Guai ad attaccare le amministrazioni targate Albano. A Gavi sono stati strappati i (pochi) manifesti che il circolo del Pd aveva cercato di diffondere in paese per chiedere una reazione alla popolazione in seguito alle indagini a carico dell’ormai ex vicesindaco. Quella dei Democratici è stata l’unica voce ufficiale che si è levata contro i metodi di governo di Nicoletta Albano dopo le dimissioni “forzate” del sindaco Rita Semino del 29 dicembre, il blitz dei carabinieri del 22 gennaio e le dimissioni di tutta la maggioranza, volute da Albano, due giorni dopo, per portare a tutti i costi al voto il paese in primavera, a un anno dalla scadenza del mandato. “Gli ultimi avvenimenti che hanno colpito Gavi – recita il manifesto del Pd – sono l’epilogo di una amministrazione targata Albano che dura da più di vent’anni. Come abitanti di questo territorio ci vergogniamo e ci rifiutiamo di essere considerati passivamente “conniventi” con un sistema amministrativo che risponde solo a logiche personalistiche. Gavi non merita tutto questo. Chiediamo a tutti i gaviesi uno scatto d’orgoglio per mettere fine ad una amministrazione priva di qualsiasi trasparenza”. Parole che non sono ovviamente piaciute a qualcuno.

I manifesti erano stati portati in municipio a fine gennaio e al consigliere di minoranza Giulia Felis era stato detto che per l’affissione bisognava attendere l’insediamento del commissario Maria Clara Callegari, avvenuto il 28 gennaio. L’affissione è avvenuta ufficialmente alcuni giorno dopo ma in seguito è risultato affisso un solo manifesto, per giunta fuori dal paese, nella bacheca del cimitero. Degli altri manifesti, nessuna traccia, nonostante sia stata pagata al Comune la cifra prevista in questi casi. Ieri, la ex minoranza è stata ricevuta dal commissario in municipio. Callegari è stata messa al corrente della situazione e, davanti agli ex consiglieri Mario Compareti, Giulia Felis, Lorenzo Zerbo ed Enrico Ghiotto, ha chiesto chiarimenti al personale. Ieri sera, però, dell’unico manifesto affisso presso il cimitero restava solo qualche brandello. Lo stesso era accaduto qualche giorno prima per quello affisso nella bacheca del Pd in via Mameli. In passato i manifesti dell’opposizione sono stati affissi addirittura dietro le bacheche per essere occultati. Ora c’è pure chi li elimina fisicamente: la campagna elettorale per qualcuno dev’essere già cominciata e la paura di perdere porta a gesti del genere. Ai gaviesi serve proprio uno “scatto d’orgoglio” per evitare che Gavi rimanga la “Caltanissetta del Nord”, come la definiva Carletto Bergaglio.

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