Lo “sgambetto” di Rfi, il Consiglio regionale sospeso per far votare (la prossima settimana) un nuovo no al progetto: per Energa, la società che punta a costruire il biodigestore da 33 mila tonnellate annue di rifiuti a Isola del Cantone, si mette male, anche se finora il proponente è stato particolarmente “fortunato”, per così dire, nel suo rapporto con la politica. Ieri mattina, a Genova, davanti alle sede della Città metropolitana, c’era parecchio movimento: cinquanta persone con striscioni e magliette con scritto “No al biodigestore” dalle 9,30 hanno sostato all’ingresso mentre una piccola truppa di sindaci liguri e piemontesi (Isola del Cantone, Ronco, Busalla, Savignone, Valbrevenna, Vobbia, Montoggio, Casella e poi Arquata, Serravalle e Novi Ligure) con il presidente della Provincia di Alessandria, Gianfranco Baldi, ha presenziato nella prima conferenza dei servizi dedicata all’autorizzazione definitiva al contestato impianto. Durante l’incontro, Rfi ha annunciato che non concederà il nulla osta a Energa, vista la vicinanza dell’impianto con la linea ferroviaria tra Piemonte e Liguria. L’impianto dovrebbe infatti sorgere all’interno dei trenta metri della fascia di rispetto ferroviaria e Rfi ha ricordato che non concede mai deroghe a progetti del genere. Un aspetto già evidenziato a suo tempo dall’Associazione Isolese Ambientalista nelle sue osservazioni al progetto presentate nel 2015, ma ignorato del tutto dalla Regione.

Genova, il presidio contro il progetto Energa

Una botta non da poco per Energa, che ora rischia di dover ripresentare il progetto, sempre che riesca a trovare lo spazio fisico necessario, essendo già il biodigestore programmato a settanta metri dallo Scrivia. Un dato, quest’ultimo, che allarma in particolare i sindaci alessandrini nonchè Gestione Acqua, gestore degli acquedotti, che infatti nelle sue osservazioni ha chiesto la costruzione di una condotta fognaria da località Camposaragna, a Isola, dove è prevista la centrale, fino al depuratore di Arquata, in modo da convogliare gli scarichi che altrimenti finirebbero direttamente nello Scrivia. Finora Energa aveva goduto di un certo “consenso” da parte delle istituzioni liguri governate dal centro destra: la Regione ha approvato il progetto dal punto di vista ambientale e paesaggistico nonostante una serie pesante di lacune (mancanza della titolarità dei terreni, prescrizioni a tutela dello Scrivia imposte a poi cancellate, ecc), la Città metropolitana sostiene che Energa può ricorrere all’esproprio dell’area di Camposaragna, acquistata però da un altro imprenditore che ha depositato un progetto di recupero di materiale edili, in valutazione da parte dello stesso ente. Ieri, dopo la conferenza in Città metropolitana (prossima seduta intorno a metà maggio per la decisione finale), sindaci e cittadini sono stati ricevuti dai capigruppo del Consiglio regionale, che ha sospeso la seduta. Alla richiesta di approvare subito un nuovo ordine del giorno contro l’impianto (dopo le tre mozioni unanimi del 2017, disattese dalla giunta) si è opposta solo Forza Italia. Il voto si terrà la prossima settimana: con la mozione si chiederà alla giunta di rivedere il suo voto favorevole alla luce del no di Rfi. Che faranno stavolta Toti & C?

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