by Stefano Ghiotto

STRANGER THINGS 3 È (AD OGGI) LA SERIE RECORD DI NETFLIX

È notizia di questi giorni che la terza stagione della serie dei fratelli Duffer ha fatto il botto, in termini di visualizzazioni. Stranger Things 3 arriva nel bel mezzo di un’estate infernale, tra sudore, ventilatori e zanzare. “Un ringraziamento al belino” credo direbbe Montale. Nel senso che non ho mai visto un prodotto così sponsorizzato in ambito seriale. Quindi ci mancherebbe che faccia questo genere di numeri, la sorpresa sarebbe il contrario.

Per inciso, io sono tra i 40 milioni di spettatori che si sono sparati le nuove puntate nel primo weekend. E sono un fan di Stranger Things dalla prima serie, se non altro perché ricalca alla perfezione quei cult a cui sono sempre stato affezionato da piccolo. L’operazione nostalgia della serie è da manuale e su questo c’è poco da discutere. Quello che però mi lascia perplesso è la sensazione che Stranger Things 3 non sia stata così incisiva come le prime due stagioni.

È una sensazione molto personale, per questo esordisco con un “recensione sincera”, prendetela come una riflessione di un fan contento a metà. Non si contano le persone a cui questa stagione è piaciuta tantissimo e che la definiscono addirittura la migliore tra le tre. Ecco, proprio a tal proposito avrei qualcosa da, sinceramente, obiettare.

E lo farò come potrebbe farlo Alessandro Borghese. Perché? Che cazzo ne so, perché mi va! Perché alla fine voglio proprio vedere se confermare o ribbaltare completamente. Scusate volevo farlo da troppo tempo <3

LOCATION: 10

Eh sì, partiamo dalle gioie. Me lo immagino proprio Ale che si gira per parlare in camera e dire “I gestori (Duffer Brothers) sono cordiali e il loro locale sembra proprio uscito dagli anni ’80. Bravi, mi piasce!

Ma veramente, di cosa stiamo parlando? Il comparto tecnico di Stranger Things 3 è uno spettacolo. Le ambientazioni, i costumi e la colonna sonora sono encomiabili. Per non parlare della computer grafica che spesso ne esce con le ossa rotte anche in produzioni milionarie. Qui no, i dettagli audio e video sono curatissimi, la scena quasi finale di Dustin vale da sola il prezzo dell’abbonamento.

Discorso che, tra l’altro, si collega alla questione citazioni cult. Era chiaro fin dalla prima stagione che il centro di questa serie fosse la pantagruelica montagna di citazioni della cultura pop degli anni ’80 e anche la terza stagione non si smentisce. Material Girl di Madonna, Rock This Town degli Stray Cats, Karate KidTerminatorMagnum P.I., Ghostbusters, Il Signore degli Anelli, D&D, Ritorno al futuro. E non ne ho elencati neanche un quarto.

Come potevano mancare gli impermeabili?

MENÙ: 6,5

Qui siamo sulla sufficienza piena, sì, ma lontani dall’eccellenza. Ah, per menù si intende il succo, la storia, la sceneggiatura. Il voler introdurre la minaccia comunista fa molto anni ’80, perfetto. Ma far sembrare i russi dei mongoloidi dal primo all’ultimo no dai. Cioè stiamo parlando dei cattivi che dovrebbero prendere il posto del Dr. Brenner (Matthew Modine) che era tutt’altro che un villan “stupido”. In Stranger Things 3 non c’è mezzo secondo in cui lo spettatore teme davvero per l’incolumità dei protagonisti e, se devo essere sincero, mi sembra un passo falso bello e buono.

Tu no, sei escluso

Soprattutto rispetto alle prime due stagioni, in cui le sequenze comiche erano rese tali dai personaggi e non dai cattivi. Ci si prova anche in questa terza con la storia di Jim (David Harbour) e Joyce (Winona Rider) che però mi sembra finire più nel ridicolo che nel comico. I Duffer si salvano in corner con il filone horroreggiante che, al contrario, mi è piaciuto molto. E oltre il giudizio personale è proprio fatto come si deve, secondo uno stile perfettamente studiato dai film di G. A. Romero.

