Omicidio Garritta. Arrestata a Ovada una giovane donna

Non è ancora chiaro il movente del delitto

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I carabinieri di Alessandria e Acqui Termine, al termine delle indagini sull’omicidio di Massimo Garritta, 53 anni,  il cui cadavere, come si ricorderà, era stato rinvenuto in un campo nel comune di Ovada nel primo pomeriggio del 1° gennaio hanno fermato questa mattina una ragazza Aurela Perhati, 24enne cittadina albanese da anni residente ad Ovada con la famiglia, quale presunta autrice dell’omicidio.

Il cadavere di Garritta era stato scoperto da un passeggero del treno regionale in transito sulla Genova – Acqui Terme, che aveva scorto il corpo inanimato dell’uomo nel terreno a ridosso della ferrovia, nei pressi delle strada provinciale del Turchino.  Sul posto erano arrivati i Vigili del fuoco, i sanitari del 118 e i carabinieri e il medico legale a cui era parsa subito chiara la natura violenta della morte della vittima, immediatamente identificata perché già nota all’Arma locale quale tossicodipendente. Le indagini coordinate dal pm Eleonora Guerra  hanno consentito di ritenere come la morte violenta di Garritta fosse stata determinata da un’auto proprio nel campo dove giaceva il cadavere.

In particolare, nel corso dei rilievi tecnici sugli indumenti che indossava la vittima erano rimasti impressi in modo eccezionalmente nitido alcuni caratteri alfanumerici ed un marchio di fabbrica, che successivamente sarebbero risultati riconducibili ai caratteri identificativi di un tipo di marmitta montato su diversi modelli del gruppo FCA, tra cui la Lancia Y. Questi indizi, oltre alle telecamere installate in citta e due testimoni che collocavano a vittima a bordo di una Lancia Y di colore scuro guidata da una donna, hanno permesso di individuare l’auto dell’indagata, individuazione confermata proprio dal seriale stampigliato sulla marmitta di quello stesso veicolo. Inoltre, il disegno degli pneumatici montati sulla Lancia Y corrispondeva a quello rilevato nel corso degli accertamenti tecnici sul luogo del delitto.

Nel frattempo i tecnici hanno controllato il traffico telefonico di tutte le utenze della ragazza e degli altri membri della sua famiglia. L’indagata nella notte ha infine confessato  nel corso dell’interrogatorio dinanzi al P.M., che ha provveduto al fermo.

Non si conosce tuttavia ancora l’esatto movente,  per quanto si possa supporre sia legato alle condizioni di vita condotta da entrambi.