Andrea era un “illuminato” che ha raggiunto ciò che cercava

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Non era un ragazzo come tutti gli altri, Andrea. Lo diciamo senza timore di smentita e oltre ogni retorica che si esprime quando ci si trova dinanzi a un fatto inaccettabile sotto ogni profilo, umano o religioso che esso sia, come la scomparsa di un ragazzo. Neppure ci si può trincerare dietro l’altra ancor più cattiva retorica del “certi guai si cercano col lanternino”.

Chi ha conosciuto Andrea Chaves ha avuto da subito l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di veramente grande che superava i grandi risultati che otteneva in qualunque campo si fosse applicato. C’era veramente molto, molto di più. C’era il senso compiuto della ricerca interiore, propria dei grandi personaggi. Pensiamo a quella dei pochi illuminati che abbiano calcato questa Terra. Ecco chi era Andrea: un illuminato a cui non è stato lasciato il tempo di svegliare molte coscienze, forse perché non gli è stato lasciato il tempo di arrivare ai traguardi a cui ambiva. Da chi? Noi “non illuminati” non lo sapremo mai. Non crediamo di avere in futuro la possibilità di conoscere un’altra mente come Andrea. Ciò che faceva non era solo una sfida verso l’impossibile, ma probabilmente puntava alla costruzione dell’Uomo. E Andrea lo ha costruito troppo in fretta per la visione semplice e ingenua dei mortali.

Basterebbero le parole che spontaneamente ha affidato a internet, auto filmandosi nella più assoluta solitudine proprio sulla montagna che avrebbe posto fine alla sua vita terrena.

Dove sia ora Andrea non si sa. Ma da quelle parole nell’immersione del silenzio assoluto uomo – natura che lascerebbe basiti atei e credenti, ci si rende conto che Andrea aveva veramente già raggiunto ciò che voleva. Quelle parole. Non certo scritte prima, ma uscite spontanee dallo stupendo e stupefacente pensiero, dinanzi a uno spettacolo che solo gli illuminati sono in grado di leggere attentamente e capire nel più profondo dei significati. “Qui sopra si vede l’infinito” – aveva detto. Proprio come se avesse finalmente raggiunto ciò che cercava. Per i mortali, con troppa fretta.

La ricerca verso l’alto Andrea l’aveva raggiunta lavorando sulla mente e sul pensiero, attraverso le possibilità fisiche della corsa, della riflessione spirito-corpo delle arti marziali, dello studio della Divina Commedia (non a caso “il libro dei libri” che più di ogni altro sarà sempre attuale nei secoli), nel volo dell’aliante, silenzioso e portatore di immagini e ricordi proiettati verso l’ignoto e verso il futuro. E per ultimo, l’ascesa sulle montagne, dove ha affidato il suo testamento spirituale.

“Sono in mezzo a una bufera di vento e nebbia. Si gela. Non c’è nessuno. Sono da solo sul tetto d’Europa. È un sogno che portavo nel cuore da tanto. Non importa se c’è brutto tempo, se non si vede nulla del paesaggio e di tutto quello che c’è ai miei piedi. Non mi interessa perché dentro al cuore si vede l’infinito, tutto il cielo azzurro, tutte le stelle che mi hanno custodito in queste notti e tutte le montagne lontane che sono sogni del futuro. Si vede tutta la bellezza della vita. Per chi ama davvero la montagna, in questo muro bianco di tempesta si vede tutto questo. E anche di più”.

Non stiamo parlando di un sessantenne al capolinea, dopo le innumerevoli esperienze di vita, ma di un ventunenne. Chissà cosa ha visto, “di più”, Andrea. Ma di certo adesso è felice, consapevole di aver lasciato molto. A noi, piccolissimi mortali, non rimane che interpretarne l’esempio nel migliore dei modi possibile, cercando di carpirne l’essenza più profonda e nella speranza di arrivare a credere che su questa Terra, nulla si muova per caso.