by Federico Luciani

Brava a raccontare favole e brava a estendere il suo impero. Dopo i suoi ultimi acquisti di dicembre, sul web non si parla d’altro. La Pixar nel 2006, la Marvel nel 2009, la Lucasfilm nel 2012 e la 20th Century Fox nel 2017. Quale sarà il prossimo gioiello della corona di casa Disney?

La Disney sembra spietata e incontentabile, ma non dimentichiamoci che se questi accordi son stati stretti c’era interesse da entrambe le parti. Quindi non additiamo la Disney come la cattiva della situazione che intende trasformare tutto il mondo in animali canterini.

Sì, la paura più grande è quella che la Disney confonda il suo stile con quello degli altri fino a rendere tutto uguale e auto celebrativo. L’ultimo caso eclatante è quello di Black Panther (2018) che sembra la copia sputata de Il re leone (1994). È vero, è vero! Pure io che sono un Disney-maniac non ho apprezzato i palesi riferimenti. Ma questo articolo non vuole tessere le lodi, né smontare la grande casa di produzione americana.

Con questo articolo desidero solo mettere in tavola ciò che da un po’ di tempo a questa parte sta accadendo in casa Disney e che, piano piano, sta diventando un grido sempre più forte.

Ma partiamo dall’inizio…

Dall’alba dei tempi (disneyani) le storie raccontate dallo zio Walt erano (liberamente) tratte dai classici della letteratura per l’infanzia, dove il bene e il male erano nettamente distinti. Da una parte il principe con la sua principessa e dall’altra la strega cattiva. Il primo lungometraggio d’animazione del 1937, Biancaneve e i sette nani, ne è il chiaro esempio. Per sapere da che parte stare bastava seguire la voce della coscienza, il classico grillo parlante sulla spalla che inequivocabilmente puntava il suo ombrello sul bene. Non a caso Pinocchio fu il secondo lungometraggio animato e uscì nel 1940.

Con Dumbo (1941) e poi Bambi (1942) lo zio Walt pose l’attenzione sulla crudeltà dell’essere umano che si fa beffa degli animali, ergo dei più deboli. Con l’avvento della seconda guerra mondiale c’era bisogno che i bambini prendessero coscienza di questa dura verità, ma proprio a causa della guerra questo messaggio passò in sordina.

Si dovette aspettare la fine della guerra per far rimettere in moto la macchina dei lungometraggi animati come si deve (quelli a episodi avevano scassato i maroni). Si ripartì con Cenerentola (1950), seguita da Alice nel Paese delle Meraviglie (1951), Le avventure di Peter Pan (1953) e così via… Ma così si ritornò di nuovo alle classiche fiabe con il bene e male ben distinti.

Una domanda e una scintilla

Ecco, però, nel 1981 esce Red e Toby nemiciamici dove per la prima volta viene presentata una sottilissima linea che divide il bene dal male. Come una domanda che cerca una risposta: chi è nel giusto?

All’inizio del Rinascimento Disney (anni ’90) venne portata sul grande schermo una vecchia fiaba francese, con un’idea molto d’impatto: un principe “viziato, egoista e cattivo” che viene trasformato in “un’orrenda bestia” e che grazie a una ragazza impara ad amare e a farsi amare a sua volta. Temi: demolizione dei pregiudizi, il cambiamento, la redenzione, l’amore come medicina. Wow! Che sta succedendo!?

Dopo La Bella e la Bestia (1991) – fatta forse eccezione per Hercules (1997) – ci fu una chiara evoluzione dei villains della Disney: erano pur sempre nettamente diversi dagli eroi, ma più falsi e ambigui (ricalcando le orme del maggiordomo Edgar ne Gli Aristogatti  del 1970).

La svolta

Ma arriviamo al film chiave, il film che rivoluzionò in silenzio la storia della Disney: Koda, fratello orso (2003). Perché questo classico Disney è così importante? Perché porta con sé un messaggio scioccante, che nessun altro film precedente aveva fatto. Ovvero: anche se so di essere nel giusto, per altri posso essere cattivo.

Koda, fratello orso parla di Kenai, un ragazzo inuit che uccide un orso per vendicare la morte di suo fratello. Il caso vuole che quell’orso volesse solo protegge il suo cucciolo Koda. E rieccoci di nuovo a Dumbo e Bambi: il messaggio è lo stesso, ma raccontato da una prospettiva diversa. Il protagonista qui è eroe e cattivo allo stesso tempo.

