Renato Lovotti: “La microcriminalità in Val Borbera? È solo uno dei tanti problemi da affrontare”

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Renato Lovotti. sindaco di Albera Ligure

Va a periodi e questo, è decisamente un periodo che eufemisticamente potremmo definire non buono per la sicurezza. Nonostante i dati ufficiali dicano che nell’ultimo anno, il furto, il reato più frequente praticato in provincia di Alessandria, sia diminuito di oltre il 10%, come del resto è diminuito il numero di reati in generale, in Val Borbera la microcriminalità imperversa; tra truffe o tentativi di truffa, furti più o meno riusciti, solo nelle ultime due settimane, si contano parecchi episodi.

Sabato e domenica, sono i giorni prescelti per le incursioni ladresche; l’ultimo week-end di febbraio, i ladri hanno scelto l’Alta Valle per i loro raid, il primo fine settimana di marzo, la Bassa.  Gli orari variano; alcuni malviventi preferiscono la mattina, altri il pomeriggio, qualcuno la sera, mentre le notti sono più tranquille, pare quindi che privilegino le case vuote, perché, secondo i Carabinieri, corrono meno rischi, se vengono scoperti. Anche la refurtiva varia. Oro, gioielli, e denaro, sarebbero graditi, ma sono ben poche le persone che tengono in casa i preziosi, e le carte di credito hanno da tempo sostituito il contante; ma non ci s’illuda, i ladri entrano comunque nelle case e si accontentano anche della medaglietta con l’Angelo Custode, (chi non ha, o aveva, una medaglietta con l’Angelo Custode?), ai ladri piacciono anche i vestiti, soprattutto se costosi, borse firmate, computer portatili, tablet. In pochi apprezzano l’arte, anche perché vale come per i gioielli, dove ci sono oggetti di valore, ci sono anche super sistemi antifurto.

Ma come spiegano i Carabinieri, una telecamera, un allarme e una porta blindata, possono scoraggiare i “topi d’appartamento”, e i costi d’istallazione sono relativi, e non paragonabili al valore delle ore e ore perse per risistemare la casa, lavare tutto quello che è stato toccato dai delinquenti, senza parlare dello shock che si prova nel rientrare e trovare la propria abitazione completamente sotto sopra. E in quel caos totale, non ci si accorge immediatamente di quello che hanno portato via.

Tutto questo prologo per arrivare a una considerazione di un nostro lettore che ha commentato qualche giorno fa, in seguito ad un articolo pubblicato proprio a proposito di furti in alta Val Borbera. Scrive: “ L’alta Val Borbera potrebbe e dovrebbe essere una vera trappola per ladri che presumibilmente arrivano da lontano, probabilmente con due o tre telecamere si potrebbe monitorare tutto il traffico. Mi risulta che a Borghetto le hanno installate con il sistema di riconoscimento targhe e che sono di grande aiuto alle forze dell’ordine. Mi chiedo se i troppi Comuni dell’alta valle mentre discutono da troppi anni di grandi sistemi potessero pensare a un progetto vero e concreto per dare un segno di vitalità e impegno serio, non troviamo la scusa dei soldi, stiamo parlando di cifre che se divise in 7 comuni diventano possibili anche in bilanci molto limitati, se poi non c’è “neanche una lira” non credo impresa difficile trovare uno o più sponsor….”. Abbiamo promesso di girare la domanda ai sindaci, in modo particolare di quei comuni posti lungo la strada provinciale.

Qualche anno fa, – spiega Domenico Saporito, assessore comunale a Borghetto ed ex assessore in Comunità montana – avevamo fatto un progetto di videosorveglianza, è stata installata una telecamera a Cantalupo, collegata con la centrale della Polizia Locale, che proprio in quel periodo eravamo riusciti ad armare. Poi le Comunità montane sono state sciolte e il programma si  arenato”.

Enrico Bussalino, sindaco di Borghetto Borbera

Il progetto si concretizzato a Vignole e a Borghetto, che di telecamere ne ha installate in tutti i varchi, come spiega il sindaco Enrico Bussalino: “Non ho dubbi che le telecamere siano un deterrente e soprattutto un aiuto nelle indagini a 360 gradi, per le Forze dell’Ordine. Il nostro impianto, che è a infrarossi, è costato 30mila euro e, la centrale di raccolta delle immagini trasmesse, è operativa 24 ore su 24, è spesso servita ai Carabinieri per individuare responsabili di vari reati. Questo naturalmente non impedisce che si verifichino comunque alcuni atti malavitosi, anche perché abbiamo 39 Km quadrati di territorio e non tutto è coperto, ma stiamo attrezzandoci. Non nascondo che il problema  economico è quello che ci sta rallentando, perché ci sono anche i costi di manutenzione che vanno considerati”. Di certo le telecamere di Borghetto, così come quelle di Vignole, che sono quasi tutte posizionate sulla provinciale, possono aiutare le indagini anche per reati commessi in Alta Valle, certo che aggiungerne alcune oltre le Strette, sarebbe rassicurante per i valligiani.

Sono assolutamente d’accordo – dice Renato Lovotti, sindaco di Albera Ligureil problema vero, checché se ne dica, sono i soldi. Concordo che un sistema di videosorveglianza sia necessario, ma purtroppo, per noi e per i nostri concittadini, i problemi economici ci stanno sommergendo; le telecamere hanno bisogno di un impianto adeguato che possa trasmettere le registrazioni, un luogo dove installare il computer di raccolta dati e, soprattutto, qualcuno che abbia la capacità e il tempo di leggerli questi i dati. Non essendoci risorse non si sa da dove iniziare. Lo Stato non interviene da anni, la Regione è in braghe di tela, le Province non si capisce se sono vive o morte, ma credo che dopo la vittoria del no al referendum siano in coma, ma attive per costituzione, i soldi ci sono per i mega stipendi, per i vitalizi di senatori e deputati e per tutte quelle cose che non riguardano minimamente i cittadini, abbiamo strade che fanno schifo, per non parlare della situazione idrogeologica, lo spopolamento è un dato di fatto, e nessuno si occupa più di niente. Una volta c’erano i contadini che monitoravano il territorio, zappavano, aravano, tenevano i campi in grado di assorbire l’acqua, ora tutto questo non c’è più e le frane, gli smottamenti sono sempre più frequenti. Non si può trattare la montagna in questo modo, altrimenti muore. La gente se va, noi siamo impotenti, senza risorse e ormai anche senza idee, perché non sappiamo da dove iniziare. Come abbiamo visto, anche d’inverno, ci sono gli incendi e i boschi vanno a fuoco, se piove un po’ più del necessario, andiamo a bagno, con la montagna che ci viene in testa, insomma un disastro.Le telecamere sono indispensabili, e sono assolutamente d’accordo, ma sono solo una, tra le tante cose indispensabili, che non riusciamo ad attuare”.