Terzo valico: non c’è traccia dello smarino su ferrovia

Nuova beffa dal Cociv: il trasporto delle rocce tra Arquata Scrivia e Novi Ligure tramite ferro assente anche nell'ultimo piano cave. Strade a rischio blocco a causa dei camion

0
1933
Arquata Scrivia, il cantiere del Terzo valico a Radimero

Era stato inserito in uno dei vari protocolli d’intesa e annunciato come ormai fatto ma il trasporto su ferro dello smarino del Terzo valico da Arquata Scrivia a Novi Ligure il Cociv non lo vuole e, si presume, neppure Rfi, committente della Grande Opera, visto che non c’è neppure nell’ultima versione del piano cave.

A settembre, poche settimane prima del “tutti dentro” messo in atto dalle procure di Roma e Genova nei confronti dei vertici del Cociv e della aziende appaltatrici del Terzo valico, il consorzio si era presentato baldanzoso nella conferenza dei servizi regionale che doveva valutare l’aggiornamento dei piano cave e del piano del traffico. Si pensava a un’approvazione rapida ma curiosamente, rispetto a prima, forse per via delle macroscopiche lacune rilevate, il Cociv si era trovato praticamente tutti contro, dalla Regione ai sindaci fino alla Provincia. Il motivo? Il piano del traffico non teneva conto degli automezzi già presenti normalmente sulle strade provinciali e comunali. Così, per il Cociv, le migliaia di camion destinati ai cantieri non creavano quasi nessun disagio.

Camion del Terzo valico sulle strade provinciali

Dell’adeguamento del casello della A7 di Vignole Borbera non c’era traccia e neppure dell’utilizzo della ferrovia esistente tra Arquata e Novi per trasportare lo smarino dei cantieri di Moriassi e Radimero a San Bovo, togliendo quindi almeno in parte i camion dalle strade. La conferenza dei servizi aveva chiesto al Cociv di rivedere le sue proposte e di inserire quanto richiesto da anni da tutti gli enti, fra cui appunto il trasporto su ferro in particolare. Poi il blitz delle forze dell’ordine aveva fatto richiedere a quel che rimaneva del Cociv una sospensione di 90 giorni dell’iter.

Di recente i tecnici del consorzio hanno depositato le integrazioni richieste allora ma il progetto di utilizzo della ferrovia non c’è neppure stavolta, così come è assente anche lo studio sulle polveri prodotto dai camion anch’esso proposto a ottobre. I sindaci e gli altri enti sono di nuovo sul piede di guerra e anche stavolta si potrà misurare quanto i condizionamenti politici e partitici a cui è sottoposta la quasi totalità dei primi cittadini faranno sopportare al territorio altri disagi e potenziali pericoli, come sta avvenendo per l’amianto. Oltretutto, i camion dei cantieri di Arquata e Serravalle destinati alle cave di deposito, una volta entrati nella A7 a Vignole, usciranno dall’autostrada a Serravalle, con tutto il caos che si può immaginare.