Michele Magnone sulla cima del Tobbio era di casa. Per i tanti escursionisti amanti della montagna simbolo del nostro Appennino era normale trovarlo lassù praticamente ogni giorno, a osservare lo stupendo panorama e a fare due chiacchiere. Nel 2017 aveva totalizzato ben 300 ascese consecutive sul Tobbio, un record.
L’escursionista gaviese per eccellenza è morto ieri, 30 dicembre, a 81 anni, e mancherà non solo ai suoi famigliari ma a tutti gli amanti del Tobbio fra Piemonte e Liguria.
Sul web c’è chi ha descritto così, anni fa, “Michelino Magnone”: “Esiste invece, al contrario, una sorta di comunità di frequentanti, i puri, i “sublimi maestri perfetti” della tradizione catara, che magari si sono incrociati solo un paio di volte, ma rimangono in costante contatto spirituale, anche attraverso il diario di vetta. Ogni volta che salgo vado a verificare l’ultima presenza di Michele Magnone, che invariabilmente risale al giorno prima o al giorno stesso. Michele lascia pochissimi segni, ma inconfondibili: temperatura, situazione meteorologica, vento. Nessun commento. Sale tutti i giorni, con qualsiasi condizione atmosferica, da un paio di decenni. Un’assenza di quindici giorni, qualche anno fa, era giustificata da un’escursione nel gruppo del Monviso. Si era preso una vacanza. Michele ha stracciato tutti i record, ma non cerca affatto un posto nel Guinnes dei primati, altrimenti sarebbe appagato da un pezzo. Nemmeno aspira ad un ruolo di guru, o ad una visibilità conferita dalla stranezza, anche se suo malgrado ha delle fans che gli chiedono il selfie. Il Tobbio gli è proprio entrato in vena, e un po’ di merito, o di responsabilità, a seconda dei punti di vista, ce l’ho anch’io, perché è con me che ha cominciato a salire, mezzo secolo fa. (https://viandantidellenebbie.org/2018/06/29/centouno-motivi-e-altrettanti-modi-per-salire-il-tobbio/).
I funerali con rito civile si terranno il 2 gennaio presso il Tempio crematorio di Serravalle Scrivia, alle 14.








