Una storia per 7 giorni: la rivoluzione del “Sidereus Nuncius”

Il 12 marzo 1610 veniva pubblicato il trattato con il quale Galileo Galilei annunciava le sue nuove scoperte astronomiche, fra le quali il moto rivoluzionario dei pianeti

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Rivoluzione. A cosa ci fa pensare?

  • 1776: in luglio un gruppo di soldati, politici e coloni americani siglano un accordo a Philadelphia che dà l’avvio alla guerra che produrrà la nascita della nazione americana.
  • Al 1789: uno scossone che ribalta tutti gli equilibri politici e sociali (almeno per un po’) in Europa, partendo da Parigi e dilagando in tutto il continente. No non parliamo di questo.
  • 1917: crolla il centenario impero degli Zar, nasce una delle più grandi potenze del Novecento: l’Unione Sovietica.

Ci sono tante date, tanti nomi, luoghi, guerre, avvenimenti in generale. Ma nel 1610 la parola “rivoluzione” acquisisce il suo significato pieno. Non solo quello di “movimento organizzato e violento col quale si instaura un nuovo ordine sociale o politico”, o di “sconvolgimento di costumi”, ma anche e soprattutto quello di “moto attorno ad un altro corpo”.

Perché il 12 marzo 1610 è un giorno davvero rivoluzionario? Perché in questa data viene pubblicato il “Sidereus Nuncius” di tale “Galileo Galileo”, oggi conosciuto con il cognome di Galilei. Perché fu una rivoluzione? A causa della rivoluzione. Della Terra. Galilei nel suo trattato riporta il suo lavoro durato appena un anno, ma così preciso e fondamentale da sconquassare le certezze di mezza Europa.

Galilei era un convinto copernicano, ma non lo diede mai a vedere finché non fu certo delle proprie scoperte. Dovette aspettare fino al “Eppur si muove” per essere sicuro di non essere scientificamente smentito. Fino ad allora Galileo si preservò, continuando a realizzare… oroscopi. Si perché è chiaro che nel Seicento il confine fra scienza e superstizione, fra fede ed empirismo era pericolosamente labile.

Galilei ha il chiodo fisso della matematica, e il suo lavoro viene premiato chiamato a Pisa come professore, ma la paga è poca e allora lui fa…oroscopi. A chiederli sono signori, nobili e cardinali, tutti vogliono gli oroscopi e pagano bene. Poi a 27 anni viene chiamato a Padova, vero centro culturale italiano dell’epoca, lontano dalle ingerenze della Chiesa. Qui Galileo trova la sua prima rivoluzione personale.

Infatti è nel suo periodo padovano che scopre il “cannone – occhiale” creato in Olanda. A Galilei interessa questo nuvo strumento che permette di “allungare” la vista, ma i primi esemplari sono grossolani, sempre fuori fuoco e poco precisi. Così inizia a lavorarci su, lo perfeziona.

Cannocchiale galileiano, riproduzione di uno dei cannocchiali di Galileo, sec. XX

Intanto ha iniziato una relazione epistolare con un tedesco, tale Giovanni Keplero, allievo di Tycho Brahe a Praga che concorda con la sua visione e gli invia il suo “Astronomia Nova” altro trattato fondamentale in cui l’astronomo tedesco espone le teorie sul moto di Marte, e che in poche parole confermava la teoria che i pianeti non fossero fissi, bensi erranti.

Galileo si sente rafforzato da questo trattato (ed anche un po’ geloso dal risultato del tedesco, che andò oltre le teorie di Galilei il quale mai si convicerà del sistema ellittico della Via Lattea), ma inizialmente non comprende come il cannocchiale possa essergli utile, però lo riesce a fare introdurre nella corte della Serenissima di Venezia (da cui Padova dipendeva) e nel 1609 sbalordisce il Doge sul campanile di piazza San Marco da dove mostra le navi in rada che stanno arrivando in porto. Questa informazione fu sconvolgente per il mondo dell’epoca: conoscere la posizione dei nemici in battaglia con due ore di anticipo poteva decidere le sorti di una battaglia, o meglio di una guerra.

