Quei minuti che ci salvano la vita

Sotto accusa il numero unificato 1-1-2 per le emergenze dopo la tragedia nel Gorzente

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Funzionava tutto perfettamente. Chiamavamo il 118 per l’ambulanza, il 113 per la polizia, il 115 per i vigili del fuoco e il 112 per i carabinieri. Rispondeva una persona competente, che dava subito una rassicurazione ai nostri timori. Come sempre nel nostro Paese, se le cose funzionano vanno cambiate, come se non avessimo bisogno di cambiare ciò che al contrario non va proprio. Ecco che dall’inizio dell’anno, (da Maggio in Piemonte) seguendo la direttiva europea, anche l’Italia si è adeguata il 112, meglio dire 1-1-2- è il numero da comporre per ogni emergenza, sia questa un incidente, un incendio, un allagamento, un’aggressione, un furto piuttosto che un malore. In America il numero unico 911 funziona da sempre e l’Europa vuole inseguire. Non abbiamo fatto grandi ricerche nelle altre nazioni europee, ma pare che in Italia qualcosa non vada. Le polemiche per i ritardi e le incomprensioni, nel nostro territorio sono emerse dopo la tragedia occorsa al piccolo Leonardo, trascinato in una pozza d’acqua a seguito del distaccamento del masso dove era seduto e che lo ha travolto. I soccorsi sono arrivati abbastanza celermente, ma il grosso masso che imprigionava il bimbo sott’acqua impedendogli di respirare, non era rimovibile senza le attrezzature dei vigili del fuoco, i quali sostengono di essere stati chiamati 15 minuti dopo che la richiesta di soccorso è pervenuta 112.

Il piccolo poteva essere salvato, se i vigili del fuoco fossero arrivati 15 minuti prima? Questo lo accerterà l’indagine in corso. Quello che invece ha evidenziato quell’episodio terribile è che il numero unificato non sia così efficace. A mettere sotto accusa  1-1-2  è Conapo, il sindacato dei vigili del fuoco,  ha avviato un esposto in Procura per fare chiarezza su tempi e modalità, tema che sarà affrontato  nel corso di una conferenza stampa indetta per questa mattina a Torino.

Pare comunque che il caso di Capanne di Marcarolo non sia isolato, l’Italia intera è coinvolta, in primis la capitale, che come tale, è finita sulle cronache nazionali in seguito ad episodi analoghi di ritardi a causa di lungaggini. Un tempo il soccorso veniva immediatamente, oggi l’importante è declinare le generalità: nome cognome indirizzo, motivo della chiamata, insomma deve essere compilata una scheda per essere inviata a chi poi dovrà fisicamente intervenire, con buona pace per chi sta fremendo in attesa di aiuto.

Sempre secondo il Conapo, in questo caso capitolino,  in alcuni casi, il 1-1-2 è gestito come un coll center, dove chi risponde non ha competenze specifiche, lo dimostrano la tempistica a cui è sottoposto chi chiama il numero di emergenza, e già qui si perdono minuti preziosi. Anche per il servizio 118 i problemi ci sono eccome. Chi rispondeva al telefono aveva immediatamente una risposta sanitaria ed era in grado di dare indicazione al richiedente, oggi le attese sono lunghe e in quei momenti per chi richiede un intervento diventano infinite, inoltre chi risponde non è in grado di stabilire il codice d’urgenza d’assegnare. Insomma è evidente che qualcosa va rivisto, ma nel frattempo come sempre, è il cittadino che ne paga le conseguenze.