by Edoardo Canepa

Dopo 13 anni dall’ultima pellicola sul leggendario re Artù, il cinema hollywoodiano torna a parlare del mitico condottiero britannico col film King Arthur – Il potere della spada grazie al regista Guy Ritchie(ricordiamolo soprattutto per SnatchLock & Stock e il suo grande successo con Sherlock Holmes del 2009). Dato che si tratta di un film appena uscito, sarò buono e in questa recensione metterò il minor numero di spoiler possibili.

Armato di un cast d’assalto con alcuni tra i migliori attori del momento, King Arthur parte in quarta come non potevamo fare a meno di aspettarci dopo il tamarrissimo trailer: la fortezza di Camelot, difesa dal buon re Uther (Eric Bana), è assediata dal mago malvagio Mordred che minaccia di distruggere tutto grazie a degli elefanti grossi come navi da crociera. Ma nemmeno questi giganteschi mostri possono nulla contro quel ferrovecchio chiamato Excalibur: grazie al potere della spada, Uther falcia via Mordred e le sue creature manco fossero moscerini.

Il regno sembra finalmente in pace, ma il malvagio fratello del re Vortigern (interpretato da sua magnificenza Jude Law) brama il potere. Con il consiglio di un’orrenda creatura simile ad una sirena che vi farà venire i conati di vomito, Vortigern sacrifica la bella moglie perché “versando il sangue di un suo caro il suo desiderio sarà esaudito”… A differenza dei nostri politici, la creatura è di parola e quella notte stessa il nostro cattivone ottiene il potere eliminando re Uther e sua moglie, che riescono però a far fuggire il piccolo Arthur a bordo di una barchetta, trasportata dalla corrente nei sobborghi di Londinium.

Sarà qui che crescerà il nostro giovane protagonista interpretato da Charlie Hunnam: in una sequenza farcita da musica truzza vedremo come con la sua pettinatura da tronista diventerà un pezzo grosso del ghetto della città, grazie anche all’addestramento fisico impartitogli dal cinese George (non chiedete a me cosa ci faccia un cinese nell’Inghilterra di quell’epoca e del perché si chiami George). I suoi maneggi e il connubio con la guardia corrotta Roose Bolton Jack “l’occhio”, lo porteranno presto ad accumulare ingenti ricchezze.

Tutto questo finirà quando, entrando in conflitto con dei vichinghi che si trovano nel paese sotto la protezione del re, Arthur attirerà l’attenzione dell’usurpatore Vortigern. Il nostro antagonista non si darà pace finché metterà le mani sull’erede legittimo e sulla spada Excalibur, rimasta incastonata in una roccia (o forse non è esattamente una roccia) e che nessuno riesce ad estrarre.

È questo l’incipit di King Arthur: quali sono le considerazioni sull’opera in generale? Non è facile valutare un film che può sembrare ad un primo impatto una tamarrata tutta azione ed effetti speciali, ma che possiede in realtà una certa dose di qualità nascosta. Già è difficile pensare di dargli l’insufficienza per la sola presenza di Jude Law, che con The Young Pope è diventato per me una sorta di dio sceso in terra, senza considerare le altre presenze come l’affascinante Astrid Bergès Frisbey, che interpretata la maga che aiuterà Arthur nella lotta contro il tiranno Vortigern, Djimon Hounsou e Aidan Gillen (Ditocorto per i fan di Game of Thrones).

Lo stesso regista Guy Ritchie mostra un’ottima padronanza del proprio lavoro quando gioca con gli sbalzi temporali, attraverso continui scatti tra passato e presente, sempre utilizzati sapientemente e in modo da non confondere lo spettatore. Le stesse scene d’azione, a volte un po’ banali e da crisi epilettica, sono a tratti decisamente godibili. Nei dialoghi c’è qualche buona idea e qualche volta riescono a farti (sor)ridere.
Tirando le somme, non si riesce a non considerare sprecato l’ottimo cast per King Arthur che nonostante qualche punto a favore sarebbe potuto essere più un ottimo videogioco che un buon film, con buona pace di tutte le star hollywoodiane coinvolte.



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