Voltaggio, il cantiere si prepara allo scavo del tunnel e all’amianto.

Terzo valico: l'Osservatorio ambientale ha valutato la situazione ambientale del sito. Entro sei mesi pronto il nastro trasportatore dello smarino verso l'ex cava ma il 40% del materiale finirà in pianura via camion.

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Nel novembre del 2013 fa ricominciarono proprio a Voltaggio, dopo un’interruzione di quasi quindici anni, gli scavi del Terzo valico. Le rocce scavate (cioè lo smarino) per completare la galleria di servizio vennero ammassate all’esterno senza che gli amministratori locali, secondo quanto dichiararono, fossero a conoscenza dell’avvio dell’attività, avvenuto all’epoca da parte dell’impresa Lauro di Borgosesia. Ora, a giorni, entrerà nel cantiere la Grandi Lavori Fincosit di Roma, che ha vinto l’appalto da oltre 200 milioni di euro con il quale inizierà lo scavo della galleria di valico sia verso Genova che verso Arquata Scrivia. Un’operazione che avrebbe dovuto cominciare un anno fa ma l’appalto, vinto dalla medesima impresa, venne annullato dal Cociv stesso dopo gli arresti dell’ottobre 2016. All’epoca, la Grandi Lavori Fincosit era coinvolta nell’indagine per corruzione e turbativa d’asta delle procure di Roma e Genova ma, in seguito, secondo quanto dichiarato dal commissario del Cociv, Marco Rettighieri, ne sarebbe uscita indenne, tanto da poter nuovamente partecipare alla gara e addirittura a vincerla nuovamente.

Il tunnel del Terzo valico a Voltaggio

Nella seduta di ieri dell’Osservatorio ambientale del Terzo valico, a Genova, la situazione attuale e futura del cantiere di Voltaggio è stata al centro della discussione. Nella galleria, a differenza di Radimero, ad Arquata Scrivia, non si scaverà con la talpa meccanica ma con il cosiddetto metodo tradizionale, cioè con l’esplosivo. “Il cantiere – è stato detto durante la seduta dell’Osservatorio – è dotato di una rete per il contenimento delle polveri, di un impianto di lavaggio delle ruote dei mezzi in uscita e di un impianto di trattamento, depurazione e analisi delle acque che garantisce la qualità delle acque scaricate nel torrente Lemme”. Negli anni scorsi, a proposito delle acque, sono stati segnalati diversi sversamenti di sostanze chimiche nel Lemme provenienti dal cantiere ma successivamente il Cociv, subentrato alla Lauro, a quanto pare ha evitato altri episodi del genere. Poi c’è il problema amianto, già emerso a Castagnola e Radimero, solo per rimanere in Piemonte. A Voltaggio, finora, non è stato trovato durante il completamento dello scavo della galleria di servizio ma sia verso nord che verso sud sarà probabile trovare rocce amiantifere. A tal proposito, l’Osservatorio ha ricordato che “sono attivi punti di monitoraggio per le diverse componenti ambientali, per esempio 6 centraline per l’amianto aerodisperso (1 punto interno al cantiere, 1 in prima cintura appena fuori dalla recinzione del cantiere e 4 in seconda cintura in prossimità di ricettori sensibili), 3 punti di monitoraggio delle acquee superficiali e sotterranee e 1 punto la componente atmosfera”.

Il deposito di smarino dell’ex cava Cementir di Voltaggio

Tutto sotto controllo, a quanto pare, tenendo conto che le rocce della galleria principale non verranno solo ammassate nell’ex cava Cementir ma finiranno anche altrove. L’Osservatorio ha infatti ricordato che “per questo cantiere è prevista, entro 6 mesi, l’installazione di un nastro trasportatore (a cavallo della strada provinciale 160 e del Lemme, ndr) per portare il materiale scavato nel vicino sito di deposito Vallemme, l’ex cava Cementir”. Il 40% dello smarino di Voltaggio, secondo i dati forniti dal Cociv, finirà però via camion nelle cave di pianura.