Poteva essere un palliativo per evitare l’ulteriore intasamento delle strade provinciali a causa del traffico pesante generato dai cantieri ma al Cociv non interessa, per questo si è rivolto al Tar per chiedere di annullare la prescrizione imposta dalla Regione per la realizzazione di un trasporto combinato ferro-gomma dello smarino da Radimero (Arquata Scrivia) a San Bovo (Novi Ligure). Lo scorso anno, a luglio, la Regione aveva approvato il contestato aggiornamento del piano cave del Terzo valico, inserendo tutte le cave di deposito (alcune situate sopra le falde acquifere) richieste dal consorzio, nonostante l’opposizione di diversi Comuni, alcuni dei quali, come Pozzolo e le amministrazioni acquesi, hanno impugnato il provvedimento per tutelare la salute dei cittadini. Lo ha fatto anche il Cociv ma per tutt’altro motivo: fra le poche prescrizioni importanti indicate dalla Regione, c’era appunto il trasporto dello smarino in parte via ferrovia da Arquata a Novi. Il progetto prevede la riattivazione della linea ferroviaria della Cementir, da collegare al cantiere di Radimero e alla linea Fs per Novi. L’obiettivo era, come si diceva, evitare una presenza massiccia di camion verso il casello dell’autostrada A7 di Vignole Borbera, notoriamente critico per la sua conformazione, per il quale da anni i Comuni chiedono (senza successo) un adeguamento per evitare appunto il blocco del traffico in entrata e in uscita. La delibera della giunta Chiamparino del 2017 imponeva la presentazione di un progetto, da parte del Cociv, entro tre mesi e l’attuazione della prescrizione entro nove mesi.

Il casello di Vignole Borbera

Una soluzione utile, tra l’altro, a ridurre il rischio amianto, visto che ad Arquata la Regione ha calcolato il 50% di presenza di rocce serpentinifere (potenzialmente contenenti amianto), più sicuro, in teoria, con l’uso del treno anziché dei camion. Soltanto che, a quanto risulta, il Cociv non ha fatto nulla, così la Regione, nel marzo scorso, ha diffidato il consorzio a presentare, entro due mesi, il progetto, imponendo altre prescrizioni rispetto ai quantitativi massimi di smarino trasportati, alla movimentazione del materiale da costruzione e all’utilizzo della rete ferroviaria. Il consorzio però ha impugnato queste prescrizioni, come si diceva, davanti al Tar, quindi contro la Regione. I giudici hanno però respinto la richiesta di sospendere gli atti regionali, preannunciando quello che potrebbe essere il giudizio di merito: “L’uso del sistema ferroviario (per il trasporto dello smarino, ndr) è stato chiaramente esplicitato dalla Regione Piemonte sin da deliberazioni del 2013, non oggetto di contestazione da parte della ricorrente”. Il Cociv in precedenza non si era mai opposto alla richiesta di utilizzare anche la ferrovia ma lo ha fatto solo adesso, probabilmente pregiudicando l’esito finale del ricorso. Ora c’è da comprendere se con l’ordinanza del Tar il consorzio dovrà mettere in atto quanto imposto dalla Regione. Il provvedimento del giudici torinesi può infatti essere impugnato. Intanto, i lavori, ovviamente, vanno avanti, con tanti camion sulle strade.

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