by Pierfrancesco De Paolis

Quando, anni orsono, venne annunciata l’uscita di un film su Wonder Woman abbiamo tutti trattenuto il fiato. Il timore che fosse l’ennesimo film scadente del DC Extended Universe era tangibile più che mai, specialmente considerato i suoi predecessori. Beh, ora che film è nelle sale, possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo: Wonder Woman di Patty Jenkins, anche se non è un capolavoro, è un godibilissimo film sui supereroi, come non se ne vedevano da tempo, soprattutto nel DCEU.

E ora, se ancora l’avete visto e siete interessati a farlo non proseguite oltre: SPOILER ALERT.

Ho amato le Amazzoni. Il rischio di fare una trashata alla Xena era in agguato!

C’ERA UNA VOLTA… WONDER WOMAN

Prima di andare al cinema lo spettatore deve mettersi in testa una cosa: Wonder Woman è un film sulle origini di Diana Prince e su i suoi primi passi nel mondo degli uomini. Personalmente ho mal digerito lo spiegone iniziale su Zeus, Ares e tutto il resto. Ma si tratta di una pedanteria che serve allo scopo. Vogliamo parlare, ad esempio, di tutte le volte che i coniugi Wayne sono morti sul grande schermo? Invece per Wonder Woman si tratta del suo debutto ufficiale al cinema (a parte l’apparizione da soprammobile in Batman v Superman: Dawn of Justice ma quella è meglio dimenticarla, anzi sarebbe meglio scordarci del film in toto): un approfondimento del genere era dovuto. La narrazione delle origini viene portata avanti in maniera semplice e d’impatto perseguendo delle modalità che strizzano l’occhio al cinema classico. Oltre ai numerosi riferimenti ai vecchi film su Superman, compaiono alcune citazioni da Indiana Jones, o dal primo Spider-Man di Sam Raimi, nonché diversi ammiccamenti al cinema di guerra, primo tra tutti Casablanca. Non a caso il film è stato diretto da Patty Jenkins, regista poliedrica che, fino ad ora digiuna di Cinecomics, ha ottenuto gli allori con il film drammatico Monster.

Non vi allarmate! Il film è fondamentalmente un action movie. Quindi se volete le botte, le avrete!

NON UN FILM SUI SUPEREROI

Ragazzi sarò matto io ma durante la visione mi è spesso capitato di dimenticarmi di avere a che fare con un film sui supereroi.  La recitazione spontanea di Gal Gadot, infatti, contribuisce a rendere concreto il dramma della prima guerra mondiale. Nonostante sia un tema trito e ritrito, i sentimenti di cui si fa portavoce Wonder Woman sono così universali che non si può non venirne travolti: la sua incredulità e il suo orrore diventano anche i nostri. In questo scenario la comparsa di Ares in un tutta la sua fisica concretezza spezza l’incantesimo di chi lo credeva solo un’allegoria, un simbolo del male che si annida negli uomini. Vedere la divinità greca della guerra indossare la sua armatura tamarra a mò di trasformazione di Sailor Moon, mi ha fatto storcere non poco il naso. Avrei preferito che rimasse una presenza aleatoria e misteriosa. Ma un antagonista del genere serviva. Sicuramente potrebbe sembrare un personaggio un po’ piatto, ma deve essere Wonder Woman a tenere la scena e Ares è solo uno dei tanti espedienti che contribuiscono a segnare la sua evoluzione.

Anche se non è l’antagonista principale della storia, Doctor Poison sa essere decisamente inquietante.

