In un anno e mezzo i il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini non ha trovato il tempo per rispondere all’interrogazione che riguarda la morte dell’operaio Salvatore Cucè, avvenuta nel febbraio del 2023 nel cantiere del Terzo valico di Voltaggio. L’esponente della Lega, solitamente prolifico di dichiarazioni sulle Grandi opere, come il Tav, il ponte sullo Stretto e per all’appunto il Terzo valico dei Giovi, stavolta è rimasto in silenzio di fronte alle domande presentate in Parlamento dalla deputata Chiara Gribaudo (Pd), che nel novembre del 2024 aveva interrogato Salvini sulla sicurezza nel cantiere della Val Lemme. All’epoca era infatti stata resa nota la presenza di una grande quantità di gas nel tunnel in corso di scavo a Voltaggio con ulteriori timori per la sicurezza del lavoratori. Cucè era infatti morto a causa di un’esplosione causata dalla presenza di gas.

Gribaudo chiedeva proprio “quali iniziative specifiche di competenza siano state adottate per prevenire il ripetersi di tragedie come quella che ha causato la morte del signor Salvatore Cucé”, una “verifica straordinaria delle procedure di sicurezza nel cantiere, con particolare attenzione ai sistemi di monitoraggio delle esalazioni di gas” e “iniziative per garantire un più efficace coordinamento tra i vari soggetti coinvolti nella catena degli appalti, al fine di assicurare che le esigenze di sicurezza non vengano subordinate a logiche di contenimento dei costi”. Un anno e mezzo dopo la presentazione dell’interrogazione la risposta non è ancora arrivata. Nel frattempo, la Procura di Alessandria ha chiuso le indagini sulla morte di Cucè rilevando proprio gravi carenze dal punto di vista della sicurezza, a cominciare dall’uso di utensili non adatti a prevenire scintille e dall’assenza della rilevazione del gas stesso da parte dell’impresa incaricata.








