Walter Massa: “Gavi e Tortona unite nel nome dei nostri vini”.

Il vignaiolo critico verso la Regione “che ha sempre dimenticato i nostri prodotti” e gli ambientalisti: “I veri tutori dell'ambiente siamo noi agricoltori, chi fa il biologico lo fa solo per risparmiare”.

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Uniamo i territori del Gavi docg e del Tortonese per promuovere i nostri vini”. L’idea è arrivata da Walter Massa, lanciata sabato scorso all’incontro organizzato dall’Uncem a Cantalupo Ligure per discutere del futuro dell’Appennino, lasciato da sempre in disparte dalla politica e alle istituzioni a favore delle Alpi pur essendo anch’esso montagna a tutti gli effetti. Massa ha innanzitutto bacchettato la Regione: “A Torino hanno sempre guardato ai prodotti degli altri territori piemontesi, mai ai nostri. In Piemonte il tartufo è di Alba, quando noi abbiamo a San Sebastiano Curone una fiera di livello nazionale, con la differenza che noi non abbiamo orgoglio di appartenenza e non sappiamo comunicare il nostro territorio. Sappiamo fare bene il salame, come il Nobile del Giarolo, grazie al vento che arriva dalla Liguria, quindi nessuno ce lo può togliere, non si può delocalizzare, ma non abbiamo i maiali, perché lo Stato, invece di aiutare gli allevatori, li ostacola con una marea di burocrazia, e aiuta invece i “prenditori””. Massa ha poi voluto lanciare una proposta legata invece al vino: “I produttori di Tortona devono dialogare con il Gavi docg per creare la più grande “isola” del bianco in Piemonte”.

Walter Massa a Cantalupo Ligure

I vignaioli tortonesi, secondo Massa, devono guardare all’esempio gaviese, “che negli anni Settanta, quando è arrivata la Doc, aveva 350 ettari, ora diventati 1.500, mentre Tortona all’epoca contava 5 mila ettari, scesi ora a 2 mila scarsi con vari vitigni. Adesso il Timorasso conta appena 120 ettari ma nel 2025 saranno 200. Certo, sono pochi, ma quel vino sarà tutto in bottiglia, prodotto da vignaioli locali e con un’etichetta che comunica al mondo la nostra terra”. “Se l’agricoltura funziona – ha detto ancora Massa – ci guadagnano persino gli immobiliaristi, che potranno ristrutturare case e cascine e sistemare strade e fossi, evitando persino le alluvioni”. L’imprenditore agricolo ha quindi evidenziato ancora una volta i problemi causati dalla fauna selvatica: “Il mondo politico deve capire che cinghiali e caprioli provocano danni incalcolabili, per questo dico “viva il lupo” ma anche stop alle balle degli ambientalisti: siamo noi agricoltori i veri tutori dell’ambiente, ed è normale utilizzare un po’ di chimica. Chi fa il biologico, credetemi, lo fa solo per risparmiare”.