Mai come oggi il calcio femminile ha valore. Nella giornata in cui si celebrano le donne in tutto il mondo, a Novi Ligure 22 donne sono in agitazione. Un’agitazione positiva, una tensione sportiva nervosa di quelle che ti fanno fremere in vista di un grande evento.

Il grande evento in questione è Novese Calcio Femminile – Empoli Ladies. Due esempi virtuosi di come si possano e si debbano abbattere le barriere. Le novesi in particolare hanno alle spalle una storia importante, ma anche travagliata. Guidate dall’esperto mister Fossati, hanno iniziato la loro ascesa da più di 4 anni sotto il nome dell’Acqui Calcio.

In campo scendono la prima contro la seconda. Il miglior attacco (quello novese con Montecucco capocannoniere) contro la miglior difesa (appena 8 le reti incassate dalle toscane). Ma tornando alla storia di questo gruppo la sua forza sta proprio in un’amalgama unica che lo rende vincente (e lo scriviamo oggi a quattro giorni dalla grande sfida). Con la maglia bianca e nera dell’Acqui le ragazze di Maurizio Fossati vincono in rapida successione Serie D e C, portandosi a casa (nel 2013) anche Coppa Piemonte e Premio Disciplina. Un triplete rimasto nell’ombra.

Poi l’anno scorso la decisione di staccarsi dall’Acqui Calcio, diventando Accademia Acqui, società che dura un anno e che si piazza al quarto posto. Infine l’ultimo stacco, con i problemi societari che travolgeranno sia l’Acqui che la Novese maschile, il gruppo si sposta a Novi e diventa la prima squadra di calcio della città. Un modello di gestione virtuoso delle risorse, umane e materiali, con a capo Davide Saccone, uomo silenzioso, ma concreto.

Oggi, alla vigilia di questa sfida, le biancocelesti, come le ragazze dell’Alessandria femminile e tutte le altre donne e ragazze che hanno scelto il calcio, giocano con più passione che mai. Per l’obbiettivo sportivo certamente, ma anche per il giusto riconoscimento che va dato allo sforzo da loro compiuto finora nell’abbattere stereotipi e luoghi comuni sul calcio femminile (che non è “in rosa”, non più fortunatamente) continuando a perseverare e a non rassegnarsi all’ignoranza.

Perché l’unico che può permettersi di giudicarle, è il campo.