Biciclette e cappelli si incontrano per un viaggio nel tempo

A Novi una mostra sull'evoluzione di questi due oggetti diventati un'icona del territorio alessandrino con la Borsalino che mette a disposizione alcuni esemplari unici

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Il Museo dei campionissimi di Novi Ligure

Se si ricercano due oggetti che possano ben rappresentare la storia della provincia alessandrina, ecco che si possono ritrovare facilmente nella bicicletta e nel cappello. La prima per i campioni che l’hanno utilizzata realizzando vere imprese sportive; il secondo per la storica fabbrica Borsalino di Alessandria, le cui opere hanno girato il mondo facendo conoscere il nome della città.

Ora questi due oggetti si incontrano grazie alla mostra “Storie di Bici e Dintorni” (che sarà inaugurata giovedì 14 settembre alle 18),  organizzata dal Distretto del Novese presso il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure. “Il racconto della bicicletta non è solo sport, ma anche stile, design e cultura” dicono gli organizzatori. Ed è effettivamente così, esattamente come un cappello non ripara solo dal sole o dalla pioggia, bensì è presto diventato un’opera d’arte.

Quest’anno ricorrono poi contemporaneamente il 200° anno dalla nascita della bicicletta moderna, e i 160 anni dello storico marchio alessandrino. Per l’occasione quindi ecco che la mostra unisce i due mondi, che si “accompagnano” in una stora che viaggia nel tempo. La collezione del Museo del Cappello Borsalino ha infatti messo a disposizione esemplari che vanno dal 1900 fino al 1960 che saranno esposti insieme a modelli di biciclette delle stesse epoche. Questo per osservare l’evoluzione dello stile di entrambi questi iconici oggetti, che si tramutano presto in qualcosa di più fino a diventare arte.

“La bicicletta e la storia dellla Borsalino – dicono gli organizzatori – sono legati al territorio sotto molti punti di vista: economico, culturale, sociale e di design, ma anche sotto gli aspetti di innovazione e creatività”. Esempio più lampante di questo doppio intreccio sono le “Borsaline” ovvero le operaie della fabbrica alessandrina che si recavano al lavoro rigorosamente in bici e divennero un mito dell’emancipazione femminile in provincia.