IL VIAGGIO DELL’EROE QUESTO SCONOSCIUTO

Avete presente il libro di Vogler Il viaggio dell’eroe ? Se no, e siete degli scrittori/sceneggiatori dovreste sotterrare la testa sotto la sabbia, perché è una vera propria Bibbia per la narrazione e la creazione dei personaggi. Ma non temete, perché sarete comunque in buonissima compagnia. Soprattutto a Hollywood questo libro sembra essere stato ultimamente messo all’indice, in virtù di narrazioni più che complesse e arzigogolate. Il risultato? Film senza senso, con trame fintamente complesse ma che perdono pezzi lungo il tragitto. Non fraintendete: sputare su Vogler si può ma per farlo si deve essere bravi, più bravi degli altri. Invece molti sono mediocri. Allan Heinberg, lo sceneggiatore di Wonder Woman, preferisce dissotterrare Vogler scrivendo un prodotto semplice, in cui tutto è al posto giusto. Diana è l’eroina della storia, che si sfida, cresce, perde ma alla fine vince, ottenendo il suo elisir. La sua ricompensa è l’orologio di Steve che simboleggia l’essere umano e i suoi aspetti negativi. Esso rappresenta il tempo che passa, concetto difficilmente comprensibile per lei, essendo nata e cresciuta in una dimensione mitica. Accettando il dono di Steve, Diana impara ad accettare il genere umano così com’è, svestendosi dell’ingenuità che la caratterizzava.

IT’S (NOT) ALL ABOUT LOVE

Siamo finalmente giunti alla portata principale di questa recensione. È qui che Wonder Woman spedisce al tappeto Batman e Superman con un sonoro calcio nel didietro. Ragazzi mi auguro che molti di voi abbiano compreso il pericolo che abbiamo scampato: sto parlando del femminismo becero e gretto del men vs women. Il rischio c’era, lì dietro l’angolo pronto all’agguato. Wonder Woman è nata, infatti, come supereroina femminista, un’accezione che in quest’ultimi tempi è foriera di numerosi malintesi, soprattutto nel mondo delle serie tv, che spesso si fanno portavoce di un femminismo da marchetta, che ha bisogno della contrapposizione per poter andare avanti e che combatte la violenza con altrettanta violenza. Le Amazzoni di Temiscira, invece, non si contrappongono agli uomini in quanto pene muniti ma perché esseri umani, mentre loro sono delle elette degli dei. La dicotomia, dunque, è umano/divino.È esemplificativo che per dimostrare a Diana quanto gli uomini siano corruttibili Ares tiri in ballo proprio Doctor Poison (interpretata dalla bravissima Elena Anaya, attrice che ha già lavorato con Almodovar) cioè una donna, proprio a voler ribadire che gli imputati sono gli esseri umani a prescindere dal sesso. Ma questo significa che Wonder Woman è un film che evita totalmente una riflessione sul genere, che Diana si è arrende per paura di ferire qualcuno? No, ovvio che no.

Una coppia da non sottovalutare

La pellicola ci espone il suo punto di vista e lo fa con il personaggio di Steve Trevor,  il love interest della protagonista. Ora mi rivolgo al pubblico femminile: no davvero ragazze, mi spiegate come fate? Come riuscite ad abbozzare tutte le Mary Jane e le Lois Lane che pare si mettano in pericolo apposta? Wonder Woman sarebbe potuto essere il film della vendetta, se ci avesse regalato un Steve Trevor impedito e sempre bisognoso d’aiuto. E invece no: la spia americana sa il fatto suo eccome. Il rapporto tra i due è equilibratissimo: nonostante abbia un ruolo attivo, lui non la mette mai in ombra. È lei la protagonista e questo non viene mai messo in dubbio: la sua azione è definitiva per la maggior parte degli eventi, com’è giusto che sia. Chi afferma il contrario ha preso un abbaglio. Più volte Diana ribadisce a fatti e parole chi comanda, ma facendolo non sminuisce l’operato di Steve. Wonder Woman sceglie la via della conciliazione invece che quella del conflitto, riuscendo dove Batman e Superman, con le loro donzelle in perenne distress, hanno recentemente fallito: essere la salvatrice di tutti senza alcuna distinzione, promuovendo un modello in cui donne e uomini, divinità e comuni mortali, combattono insieme per salvare il mondo.

La sentite la ventata d’aria fresca? Respirate. Ci voleva Wonder Woman, eccome se ci voleva.



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