Terzo valico, amianto: il ricorso dimenticato

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A oltre un anno dalla presentazione, il Tar del Lazio non ha ancora fissato la prima udienza dedicata al ricorso proposto dal Cociv contro le nuove regole sul metodo di campionamento dell’amianto nelle rocce scavate per il Terzo valico. Una decisione che potrebbe essere fatale al consorzio guidato da Salini-Impregilo nel caso quelle regole venissero confermate e definitivamente imposte.

Nel settembre del 2015 il ministero dell’Ambiente aveva stabilito le nuove modalità: per verificare la presenza di amianto stop alla legge 161 del 2012, cioè analisi solo sulla roccia setacciata, pratica considerata un margine di errore fino al 98% nella ricerca della fibra killer secondo l’Arpa, e spazio invece alla frantumazione dell’intero campione di roccia e con relative analisi su tutto il materiale. Regole stabilite a tutela dei lavoratori e della popolazione al fine di evitare il più possibile la diffusione di amianto sul territorio, contenute nella versione aggiornata del Piano di utilizzo delle terre da scavo (Put), che imponeva a Cociv norme più rigide anche sullo smaltimento nelle ex cave delle rocce scavate per quanto riguarda altri minerali considerati a rischio per l’ambiente.

Il tema dell’amianto e della sua gestione nei lavori del Valico è tornato fortemente d’attualità tra la fine del 2016 e l’inizio di quest’anno. Prima, il dato citato in un’intercettazione registrata nell’ambito delle indagini delle procure di Genova e Roma che hanno decapitato il Cociv: i dirigenti del consorzio parlano della cifra mostruosa di 4 milioni di metri cubi di amianto da smaltire. Poi, a gennaio, le frasi terribili dell’ex dirigente Ettore Pagani sulle malattie causate dall’amianto “che tanto si manifestano dopo trent’anni”. Questi dati e queste affermazioni, a parte la consueta indignazione momentanea, non hanno spinto la maggior parte dei sindaci, almeno finora, a schierarsi a fianco del ministero e dell’Arpa a difesa delle regole del 2015. Solo quattro comuni, infatti, lo hanno fatto, cioè Arquata Scrivia, Alessandria, Pozzolo Formigaro e Tortona, con un ricorso tecnicamente definito “ad opponendum” nei confronti del Cociv, il quale teme un innalzamento dei costi, poiché molte rocce rischiano di dover essere smaltite in discarica come rifiuto con le nuove regole, e un ulteriore allungamento dei tempi. Tutti gli altri (Fraconalto, Voltaggio, Carrosio, Gavi, Serravalle, Novi, Vignole) non hanno ancora deliberato nulla in tal senso. Il legale del Comune di Arquata, Emiliano Bottazzi, ha già sollecitato il tribunale amministrativo ma finora nessuna data è stata resa nota.

Questo mentre il Cociv riesce a riavere nella sua disponibilità la cava Clara e Buona ad Alessandria e a trovare uno sbocco per lo smarino (nonostante i cantieri quasi tutti fermi o fortemente rallentati) dopo il ritiro dell’ordinanza del sindaco Rita Rossa a fronte degli esiti negativi delle analisi sulla presenza di amianto e altri inquinanti. Affiancata da tutto il Pd regionale e locale e dal prefetto, la Rossa ha spiegato i motivi della sua scelta sostenendo, sostenuta dal presidente della Regione Sergio Chiamparino, che ormai l’ordinanza di novembre è superflua ma è servita a tenere alta l’attenzione sulla tutela della salute della popolazione. Chiamparino ha ricordato come “18 tra dirigenti e tecnici di Regione, Aipo, Arpa, Comune e Provincia hanno certificato l’insussistenza di contaminazioni all’interno e a valle del sito, passibili di rappresentare aspetti di pericolo per la salute pubblica ed in generale per l’equilibrio di corrette condizioni ambientali”.

Non la pensano così Legambiente Ovadese, Legambiente Val Lemme, Pro Natura Alessandria e Alessandria No Amianto dal Terzo Valico, i quali chiedono al Consiglio comunale alessandrino di “approvare la proposta di deliberazione sostenuta da oltre 2000 cittadini che prevede che il materiale di scavo del Terzo Valico non transiti neppure per Alessandria e contestualmente dichiari la contrarietà all’opera per il forte impatto ambientale e sociale, come pure per manifesta antieconomicità”. I 5 stelle, con Paolo Mighetti (consigliere regionale), Andrea Cammalleri (consigliere comunale ad Alessandria) e Fabrizio Gallo (consigliere a Novi Ligure) dicono: “Rita Rossa come Ponzio Pilato. Nonostante le roboanti dichiarazioni di qualche mese fa, ha subito ritirato l’ordinanza contro i conferimenti di Cociv nelle cave alessandrine Clara e Buona. Il coraggio degli amministratori Pd non dura una stagione. Ora la terra, con amianto a norma di legge, dai cantieri del Terzo Valico può tornare ad essere portata a spasso per l’alessandrino fino alle ex cave sulla sponda del Bormida. Riprenderanno a transitare circa 300 camion al giorno che, oltre a mettere a dura prova il traffico e gli asfalti, semineranno polveri potenzialmente letali. Anche se per ogni campione di terra analizzato non si supereranno i limiti di legge – concludono – non si ha la minima idea della quantità globale di fibre di amianto che verranno concentrate nel sito di conferimento del Cristo.”