La cerimonia per l'abbattimento dell'ultimo diaframma della galleria del Terzo valico Serravalle Scrivia

Un bel contributo al mancato avvio del processo a uno dei filoni principali dell’indagine Amalgama ce lo hanno messo i magistrati di Alessandria, i quali hanno impiegato tre anni per decidere che non competeva a loro giudicare i 27 indagati accusati, insieme a 9 imprese, fra cui il consorzio Cociv, accusati a vario titolo di corruzione, tentata estorsione e associazione per delinquere. Il giudice per l’udienza preliminare (gup) di Bolzano ha infatti stabilito il non luogo a procedere per tutti. L’indagine era venuta alla luce nel 2016 quando, in vari cantieri in diverse regioni, scattarono gli arresti richiesti dalle procure di Genova e Roma. Coinvolto anche il Terzo valico dei Giovi: dalle indagini, fatte attraverso intercettazioni e l’uso telecamere, veniva fuori un “sistema”, come venne indicato nell’ordinanza di custodia cautelare, fatto di tangenti e pagamenti di escort per ottenere appalti e sub appalti, oltre a mancati controlli nei cantieri in cambio dell’assunzione di persone vicine al “sistema” e dell’affidamento di lavori a imprese anch’esse legate a certi personaggi. A capo della “cricca” vennero indicati Giampiero De Michelis, che fino all’arresto era il direttore dei lavori del Cociv, e Domenico Gallo, secondo carabinieri e Guardia di finanza che condussero le indagini, uomo vicino alle cosche della ‘ndrangheta. La coppia brindava con spumante in un bar di Ovada ogni volta che portava a casa i risultati attesi, sempre secondo quanto emerse all’epoca.

L’impianto della Breakout di Silvano

Dal 2019 è partito il tour fra i gup per stabilire chi dovesse decidere se mandare a processo o meno gli indagati. Il giudice di Bolzano si è detto non competente tre anni dopo gli arresti, rimandando gli atti ad Alessandria, qui il gup ha detto la sua solo nel 2022, sostenendo la stessa tesi del collega e inviando tutto alla Cassazione per dirimere le questione. I giudice romani si sono pronunciati lo stesso anno: toccava al gup di Bolzano decidere poichè “nel circondario di Bolzano…il 3 settembre 2015 è stato commesso il più grave reato per induzione indebita a dare o promettere utilità”. Il riferimento era a un contratto da 90 mila euro per la fornitura di analisi di laboratorio tra la Oberosler, che aveva ottenuto dal Cociv l’appalto per il cantiere di Libarna, a Serravalle Scrivia, e la Tecnolab, riferibile, secondo l’indagine Amalgama, a Demichelis e Gallo.

Trascorsi altre tre anni, il giudice altoatesino ha emesso sentenza di non luogo a procedere per tutti, in parte per prescrizione, anche grazie alla riqualificazione dei reati, in parte perché il fatto non sussiste, come nel caso di Girolamo De Masi, difeso dall’avvocato Antonio Francesco Catanzariti. Gli altri indagati erano Enrico Conventi, Guglielmo Cuzzocrea, Giampiero De Michelis e la figlia Jennifer De Michelis, Giuseppina Gallo, Riccardo Pedrazzi, Luca Raffaelli,  Claudio Sergiacomo, Andrea Marchetti, Mariano Aprea, Claudio Baschieri, Pacifico Belli, Mario Berti, Paolo Brogani, Franco Ceprini, Lucia Ceprini, Fausto Cioci, Riccardo De Blasi, Giuseppe De Sensi, Michele Firpo, Antonio Picca, Vincenzo Spagnoli ed Enrico Maria Taddei. Infine, Michele Longo ed Ettore Pagari, ex dirigenti del Cociv, e Giandomenico Monorchio, figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio.

Prosciolte anche le società Oberosler Cav. Pietro, Tecnolab, Breakout, Grandi Opere Italiane, Berti Sisto & C. Lavori Stradali, Pisamover, Consorzio COCIV, Reggio Calabria – Scilla, Ceprini Costruzioni. Disposta la restituzione del denaro sequestrato a Domenico Gallo.