Repetto e Paravagna raccontano l’”inutile strage” con letture e canzoni.

Stasera appuntamento alla Soams di Rivalta Scrivia con lo spettacolo “Fanti, alpini, scarponi e “pescecani””, dedicato al primo conflitto mondiale.

0
236

Fanti, alpini, scarponi e “pescecani”. La grande guerra, un’inutile strage” è una lettura musicale di Gianni Repetto e Roberto Paravagna che racconta la Grande guerra con testi propagandistici dell’epoca (la famosa disputa tra interventisti e neutralisti), brani storici di analisi socioeconomica dell’epoca e testi letterari di reduci di quella guerra e canzoni scritte durante il conflitto o ereditate da altre tradizioni e modificate nelle parole. Stasera, sabato 23 novembre, alle 21, i due artisti si esibiranno a Rivalta Scrivia, nella Soams, in una serata organizzata dal Comitato civico Rivalta vivibile. Per quel che riguarda i testi delle letture, si parte con Federico Chabod e “L’Italia contemporanea (1918-1948)”, che evidenzia il ruolo avuto dai contadini nella guerra, vera e propria carne da macello mandata allo sbaraglio, e la loro inascoltata richiesta di terra; si prosegue con il parere contrapposto di un neutralista, Renato Serra, e di un interventista, Giovanni Papini, il primo, tragica ironia della sorte, caduto in battaglia, l’altro sopravvissuto all’immane tragedia; poi con Emilio Lussu e due brani tratti dal suo “Un anno sull’altipiano”, resoconto letterario sferzante di un interventista che nell’inferno della guerra capisce quanto fosse stata insensata la sua scelta; si va avanti con il futurista Filippo Tommaso Marinetti e il suo “Bombardamento di Adrianopoli”, esaltazione della guerra come bellezza scenica e rinnovamento spirituale e materiale; quindi un’invettiva di Carlo Emilio Gadda contro i “pescecani” e le loro infami speculazioni e un’altra di Giuseppe Prezzolini contro i comandi dell’esercito e i loro assurdi ordini di attacco;

Gianni Repetto e Roberto Paravagna

poi Giuseppe Ungaretti e le sue poesie ermetiche, la sintesi più lacerante ed efficace di quel conflitto, e Pietro Jahier con il suo diario “Con me e con gli alpini”, altra invettiva contro una classe dirigente che manda allo sbaraglio i suoi soldati; si chiude con Rudolf Bruungraber e il suo ramanzo “Karl e il ventesimo secoli”, in cui l’autore traccia un analitico bilancio della guerra in cui evidenzia, oltre ai danni della guerra viva, le sue conseguenze a lungo termine. Per quel che riguarda le canzoni, la successione è la seguente: “La leggenda del Piave”, canzone bandiera della grande guerra, composta nel giugno del 1918 da Giovanni Gaeta subito dopo la cosiddetta “battaglia del solstizio”; “Addio, mia bella, addio”, canto risorgimentale scritto nel 1848 da Carlo Alberto Bosi prima di partire per andare a combattere nella prima guerra d’indipendenza, ripreso dai soldati che partivano per il fronte, così come la successiva “Sul ponte di Bassano”, antico canto veneziano; “Ti ricordi la sera dei baci”, canzone di un alpino alla sua donna, che sia per il testo sia per la melodia è tra le più belle e struggenti da ascoltare; “Monte Nero”, che ricorda la battaglia del 16 giugno 1915 quando gli alpini conquistarono la sua cima, e “Monte Cauriol”, altra cima conquistata dagli alpini a un prezzo enorme di sangue; “Ta pum”, nata durante la battaglia dell’Ortigara e molto cantata proprio per l’onomatopea del suo ritornello; “Oh, Gorizia, tu sei maledetta”, nota anche come “Gorizia”, fa riferimento alla battaglia di Gorizia in cui persero la vita circa 21 mila soldati italiani e 9mila soldati austriaci; conclude “Il testamento del capitano”, che trae origine da una canzone cinquecentesca, “Il testamento spirituale del marchese di Saluzzo”, una perla del patrimonio epico-lirico italiano, ereditata in seguito dalla tradizione alpina all’epoca della grande guerra.

CONDIVIDI
Articolo precedenteAl via domenica 24 novembre la rassegna di Teatro di figura “Assoli”
Articolo successivoAl Forte di Gavi una giornata dedicata a rettili e anfibi