Il Doge di Venezia osserva per la prima volta con il cannocchiale verso il porto

Ma qui Galileo diventa ancora rivoluzionario. Perché invece che davanti a sé, lui punta il cannocchiale in alto, verso il cielo, e inizia ad indagare. Se questo strumento è avvicina le cose in Terra, può avvicinare anche lo spazio, secondo lui. “Grandi cose nuove” così descrive nel suo trattato le scoperte che fa. Nuova è la visione della Luna rispetto alla Terra, nuovo è lo strumento che viene usato, nuove stelle e corpi sono quelli che lo scienziato pisano scopre nel firmamento, ma soprattutto nuova è la concezione dell’uomo rispetto all’universo che Galileo diffonde con un volumetto di appena 27 pagine (tante erano quelle del “Nuncius”).

Tra le varie “nuovità, come scrive Galilei, c’è appunto il nostro satellite che si scopre rugoso e non liscio come molti credevano, piena di crateri, segni e asperità, così come il Sole, (la cui visione prolungata sarà fra le cause della cecità in vecchiaia dello scienziato) che presenta delle “macchie”, appunto solari.

E poi ecco spuntare quattro nuovi “erranti” (il termine “pianeta” vuol dire appunto errante) intorno a Giove e ruotano intorno a lui “come famiglia felice” similmente a Mercurio e Venere girano attorno al Sole. Nel suo Nuncius Galileo non dimentica due cose: l’illuminazione divina e la dedica ai Medici.

A destra un disegno della Luna di Galileo, a sinistra una foto

Il “Sidereus Nuncius” diventa un vero “best seller”, grazie alla sua redazione in latino (non per caso, Galileo sperava di diffonderlo al di fuori dello Stivale) ed esaurisce le sue 550 copie della prima edizione in poco più di una settimana. Il suo nome, però già noto in Vaticano e balzando agli onori delle cronache inizia a far storcere il naso a molti clericali – scienziati. Si perché c’erano molti prelati avvezzi allo studio degli astri, ma che mai si sarebbero sognati di mettere in discussione il sistema tolemaico, in uso da oltre 400 anni che metteva la Terra e quindi l’uomo al centro dell’universo.

Su tutti sarà il cardinale Bellarmino (che condannò già Giordano Bruno) a costringere Galileo all’abiura in quanto la teoria eliocentrica, andava in contrasto con l’Antico Testamento, in cui si legge che Dio fermò il Sole per un giorno. Per questo l’ispirazione di Galilei fu ritenuta non veritiera e la teoria eliocentrica fu proibita dal Sant’Uffizio.

Quel che accadde dopo è noto. Galilei promise in un primo momento alla curia che non avrebbe insegnato questa teoria, salvo infrangere la promessa già nello stesso 1610 venendo comunque protetto da molti ecclesiastici che avevano aderito al suo pensiero. Ciò nonostante il volume finì all’indicie dei libri proibiti, ma fu il suo secondo volume “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” a costargli il processo più noto e famoso con la seguente abiura. La Chiesa rimosse la censura su Galileo solo nel 1757.

L’ultima grande rivoluzione di Galileo è che molte cose nel “Nuncius Sidereus” erano errate. Infatti il trattato non spiega l’opera copernicana e come già detto alcuni calcoli erano sbagliati. Il trattato è fondamentale perché racchiude in sé l’altro lato della parola “rivoluzione”, perché fu utile a diffondere il pensiero critico, che iniziò a sgretolare l’idea teologica dell’universo. Insomma Galileo ha fatto storia, prima e ancor più che scienza, perché fu coraggioso e determinato nel portare avanti le proprie convinzioni, che non erano cieche e fondate sulla fede, bensì sull’empirismo, sull’esperimento e sulla conoscenza diretta.