15 km. Questa è la distanza dal centro di Novi Ligure a quello di Arquata Scrivia. Una distanza che in auto si percorrerebbe, con una velocità media di 50 km/h, in meno di un quarto d’ora. Peccato che allo stato attuale della viabilità ce ne voglia più del doppio. Chiaramente non aiuta attraversare il “budello” di Serravalle Scrivia, ma se a questo problema ormai storico andiamo ad aggiungere le 3 rotatorie nuove realizzate (o in realizzazione) per il lavori del Terzo Valico allora tutto torna.

La rotatoria nasce come decongestionante del traffico e come metodo per abbattere gli incidenti stradali ed effettivamente funziona. Peccato che sia utile negli incroci con un alto flusso e se andiamo a realizzarne una dove non ci sono incroci si ottiene l’esatto effetto contrario, ovvero un rallentamento del traffico laddove non serve. Se poi analizziamo i metodi di lavoro qualche altra perplessità nasce.

Partendo da Arquata Scrivia, troviamo la nuova gigantesca rotatoria posta all’incrocio fra la ex SS 35 e via Gramsci (ovvero la strada che conduce a Vignole Borbera). L’incrocio non è mai stato dei più “felici”, ma la rotatoria realizzata in pendenza è un piccolo capolavoro di ingegneria che costringe chi deve recarsi verso Novi-Serravalle ad una sorta di curva parabolica al contrario, dove la pendenza è tutta all’esterno della carreggiata.

La rotatoria fra via Gramsci e l’ex ss35

Proseguendo si arriva alla seconda rotatoria, poco prima dello stabilimento “La Suissa”, anch’esso realizzato per l’utilità unica del Terzo Valico. La ex SS35 infatti qui scorreva rettilinea, conducendo all’abitato di Libarna senza dover affrontare la “rotonda” che qui dimostra come, se realizzata dove non serve possa diventare persino deleteria (ad esempio per l’inquinamento comportato dal rallentamento, il cambio di marcia e la ripartenza) e che è rimasta per settimane con un fondo stradale di tipo rallystico, finché (bontà loro) è stato sistemato.

Arquata Scrivia, la rotatoria vicino alla zona “Campora”

Ma il caso che lascia sbigottiti è quello della Libarna, dove da mesi gli operai lavorano per realizzare quella che sarà un’altra opera d’alta ingegneria. Per farlo si è reso necessario restringere la carreggiata con dei divisori di plastica, solitamente riempiti d’acqua o di sabbia, che hanno formato un muro basso che ha ristretto la strada, praticamente non segnalato nè con luci intermittenti, tantomeno con catarifrangenti. Perciò chi abitulamente percorreva quel tratto di strada, si è ritrovato a dover sterzare all’ultimo momento per evitare la collisione con i divisori suddetti. La notte poi, il colore rosso scuro non aiuta certo a renderli più visibili.

Lavori in corso a Libarna

D’altronde funziona così, bisogna costruire, per poi demolire e ricostruire, solo così gira l’economia. Come con la SS35 ter, realizzata a tempo di record fra Serravalle e Novi, che permetteva (e ora permette di nuovo) di dimezzare i tempi di percorrenza fra le due città, ma in cui per mesi e mesi il traffico era bloccato dal restringimento di carreggiata per i lavori nel Basso Pieve, iniziati poche settimane dopo l’inaugurazione di un’opera costata 18 milioni di euro. Oppure come via Unità d’Italia, realizzata nel 2011 dal Comune di Arquata Scrivia e chiusa da mesi proprio per la costruzione della rotatoria. Il problema? I realizzatori dell’opera non erano a conoscenza dell’esistenza di quella via, tanto che nel progetto iniziale della rotonda non era presente.

Viale Unità d’Italia, Arquata Scrivia

Ma non c’è da preoccuparsi, sul sito della grande opera, questi lavori vengono denominate  genericamente “riqualificazioni” o “adeguamentinessuno ha mai scritto che sarebbero state in meglio.