7 campionati italiani, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Bundesliga, 1 Coppa di lega tedesca, 1 Coppa di Germania, 1 campionato portoghese, 1 campionato austriaco, 3 Coppe Uefa, 1 Coppa dei Campioni, 1 Supercoppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale alle quali si aggiungono 1 Coppa Intercontinentale, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 2 campionati italiani, e 1 Coppa Italia.

In due parole: Giovanni Trapattoni; in una, il “Trap”, nato a Cusano Milanino il 17 marzo del 1939, è semplicemente l’allenatore più vincente della storia del calcio italiano. Dovunque è andato ha lasciato il segno. In un periodo in cui il tema allenatori è caldissimo, celebriamo oggi uno dei grandi della panchina, che solo nel 2013 ha deciso di fare un passo indietro per lasciare spazio ai più giovani.

Il Trap è ormai passato alla storia come personaggio, uno che ha trasceso il ruolo tecnico, perché è andato oltre. Celebri le sue uscite in tedesco durante il suo periodo al Bayern Monaco (“Strunz!”), ma anche l’acqua benedetta (inutilmente) ai Mondiale di Corea e Giappone nel 2002. Prima di tutto questo, però c’era il Trapattoni che inizia a giocare nella squadra della sua città, per passare a 18 anni al Milan, la squadra del suo cuore da giocatore e in cui passò tutta la sua carriera da calciatore (fatta eccezione per il suo ultimo anno giocato a Varese).

Fu una delle “cocorite” di Nereo Rocco, dal quale Trapattoni imparò moltissimo e al quale si ispirò soprattutto per quanto riguarda il punto di vista motivazionale, ma anche per l’atteggiamento difensivo delle sue squadre. Le “cocorite” erano lui e Giovanni Lodetti, ed erano i complici degli scherzi che lo schivo “paròn” faceva a quei giornalisti o personaggi che non voleva vedere (guardatevi Federico Buffa a proposito). Rocco diventa più che un padrone, un padre putativo per Trapattoni che lo avrà come allenatore in tre occasioni diverse. Nel 1963 fa parte di quel Milan che vince, prima fra le italiane, la Coppa dei Campioni, insieme a José Altafini, Gianni Rivera e Cesare Maldini.

Da calciatore segna solamente 3 reti in 14 anni, ma non era compito suo segnare. Lui doveva evitare che altri segnassero. Lo dimostra una volta di più la sua partita in un’amichevola fra Italia e Brasile il 12 maggio del 1963, dove si trovò a marcare Pelé. La “Perla Nera” fu costretto a chiedere il cambio dopo meno di mezzora di partita lanciando il mito del super marcatore Trapattoni. Anni dopo si scoprirà poi che in realtà il brasiliano non stava bene fisicamente, ma questo non intaccherà il peso che Trapattoni ebbe sul calcio italiano come giocatore.

Nulla a che vedere con quello che successe dopo. Infatti nel ’74, appese le scarpette al chiodo, il Trap inizia ad allenare, sostituendo il compagno di mille battaglie, Cesare Maldini facendo da “traghettatore” del Milan fino a fine stagione. Ma in rossonero non ebbe grandi soddisfazioni, per quanto il suo Milan arrivò in finale di Coppa delle Coppe in quell’anno.

Nel 1976 la svolta e l’inizio della sua avventaura alla Juventus, della quale divenne una sorta di Ferguson italiano, restando sulla panchina bianconera per ben 10 anni e vincendo tutto il possibile (per chi non se lo ricordasse, vada in cima alla pagina e rilegga: più della metà di quei titoli arrivano a Torino).

Con le zebre sarà vincente da subito, con lo scudetto sfavillante di una Juventus che chiuse davanti ai cugini del Torino con quella che era una squadra di campioni come Zoff, Causio, Tardelli, Scirea, Bettega e Benetti e con i quali stabilì il record di punti segnati (all’epoca dei 2 punti per vittoria) in un campionato. Trapattoni condusse la Juventus anche alla prima vittoria europea con la vittoria della Coppa Uefa nel doppio confronto con l’Athletic Bilbao.

Nel 1986 cambia aria, torna a Milano, ma un po’ a sorpresa va all’Inter dove rompe ancora i record, li frantuma e vince lo scudetto dopo 9 anni di diguno, oltre a portare i neroazzurri a vincere anche in Europa. Il suo era stata una scommessa vinta: prevalere con una squadra che non fosse la Juventus. Poi il ritorno alla Juve, giusto il tempo per vincere la sua terza Uefa da allenatore (la seconda l’aveva vinta con l’Inter nel 1989), e spiccare il volo per una specie di interrail sulle panche d’Europa, Italia compresa.

Non vivrà più in un luogo solo, ma a 55 anni, troverà una nuova giovinezza, volando prima in Germania al Bayern Monaco dove rimase due anni staccati. Nel mezzo infatti una brutta esperienza a Cagliari dove non riuscì a vincere nulla e si dimise anzitempo. Con i bavaresi invece fece semplicemente man bassa di tutto ciò che si poteva vincere in terra teutonica. Qui inizia a diventare un personaggio pubblico, anche grazie alla mitica Gialappa’s Band che riprende una sua epica conferenza stampa in un tedesco maccheronico.

Dopo arriverà la Fiorentina che riporterà ai vertici della classifica, pur senza incamerare titoli, ma mostrando ancora la qualità del calcio italiano in Europa. Arriverà poi la Nazionale che tutti ricordiamo. I giudizi su quella Italia sono stati probabilmente troppo duri. Oggi, rivedendo quella sconfitta con la Corea del Sud, la croce sulla testa del Trap l’hanno tolta in molti. Meno giustificazioni ebbe nel 2004 agli Europei portoghesi, in cui propose una squadra povera di idee, nervosa e spenta che fornì una delle peggiori prestazioni della sua storia.

Ma la storia di Trapattoni non finisce qui, perché saprà tornare a vincere, ridimensionando le proprie aspettative con le vittorie dei campionati in Portogallo dove vince il campionato con il Benfica dopo 11 anni e in Austra (col Salisburgo), L’ultimo passo sarà insieme a Marco Tardelli e Liam Brady, suoi ex giocatori, con la nazionale irlandese. L’esperienza come Ct di Trapattoni sarà segnata nuovamente da “sviste” arbitrali con quel gol irregolare della Francia nello spareggio per i Mondiali del Sudafrica nel 2010.

Nonostante i risultati non esaltanti, Trapattoni resterà per ben 5 anni sulla panchina dell’Eire, diventando amatissimo dal pubblico e dai tifosi. Da qui in poi sarà un graduale allontamento dal campo, con il passaggio in tv prima come opinionista e poi ritirandosi (almeno per ora) a vita privata.

Trapattoni oggi compie 78 anni ed è sempre energico, istrionico ed un esempio per la serie di allenatori italiani vincenti arrivati dopo di lui: Lippi, Ancelotti, Allegri e Conte gli devono moltissimo. E ad oggi rimane uno dei massimi rappresentanti dell’italianità nel mondo dello sport, fuori dal Paese.

And don’t say cat…