Pochi anni dopo, sempre distribuiti dalla Disney, uscirono tre film che sviluppavano la stessa teoria in diverse sfaccettature: stiamo parlando di Sky High – Scuola di superpoteri (2005), I Robinson – una famiglia spaziale (2007) e Bolt (2008). In Sky High vediamo la ragazza del protagonista diventare il suo nemico mortale e il suo nemico mortale diventare il suo migliore amico; ne I Robinson il protagonista scopre che il perfido uomo con la bombetta è diventato tale a causa delle sue azioni; mentre in Bolt ci viene insegnato a stare attenti alle storie che gli altri ci spacciano per verità.

Disney 3.0

Qui ricalco e approfondisco un vecchio articolo. I passi si fanno più pesanti con Rapunzel – L’intreccio della torre (2010), dove il bel principe, all’inizio, non è altro che un ladruncolo egoista e (colpo di scena!) non sarà lui a salvare la principessa, bensì il contrario. La figura femminile entra così prepotentemente a scuotere casa Disney. Il sogno “Suffragette a noi!” della signora Banks in Mary Poppins (1964) si fa realtà.

In Ralph spaccatutto (2012) il protagonista è il cattivo del videogioco dove vive, mentre il vero antagonista della storia si nasconde dietro al re del videogioco più zuccheroso. Ralph non vuole essere cattivo solo perché lo dicono le regole del suo videogioco. Scoprirà ben presto che uno non è cattivo solo perché lo dicono gli altri, ma che tutto sta alle azioni che si compiono e a quanto, per questo, si riesce a farsi amare dagli altri. E ritorniamo così alla scintilla anni ’90 de La Bella e la Bestia: stessa storia, punto di vista diverso (“stessa melodia, nuova armonia” cit.).


Io sono un cattivo e questo è bello! Io non sarò mai un buono e questo non è brutto! Io non vorrei essere nessun altro… a parte me.

E ancora…


In fondo non mi serve una medaglia per sentirmi buono. Perché se quella ragazzina mi vuole bene… tanto cattivo non posso essere, no?

 

Nel pluriacclamato Frozen – Il regno di ghiaccio (2013) è la regina Elsa che, non riuscendo a controllarsi, scatena l’inverno sul suo regno, facendosi odiare dai suoi sudditi. Il bello e impossibile principe Hans, dopo aver cantato e ballato con gli occhi a cuoricino insieme alla principessa Anna in pieno stile Disney, si rivela come la persona più egoista che c’è.

In Big Hero 6 (2014) lo stronzo di turno non è il villain che sconvolge l’armonia della città, ma lo è invece la persona più equilibrata e disponibile del mondo. Qui per la prima volta viene mostrato il passato del villan di turno, spiegando così il perché delle sue azioni. Sì, abbiamo sempre saputo che Uncino era incazzato con Peter Pan perché gli aveva tagliato la mano e in seguito l’aveva gettata in pasto al coccodrillo; sapevamo che Malefica ha fatto addormentare Aurora per non essere stata invitata a una festa; che la tigre Shere Khan odiava Mowgli perché l’uomo in passato aveva tentato di bruciarla, ecc…

Ma durante il film non ci avevano mai fatto vedere questi episodi. Perché? Forse perché se li avessimo visti avremmo parteggiato per loro

Proseguiamo con Zootropolis e Oceania, usciti entrambi nel 2016. In Zootropolis il colpevole del mistero che avvolge la città è il personaggio più insospettabile: una piccola e tenera pecorella. Della serie, sono finiti i tempi di Esopo quando i lupi mangiavano gli agnelli: il mostro più terribile può nascondersi dietro anche alla persona più brava di questo mondo. In Oceania il terribile Te Kā non è altro che la bella Te Fiti, ovvero la stessa entità: la madre natura corrotta dall’egoismo dell’uomo.

Parallelamente ai Classici…

La Pixar, che dagli anni ‘90 lavora in stretto contatto con la Disney, nel 2012 partorisce Ribelle – the Brave e anche qui per lei siamo a un punto di svolta, perché Merida alla fine diventa l’ostacolo di sé stessa e paga le conseguenze delle sue azioni. Anche qui, guarda caso, ritroviamo un orso e una principessa controtendenza.

Nel 2015 vede la luce Inside Out e qui la cosa diventa ancora più chiara: noi stessi possiamo essere i nostri più grandi nemici, sta tutto nella nostra testa. E da pochi mesi è arrivato in famiglia Coco (2017), anche qui l’antagonista si nasconde dietro un personaggio acclamato da tutti come un eroe.

