunta a Ovada. Al termine della cerimonia funebre, presieduta dal parroco don Maurizio Benzi e dall’ex parroco don Giorgio Santi, che hanno elogiato lo spirito di servizio, ha preso la parola l’attuale sindaco di Ovada Paolo Lantero, a nome di circa 20 sindaci fra cui anche Lucchini di Acqui Terme. “Renzo era prima di tutto una brava persona – ha detto Lantero – sapeva ascoltare, era attento osservatore, agiva con dedizione e spirito critico, al di là dell’appartenenza politica, sia nel ruolo di sindaco, eletto nelle liste del Pci, sia come cronista. Era l’antitesi della politica urlata e della cronaca d’effetto”. Il motore era la passione per la sua città, che ha raccontato fin da giovanissimo nel dopoguerra: “Per dare una mano – raccontava lo stesso Bottero ricordando l’esempio del sindaco Vincenzo Ravera – a chi aveva bisogno di tutto in un’epoca in cui non c’era niente, a parte la voglia di ricominciare”.
Tesserino dell’Ordine dei Giornalisti numero 93, come corrispondente dei quotidiani ‘La Stampa, ‘L’Unità’, ‘Il Lavoro, ha messo in luce fatti e personaggi, ha collaborato con i giornali locali e la rivista Urbs dell’Accademia Urbense, di cui era direttore responsabile dal 2017.
“Bottero da vero esperto ha contribuito a far conoscere a livello nazionale lo sport tradizionale del Basso Piemonte”, dopo il sindaco ha preso il micronfono l’ex campione del Tamburello, Aldo Marello di Asti, il mitico Cerot, che nel 1979 conquistò lo scudetto di serie A con l’Ovada Enal di cui, lo stesso Bottero in vari periodi è stato dirigente.
“Con le sue valutazioni prive di lusinghe, ma sempre garbate, ci spronava a fare meglio”, ha aggiunto la vecchia gloria del tambass, fra gli applausi di tanti appassionati, sportivi e dirigenti, come i dirigenti della Polisportiva Mario De Negri di Castelferro, la squadra più scudettata d’Italia con altrettanti record di Coppe Italia e Coppe Europa.

La  pubblica amministrazione, che Bottero ha servito   come sindaco, ma anche come impiegato daziere, presidente dell’ospedale e  la passione giornalistica, ma soprattutto la famiglia con la moglie Annita, i figli Mirco e Lorella, sono stati  i tre fari nella vita di un uomo, apparentemente riservato, ma aperto e gioviale con tutti, che il sindaco Lantero ha definito “esempio di ovadesità”.
All’Accademia ha donato la raccolta privata ‘Fatti della Benedicta’, mentre ai giovani tamburellisti, che stanno allestendo il museo del Tamburello a Basaluzzo, ha consegnato le testimonianze sportive.
Bottero era considerato fra i massimi esperti di tamburello a livello nazionale e, qualche volta dal 1991 allo sferisterio di Castelferro e successivamente a Cremolino, ho avuto anch’io il privilegio di poterlo intervistare e di imparare. ‘La vita è come una partita di tamburello, sai quando inizia ma non sai quando finisce, bisogna essere vigili e reattivi fino all’ultima palla dell’ultimo trampolino’, diceva Bottero scandendo in gergo ogni set di tre giochi sul taccuino.
Daniela Terragni