Pool di esperti del ministero al lavoro per fermare il progetto di discarica

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Una squadra di giuristi tenterà  di fermare i lavori della discarica in attesa della sentenza del Consiglio di Stato. In questi giorni i tecnici del ministero dell’Ambiente insieme ai sindaci e al presidente della Provincia analizzeranno gli atti per verificare la legittimità dell’autorizzazione al progetto di discarica Riccoboni nell’ex cava in località cascina Borio a Sezzadio. “Durante il question time alla Camera sembrava che il problema dei rifiuti speciali sopra la falda acquifera fosse tecnico, invece è giuridico perché il progetto è stato autorizzato nel 2016 dalla Provincia – ha messo in chiaro il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, mercoledì 21 novembre a Palazzo Levi di Acqui durante l’incontro con i sindaci – La Provincia è l’unico organo, che potrebbe ritirare la delibera in autotutela, nel caso in cui emergessero anomalie procedurali. In base all’esito forse non sarà necessario inviare i tecnici dell’Ispra”.

Non c’è tempo da perdere perché a fine settembre a Sezzadio è iniziato l’allestimento del cantiere e la Provincia entro breve dovrà convocare la conferenza dei servizi per valutare il progetto della circonvallazione compensativa e sinergica al progetto di discarica. “Il problema del tracciato rispetto alla discarica è il problema minore, chiediamo al ministro Costa l’aiuto tecnico per rivedere l’intera procedura dell’autorizzazione e per individuare i margini di intervento”, Gianfranco Baldi, nel delicato ruolo di sindaco pioniere del no e presidente della Provincia da appena un anno, ieri ha ribadito collaborazione alla popolazione e ai circa 30 sindaci convenzionati. “Siamo qui per far prevalere il buonsenso, perché quell’autorizzazione non rispetta le risorse idriche ed è incomprensibile rispetto alle scelte fatte e a quelle future”, hanno introdotto la questione il sindaco di Acqui Giuseppe Lucchini e il sindaco di Sezzadio Pier Giorgio Buffa, che ha sottolineato: “Al tempo della ex cava di argilla non si conoscevano potenzialità e rischi della falda di ricarica, ma ora sì”. “La falla è nella normativa, che valuta i progetti, ma non in prospettiva futura”, ha aggiunto il geologo Luigi Foglino. Dieci anni fa la Provincia investì milioni nel tubone antisete, in futuro la falda di Predosa e Sezzadio, la sorgente primaria potrebbe dissetare la valle Bormida ed altre 200 mila persone.

Chi si aspettava una soluzione immediata, dovrà ancora pazientare

Non dovrebbe esservi alcun dubbio sull’applicazione del principio di precauzione tanto applicato in Europa, ma tanto trascurato dalle nostre parti. La valle Bormida ha già imparato dall’Acna di Cengio e la gente è esasperata”, ha detto al Ministro Pier Giorgio Camerin di Sezzadio Ambiente. Il presidio dei Comitati di Base della Valle Bormida, dei comitati locali Sezzadio Ambiente, Vivere a Predosa, Comitato Agricoltori della Valle Bormida, è iniziato in piazza Levi dalle 8 per accogliere l’arrivo del ministro verso le 10 con striscioni e bandiere, dopo le 12 era ancora lì. “Non importa se lo stop alla discarica non è arrivato oggi, arriverà presto. Abbiamo fiducia nel lavoro dei tecnici, quell’autorizzazione è stata firmata da Rita Rossa e non dal funzionario competente”, il coordinatore dei Comitati di Base Urbano Taquias, la giacca grondante di pioggia e il megafono sempre alto per farsi sentire anche all’interno della sala del consiglio, ha già scritto la sentenza, ma l’assemblea è cauta.

Bisogna distinguere i desideri da ciò che è possibile fare, non si può trasformare una volontà politica in atto amministrativo se la legge non lo permette – ha detto Costa e, rivolgendosi ai sindaci anche in riferimento ad un sito alternativo mai proposto, ha chiesto e ripetuto – dov’era il territorio nel 2016?”. Di certo non era assente. “In effetti è stata una frase infelice, ma forse il ministro è male informato – ha commentato Walter Ottria, consigliere regionale LeU, referente della commissione Ambiente ed ex sindaco di Rivalta Bormida – i sindaci sono attivi dal 2011 prima ancora dei Comitati”. A proposito della presunta illegittimità degli atti, da ex consigliere provinciale Ottria ha aggiunto: “La delibera è conseguenza della sentenza pronunciata dal Tar nel 2015. Se il cavillo della firma potrà servire, ben venga”.

Il ministro ha scavato anche sul ricorso al Consiglio di Stato presentato dal Comune di Sezzadio, che ha speso circa 60 mila euro in 4 anni e mezzo di vertenze legali: “Mi chiedo perché non sia stata chiesta la sospensiva”, ha detto Costa. “E’ stata chiesta – ha spiegato il consigliere regionale M5s Paolo Mighetti – ma è stata ritenuta non determinante, perché la discarica non era ancora in fase di costruzione”.