‘orco can

Insomma, alla fine la trama si salva (anche se buchi, buchini e buchetti sui vari personaggi li elenco dopo) però mettere i russi cattivi e stupidi come la merda è un cliché poco accettabile. Soprattutto un mese dopo aver visto Chernobyl.

SERVIZIO: 5

Ecco, la combo recitazione-caratterizzazione dei personaggi è la vera nota dolente di questa stagione, secondo me. Però anche qui ci sono da fare distinzioni notevoli. Innanzitutto, penso che l’idea di spacchettare il gruppo sia un controsenso per una serie che aveva fatto del gruppo di amici il suo emblema.

Va bene che ormai sono quindicenni e scoprono la figa (ci siamo passati tutti) però dai, non è accettabile il mondo in cui viene bistrattato Will il Saggio (Noah Schnapp). Per me Stranger Things è la storia di ragazzini che giocano a D&D e si ritrovano tutti i loro mostri immaginari nel mondo reale. Perché farli smettere?? Sarebbe venuta meno la trama o la conclusione della terza stagione? Io non credo proprio. Anche le dinamiche tra adulti le ho trovate grottesche e stereotipate, come se fossero messe in scena per essere capite da ritardati. Change my mind.

Togliete l’alcol a David Harbour e date da mangiare a quello scheletro di Winona Ryder

Mike (Finn Wolfhard) e Lucas (Caleb McLaughlin) sono letteralmente soprammobili, secondi solo a Nancy (Natalia Dyer) e Jonathan (Charlie Heaton). Tutti personaggi che erano stati fondamentali nelle prime due stagioni e che non capisco perché siano stati messi al margine così. Cioè i primi due accompagnano letteralmente El (Millie Bobby Brown) e poco altro. I secondi potrebbero anticipare la nuova minaccia del Mind Flyer ma ci mettono secoli a decifrare gli indizi che hanno.

Per fortuna almeno il party con Steve (Joe Keery), Dustin (Gaten Matarazzo) e le new entries Erica (Priah Ferguson) e Robin (Maya Hawke) tiene in piedi la trama. Mi sarebbe piaciuto vederli interagire di più con il resto dei personaggi ma vabbè.

Non potevamo permetterci di pagare i diritti d’immagine di Erica

CONTO: 7

Abbiamo pagato il giusto per quello che abbiamo visto? Non ne sarei così sicuro, gli occhi sono pieni, sì, ma lo spirito non tanto come nelle prime due stagioni. Stranger Things 3 ha il merito di avventurarsi in un contesto tutto sommato diverso da quello visto finora e non può che essere lodato. Però se avesse curato la scrittura meno della metà di quanto non abbia fatto con il reparto pubblicità forse non saremmo davanti al record storico di Netflix ma ci sarebbero molti più nerd felici, come vorrebbe essere il sottoscritto.

La sensazione che rimane è quella che la serie si stia aprendo ad un pubblico sempre più ampio (vedi sottotrame horror e sentimental-adolescenziali) e rischia di perdere il contatto con quel mondo di nicchia fatto di manuali infiniti e cantine polverose dove si giocava a giochi di ruolo per giornata intere. Un rischio reso ancora più evidente dallo spiegone di Dustin sul senso dell’essere nerd, che a spettatori nerd non serve di certo. Semmai devi farlo per coloro che non colgono neanche metà delle citazioni della serie e che guardano Stranger Things solo per fare storie su Instagram.

Ho iniziato e voglio concludere con sincerità: se fossi Alessandro “QuattroRistoranti” Borghese questo sarebbe il momento in cui ribbalto tutto. Almeno in vista della quarta stagione. Smettetela di cercare di fare serie che piacciano a tutti, lasciate gli instagrammer a fare le foto in spiaggia in Thailandia e lasciate a noi nerd una Stranger Things fatta di bambini, ragazzi, ragazze e bambine che devono vedersela contro i peggio mostri del Sottosopra.

Per tutto il resto c’è Temptation Island.

 


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