La Disney continua il suo discorso anche con i live action. Pensate basta quel personaggio egoista de Pirati dei Caraibi, capitan Jack Sparrow e al suo primissimo rivale, Barbossa. Di quest’ultimo, lungo i film della saga, vediamo proprio una sofferta redenzione fino ad una morte eroica ne La vendetta di Salazar (2017).

Nel 2014 esce Maleficent, la storia della perfida Malefica. In questa versione, scopriamo che è Re Stefano, padre di Aurora, che ha reso Malefica quella che è e che non è stato il bacio del principe Filippo a risvegliare la bella addormentata, bensì quello della strega. Poi l’anno scorso rivediamo La Bella e la Bestia

Disney Channel sforna nel 2015 Descendants e il suo seguito Descendants 2 nel 2017. Di che si tratta? Due film per la televisione, partoriti da Kenny Ortega (padre di High School Musical), dove i protagonisti sono i figli dei più grandi villans. Troviamo la figlia di Malefica, la figlia della Regina Cattiva di Biancaneve, il figlio di Crudelia DeMon e quello di Jafar. Il punto è che questi non vogliono tanto dimostrare quanto sono diversi dai loro genitori, ma nemmeno che sono come i classici eroi senza macchia e senza paura. Desiderano essere semplicemente sé stessi, con pregi e difetti. Vogliono essere accettati per quello che sono. E in una canzone del secondo film dicono esplicitamente:


“Everybody’s got a wicked side” trad. “Ognuno ha un lato malvagio”.

Supereroi e spade laser

Premetto di non conoscere bene i fumetti originali e di amare molto, da profano, il Marvel Cinematic Universe. Però mi sono informato. Nei fumetti, supercriminali come Loki sono davvero cattivi. Sì, col passare del tempo sì redimono anche lì, ma la Disney sta mostrandoli in versione “acqua di rose”.

Non posso non affrontare anche il tema Star Wars, vista la ripresa del franchise da parte della Disney. In Rogue One (2016) l’ingegnere imperiale che ha progettato la Morte Nera è la stessa persona che fa in modo che questa abbia un punto debole per essere distrutta. Nell’episodio VIII Gli ultimi Jedi (2017), film che come ben sappiamo ha spaccato i fans i due fazioni, conferma ancora di più la mia tesi. Prima di questo episodio la luce (gli jedi) e l’oscurità (i sith) sono sempre stati ben separati. Ora, con la storia di Luke Skywalker che cerca di uccidere suo nipote, l’odiosa e fino all’ultimo ambigua generale Amylin Holdo e quella mente complicata di Kylo Ren/Ben Solo, bisogna ammettere che le cose non saranno più essere le stesse.

Once Upon a Time

Dal 1995 la Disney possiede anche il canale televisivo ABC, sul quale dal 2011 viene trasmessa la serie tv Once Upon a Time – C’era una volta. I personaggi delle fiabe più famose sono vittime di un sortilegio oscuro lanciato dalla Regina Cattiva (protagonista indiscussa dello show): ora vivono nel nostro mondo in una cittadina sperduta nel Maine e non sanno nulla sulla loro vera identità. Questa è la trama della prima stagione, quello che verrà dopo sarà un concatenamento di eventi che porterà a un sempre più vertiginoso e alquanto affascinante intreccio delle favole che tutti amiamo fin da piccoli.

Questo per dire cosa? Anche qui ritorniamo sullo stesso argomento, perché i personaggi delle fiabe si nascondono nel nostro mondo… e non solo gli eroi, ma anche i cattivi! Solo che nessuno sa chi è chi. Chiara metafora di quello che viviamo tutti i giorni.

Inoltre un tema chiave della serie è “i cattivi non sono sempre stati cattivi”. In fondo, eroi e cattivi, siamo tutti alla ricerca di un lieto fine. La cosa importante è scegliere la strada giusta per raggiungerlo e solitamente quella più facile è quella che scelgono i cattivi, ma c’è sempre la possibilità per un cattivo di redimersi e di cambiare.

In conclusione

Tante storie, un solo messaggio. Il mondo sta cambiando e con esso i suoi pericoli. Il bene e il male non sono più tipizzati come poteva essere una volta. Bisogna stare allerta. Con questo non si vuol dire ai bambini che non ci si deve fidare più di nessuno, ma che in ognuno, perfino in noi stessi, si può annidare un lato oscuro. Tutto sta alle nostre scelte.



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