by Stefano Ghiotto

Siamo sicuri che la qualità dei prodotti di intrattenimento stia seguendo l’aumento esponenziale della disponibilità in streaming degli stessi?

Lo streaming di “prodotti” visivi non è una novità: già negli anni 2000 era possibile scaricare film (legalmente o illegalmente) e poco dopo anche guardarli in streaming con qualità decente.

Poi un giorno arriva uno schiacciasassi di nome Netflix e si capisce da quel momento le cose sarebbero cambiate.

In Italia l’impatto di Netflix ha, in un certo senso, aiutato a far emergere anche i vari competitor come Infinity, NOW TV (Sky Online), Chili o Amazon Video, che fino a quel momento avevano numeri di iscritti imbarazzanti.

MA COSA HA CAMBIATO?

Tutto quel che riguardava la vecchia pratica di guardare film e serie tv online!

Se non avevate amici che vi passavano film tramite leggendari hard disk paragonabili al vaso di Pandora allora gli “scaricatori” eravate voi.

eMule
Non ce la faccio, troppi ricordi

E non importa se i film o le serie tv in questione fossero solo uno svago per i pomeriggi di non-studio o il pretesto audace per sperare in un improbabile limone sul divano, nessuno aveva voglia di perdere tempo con film di scarsa qualità.

Vuoi che fossero disponibili solo film già usciti da tempo e quindi già largamente recensiti e conosciuti, fatto sta che la selezione era molto orientata verso prodotti di successo.

Per fortuna aggiungerei io, non a caso la generazione a cavallo degli anni ‘80/’90 ha potuto, più di ogni altra, riscoprire moltissimi film di grande qualità della storia del cinema.

“Beh ma è ancora così” penserete voi, e invece no.

Fino a 4-5 anni fa guardare qualcosa in streaming era sì comune ma non così diffuso. Personalmente ho conosciuto gente che aveva paura di prendere virus/non era capace/non conosceva i siti/ecc., per non parlare dei nostri genitori o di altre persone più grandi che a volte non sapevano neanche usarlo un computer.

L’avvento di Netflix ha drasticamente rivoluzionato la concezione dei film in streaming, soprattutto grazie alla sua semplicità d’uso e al suo prezzo aggressivo, che per la prima volta ha creato una concorrenza alle pay tv convenzionali.

Quello che forse non era prevedibile era l’effetto domino che si sarebbe creato nel giro di pochi mesi, per fare un paragone un po’ come quando a scuola un ragazzo/a figo/a comprava un paio di scarpe a caso e nel giro di un mese le avevano tutti.

Ecco con Netflix è stato esattamente così: a distanza di 2 anni dal suo arrivo in Italia ormai chiunque conosce questa piattaforma e pian piano stanno emergendo anche i competitor sopracitati. In tanti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, sentendoci finalmente parte dell’affascinante mondo delle serie tv americane e per giunta legalmente!

Ma è davvero un mondo così affascinante?

QUAL È IL PREZZO DELLA QUALITÀ?

Il dilemma è nato in me in tempi recenti. Passata l’ubriacatura iniziale ho lentamente abbandonato l’account di Netflix condiviso con mio cugino/coinquilini/estranei perché il tempo da dedicare alle serie tv è sempre meno.

Ovviamente alle serie tv non si può rinunciare definitivamente però ha cominciato ad urgere in me una necessità di controllo-qualità selettiva.

Mentre prima questa selezione veniva fatta dai distributori come Sky o Mediaset, adesso non c’è più nessun filtro: tutto ciò che viene prodotto negli USA arriva in contemporanea anche a noi e il periodo-cuscinetto che ci permetteva di evitare le boiate si è dissolto. Se consideriamo che nel 2016 le serie prodotte negli USA hanno raggiunto le 455 stagioni in un anno forse cominciamo a capire la situazione in cui siamo.

Stima delle serie prodotte negli USA dal FX Networks Research

Togliamo pure che una buona parte potrebbero non essere davvero arrivate a noi, togliamo che un’altra buona parte non sono state tradotte o sottotitolate, togliamo anche che tra i miei amici ci saranno solo 1 o 2 veri nerd, però se tra un gruppo eterogeneo di persone si arriva a parlare di 10/15 serie tv dove sono finite tutte le altre? Perché quasi nessuno ha visto le decine di serie “Originals by…” che intasano le home page dei siti di streaming?

Semplice, perché l’offerta ha superato la domanda.

Reed Hastings
Il simpaticone in questione

Recentemente il CEO di Netflix, Reed Hastings, ha dichiarato in maniera scherzosa: “Noi siamo in competizione con il sonno”. E nonostante fosse solo una frecciatina alla concorrenza, il messaggio sottointeso è chiaro: “Vi state guardando qualsiasi cosa vi piazziamo davanti alla faccia”.

C’ERA UNA VOLTA LA TV SPAZZATURA

Alla fine dei conti cambiano i mezzi, cambiano le generazioni ma le dinamiche rimangono sempre le stesse. Se una volta c’era lo stereotipo dell’uomo di mezz’età il cui unico desiderio era fare zapping compulsivo dopo cena adesso possiamo ammettere che siamo diventati schiavi della “riproduzione in seguito”. Finita una puntata comincia la seguente, le stagioni si susseguono e ogni serie rimanda ad un’altra correlata, spesso di dubbia qualità.

Quella competitività qualitativa che ha spinto i network a produrre serie e film di altissimo livello si è rivelata una piccola percentuale della marea di serie che invece di qualità ne hanno ben poca.

Anche a me personalmente è capitato di imbattermi in serie e film di “seconda categoria” (ma anche terza o quarta) e davvero non riesco a capire come si possano produrre cose di così scarso valore in un’epoca in cui la velocità della vita continua ad aumentare e il tempo da perdere è sempre meno.

SI RIPARTE DAL VIA

Se davvero eravamo convinti che con la diffusione dello streaming fosse finita l’epoca dei condizionamenti, delle pubblicità e dei programmi beceri dei canali televisivi forse dovremmo ricrederci. Finché ci sarà gente che guarderà Netflix & Co. alla stessa maniera di come si guardava la tv 5 o 10 anni fa allora vuol dire che non c’è stato nessun passo avanti nella qualità di ciò che guardiamo, solo un cambio del mezzo di trasporto.

Con buona pace di chi, come me, vorrebbe un aumento della qualità di ciò che ci entra nella testa e non della sua quantità.

La mia preoccupazione potrebbe essere condivisa o meno ma un paio di quesiti secondo me potrebbero porseli tutti: siamo in grado di valutare un valore del nostro tempo? Continueremo a guardare tutto ciò che ci verrà somministrato o andremo alla ricerca della qualità?



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